Archivio | luglio, 2013

Per la rubrica Sfashion Blogger: l’outfit perfetto 1- L’IMPORTANZA DELLA SEDIA.

30 Lug

Eccoci tornati con la rubrica Sfashion Blogger. 

Oggi vorrei parlarvi di un oggetto che sta molto a cuore agli Sfashion Blogger di tutto il mondo: LA SEDIA.

La sedia è la migliore amica per eccellenza, l’alleata numero uno, la stella del mattino. La sedia è quel posto in cui si reperiscono vestiti non ancora eccessivamente stropicciati e sufficientemente puliti. 

Ogni Sfashion Blogger ha la propria tecnica. 

SEDIA MANIACALE:  quella sedia su cui tutto è riposto con estrema cura. Magliette e maglioni sullo schienale, pantaloni piegati sulla seduta e il resto degli indumenti impilati dal più largo al più stretto. 

SEDIA A MUZZO:  quella sedia su cui campeggia una palla di vestiti, spesso confusi tra sporchi e ancora puliti. 

SEDIA MISTA: quella sedia che ha lo schienale con gli abiti ancora puliti e in un certo senso ordinati e la seduta che ha subito un’esplosione nucleare di calzini, magliette e altri indumenti usa e lava. 

Gli Sfashion Blogger professionisti si avvalgono dell’intero divano per depositare il look di intere settimane. 

Ogni sedia può regalare l’outfit perfetto per la giornata, perché ogni Sfashion Blogger sa come scegliere l’indumento ancora dignitosamente indossabile. Generazioni di sventolatori, annusatori, accarezzatori, tiratori, spruzzatori, e tutti coloro che riuscite a immaginare purché il nome finisca con “…tori”, sanno che ogni indumento non merita solo una volta e via*. Perché? Ovvio, perché se fosse altrimenti non esisterebbero le sedie. 

 

*fatta eccezione di alcuni capi specifici, tipo mutande, altro intimo e t-shirt.

 

 

 

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Educazione montanara.

29 Lug

Quel momento in cui, dopo ore di scarpinata sotto il sole cocente con paranoia pendenza tapis roulant level tamarro max, paranoia umidità del 99,9% che nemmeno  nella foresta amazzonica, paranoia scottature, paranoia disidratazione, paranoie vipere, paranoia pipì all’aria aperta, paranoia ricerca posto ideale per pipì all’aria aperta, paranoia “uso o non uso il fazzoletto di carta dopo la pipì all’aria aperta?”, paranoia calorie bruciate, paranoia piaghe dietro il tallone causa scarponi pesanti, paranoia fame atroce che inizia a 5 minuti dalla fine della colazione, paranoia “oddddio stamattina non sono andata in bagno”, paranoia insetti, paranoia fulmini, paranoia storte, paranoia cinghiali e paranoia che ti colga, nel nulla, qualche strana paranoia, il passante giulivo e gioviale, che arriva fresco come una rosa nel senso opposto, ti guarda compiaciuto e dice tutto trallallerolloso:

“Buongiorno!”

Ma vaffffffff….

Post dedicato al Beso e alla sua infinita pazienza con Selvaggia “rompipalle” Scocciata. Grazie della sopportazione anche quando non sono proprio trallallerollosa. 

Predica bene e RUZZLE male.

25 Lug

Ed è un casino, se di mestiere fai il copywriter. Copy per gli amici. 

La gente da te si aspetta tantissimo. Solo perché per campare scrivi le stesse parole che i “non copy” normalmente dicono a voce. Però no, per il copy non c’è nessuna pietà.  .  

Partite impeccabili, numeri da capogiro, distanza di trascinamento da oro alle Olimpiadi… è uno stress pazzesco!

Come minimo devi tirar su tra le 55 e le 60 parole. Anche se 70 è proprio “cool”.

Su ogni parola devi trovare tutti  i diminuitivi, anche quelli che esistono solo secondo Ruzzle e di cui non vi è traccia sulla grammatica italiana. 

Devi scovare parole difficilissime, meglio se in disuso e desuete tanto quanto la parola “desuete”. 

E, come se non bastasse, devi essere veloce come una scheggia in quel paio di minuti concessi dal giochino infame. 

Fortuna che esistono gli avversari casuali con cui rilassarsi nell’anonimato*. 

*credevo io fino a mezz’ora fa quando sono stata pescata e riconosciuto anche lì dalla mia cuginetta che è peggio di un detective.

Affidarsi allo specialista.

23 Lug

Selvaggia: Mi ha detto che sono affaticata e stressata. E che devo fare solo il minimo indispensabile. 

Mamma: Il dottore ti ha detto questo?

Selvaggia: No, Paolo Fox. 

Chiariamo una cosa.

22 Lug

Non è vero che il lunedì odio tutti. Odio un numero preciso di persone.

A.A.A.HAHAHAHA!

19 Lug

Ho appena ricevuto un messaggio “job alert” con il seguente annuncio:

“Cercasi stagista con almeno due anni d’esperienza nel settore.”

E io che credevo che lo stage servisse proprio per fare la prima, anzi primissima, esperienza in un determinato settore.  

Vi risparmio il settore: una ciaparattata pazzesca!

E vissero tutti sfruttati e scontenti. 

Per pensare è necessario avere un cervello.

14 Lug

Calderoli:”Vedo Kyenge e penso a un orango”.
Uahahhahahah! Da quando Calderoli pensa?

Il piccione suicida.

12 Lug

Da un po’ di tempo trovo sulla mia strada una nuova specie di piccione: il piccione suicida. Ah, quando dico “sulla mia strada” intendo proprio sulla strada asfaltata che percorro in macchina da casa mia al mio posto di lavoro. 

Sono lì, come ogni mattina, ovviamente in ritardo, guido da ritiro immediato della patente cercando di fare attenzione a un numero di cose infinite, quando… una cricca di piccioni invade la mia carreggiata, unica carreggiata. 

“Adesso si spostano” – penso. 

“Vedrai, ora si spostano” – ripenso.

Clacson. Ri-clacson. Clacson che manco se l’Italia vince i Mondiali…. 

Nulla. Ok, a questo punto si tratta di un suicidio di massa. Mi spiace, davvero, a differenza della maggior parte degli umani, io non desidero nemmeno la loro estinzione… 

Va beh, dai, freno. Magari si spostano. Fermi, io e loro. Ancora un po’ clacson. Nulla. 

Basta, a tutto gas. 

Chiudo gli occhi, temendo un pasticcio di piccione sotto le ruote. 

Apro gli occhi e cosa vedo? Dieci piccioni che corrono terrorizzati verso il ciglio della strada, in una traiettoria da sbronzi, completamente in confusione, mentre sbattono pure un po’ tra loro. .

“Ce la faccio, ce la faccio, ce la faccio…” (immagino i pensieri del piccione più vicino al parafango della mia auto, mentre vengo colta da pena lancinante nei confronti di queste bestiole pentite che hanno cambiato idea e hanno deciso di non suicidarsi più. Ok, va tutto bene. Siamo tutti felici. C’è solo una cosa che ancora non mi torna, il dilemma quotidiano, la domanda delle domande: 

Ma volare? No?

 

 

 

 

 

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