L’ultima alba

24 Set

Avevamo perso il pullman della notte.
Ricordi? Stavamo tornando da non so più dove.
Davanti a noi un rotolo di chilometri per arrivare fino a casa.  Il sonno ci rilassava le guance e le spalle, oscillavamo in una camminata morbida. Il mio viso tradiva fatica e tu mi chiedevi se ero stanca. Io mi arrabbiavo e ti dicevo che avevi due occhi di vantaggio sul resto del mondo. Occhi turchini in caduta libera su ogni nuova esperienza. Ti piaceva farmi arrabbiare. Volevi prendermi in  braccio, a tutti i costi. Mi venivi incontro, a braccia tese. Ma io non volevo sentirmi malata.
Comunque mi  facevi ridere,  sai?  Anche se avevo fame. Fame come non mai.

La strada era come l’arcobaleno, brillava sotto la pioggia, e tu temevi il mal di gola.
Mi chiedevi le caramelle. Io non ne avevo caramelle, le vietavano a scuola di danza e tu lo sapevi.
Ci scaldavamo ballando lungo la strada. Tu riuscivi anche a cantare, io avevo troppo freddo. Battevo i denti. Ma tu non avevi mal di gola? Cazzo, cambiavi idea ogni cinque minuti. Ti amavo da morire. Quella notte avvertivi qualcosa. Già sapevi. Presagivi. Ti interrogavi sull’eternità. L’eternità del non esserci più. Di chi muore per sempre. Io non avevo voglia di pensarci. Pensavo fosse riferito a me, non ti ascoltavo. Non potevo sapere che l’alba che stava per arrivare sarebbe stata una delle tue ultime albe.

Cambiavo discorso. Ti chiedevo di tua madre, di tua sorella, di Molly, della Ostino e della Ballor della 3^ A, di Simona, di Silvia, di Fra,  di Michele, di Laura e di George Michael che alla radio chiamavamo sempre Michael Jackson, quanto ci faceva ridere. Ma tu non volevi saperne. Volevi soddisfare la tua sete d’eternità. Forse fino a farne parte. Intanto il cielo si preparava ad accogliere la nostra ultima alba insieme.

Se ci ripenso, e ci ripenso, non avrei avuto fretta di tornare a casa. Come potevo sapere? Non c’è un campanello per scandire gli ultimi minuti insieme, per consacrarli con la giusta importanza. Quello che c’è, in realtà, è già quello che resta. Il ricordo. Il ricordo di chi si appoggiava a te, quel giorno, nel sole nascente. Il ricordo di chi aveva solo 21 anni e voglia di fare l’alba tutte le notti.

A.F. Aprile 2001

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Una Risposta to “L’ultima alba”

  1. anonimo 23 aprile 2009 a 5:59 pm #

    Good words.

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