Archive | febbraio, 2014

Ma quanto erano incoscienti i genitori negli anni 80?

28 Feb

Chi aveva il seggiolino per l’auto nel 1980? Io sicuro no. Anzi, mi facevo Torino – Marsala sulla Regata Weekend dormendo sdraiata sul sedile posteriore, senza cintura, o altri marchingegni, a parare l’eventuale caduta. Naturalmente ringrazio i miei di non avermi fatto fare 22 ore di viaggio sul seggiolino, perché mi sarei ritrovata l’osso sacro conficcato nell’amigdala. Grazie pa’! 

E il casco in bici? A me sul seggiolino mi ci mettevano in questo caso, soprattutto quando andavo a Valfenera, in campagna, ma il caschetto? Il caschetto, secondo me, nemmeno c’era. Era una di quelle cose per chi ci sapeva andare bene in bici.

Poi c’erano i pattini. Lì non solo non esisteva il casco, ma nemmeno ginocchiere e paragomiti. Nel mio ginocchio destro c’è ancora un granello di asfalto, sapientemente impiantatosi nella rotula dopo una caduta. Ci sono affezionata. 

Vogliamo parlare dei parangoli gommosi ai tavoli? A ogni starnuto lasciavo il naso sugli spigoli, e i miei possono confermarlo, ma questo non ha mai fatto passare per la testa a nessuno di coprire con gommapiuma o altro gli angolini insidiosi. 

Per non aprire il capitolo piscina, mamme e poggiapiedi portatili  per non mettere i piedi a contatto con il pavimento. Ai miei tempi, se non avevi avuto almeno 3 verruche per piede non eri nessuno. Era come la sifilide ai tempi di Nietzsche.

Per finire poi con il capitolo torte. Quanto era bello quando qualcuno a scuola compiva gli anni e portava “quella torta” che solo “sua” mamma faceva. Adesso è vietato introdurre alimenti non confezionati con ingredienti a fronte. Vuol dire che ogni compleanno sa di Banderas e culo di Rosita

Ma erano davvero incoscienti o erano semplicemente più liberi da tutti i bisogni e le responsabilità imposte dalla società? 

Grazie allo SMC (http://losmc.wordpress.com) per aver ispirato questo post durante una brillante conversazione a base di Fassone e future conquiste della Kamchatka.

 

 

 

 

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Miti che non muoiono perché li credevamo già morti.

11 Feb

Miti che non muoiono perché li credevamo già morti.

Sui vari social impazza, come ogni giorno, la notizia del giorno. Solo che la notizia del giorno non è “è morta Shirley Temple”, ma ” Perché? Shirley Temple era ancora viva?”.

Per una volta la rete non ha espresso il proprio cordoglio con frasi come “addio Nelson Mandela, eri il mio attore preferito”, ma si è limitata a esternare il proprio stupore nell’apprendere che l’attrice in realtà fosse ancora viva.

Chissà perché la ricordiamo solo bambina? Forse perché contrariamente a Pippi Calzelunghe, lei non si è mai data al porno? Bah, comunque, voglio dire due parole alla bella riccioli d’oro d’America.

Shirley, guarda il lato positivo, hai evitato status tipo:

– la morte ti ha strappato prematuramente.

– avevi tutta la vita davanti.

– pensa quanto saresti stata bene con lo shatush rosa.

– ma i tuoi ti costringevano da piccola?

– sicura che non eri il pupazzo di un ventriloquo?

– ciao Cicciolina, mi mancherai tanto.

Ammettilo dai, poteva andare peggio. Potevi finire nell’ottavo adattamento di Candle in the wind.

Nella foto, la stessa Shirley colta da stupore a causa della notizia.

Video

Animali pucciosi.

7 Feb

Poi non dite che non posto mai video di animali pucciosi.

E nei commenti vi metto un video ancora più puccioso. 😉

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Prendi l’arte e mettila da parte.

6 Feb

Prendi l'arte e mettila da parte.

Diciamoci la verità, l’arte nelle scuole dell’obbligo è stata sempre penalizzata. Professori scazzati, alunni più scazzati dei professori e laboratori tristi e spogli con tempere secche, pennelli spelacchiati e grembiuli stuccati di colore incrostato.

Nonostante questa cruda constatazione, vi assicuro che ci sono almeno sette buoni motivi per non perdere l’insegnamento dell’arte nelle scuole. Eccoli qui.

1- Siamo italiani e siamo circondati d’arte, credo più o meno il 65% del patrimonio mondiale. Un giorno sulla nostra strada potrebbero palesarsi turisti o turiste da delucidare su un monumento, una chiesa o un palazzo. Insomma, non possiamo perdere l’occasione di rimorchiare la bella americana sprovvista di nozioni o l’australiano sorridente e confuso.

2 – Ricordiamoci che siamo sempre italiani e il nostro inglese fa schifo. Non bruciamoci l’opportunità di conversare sugli autori e sulle opere che non necessitano di traduzione. Monna Lisa al massimo diventa Mona Lisa.

3 – Per le donne, l’uso dei colori e dunque del trucco inizia alle medie. Senza arte non sapremo più mischiare i colori primari e ci ritroveremo truccate come Jigsaw. Per gli uomini, beh… voi con gli accostamenti cromatici avete sempre fatto un po’ pena.

4 – Non riusciremo più a dare le forme alle cose. Non sapremo più nulla di cubi, trapezi e sfere. Sappiamo tutti che per gli uomini è indispensabile descrivere agli amici la forma del sedere di una tizia appena conosciuta.

5 – Gli artisti di arte contemporanea non potranno più cimentarsi in roba orrenda perché “ormai la bellezza è già stata rappresentata” e dunque assisteremo all’estinzione di mostre e vernissage che si tirano dietro mega festoni paura con open bar.

6 – Non avremo più i meravigliosi servizi di Repubblica in cui l’artista di turno riproduce la Venere del Botticelli con i chewingum masticati.

6 – I bambini non sapranno più perché le Tartarughe Ninja hanno nomi umani e desueti.

7 – Anche la zoologia andrà a puttane. Non sapremo più distinguere un cane da un ermellino, come dimostra la campagna in foto.

Non trovate che siano tutte ottime ragioni per non perdere l’arte nelle scuole? Chiunque voglia aggiungere un ulteriore punto è il benvenuto. Io volevo arrivare fino a 10.

10 anni di Facebook.

4 Feb

 

10 anni di voyeurismo.

10 anni di LIKE per giustificare il voyeurismo. 

10 anni di profili bloccati per evitare i voyeur. (Allora perché ti metti sui social?)

10 anni di “parteciperò” per invogliare gli stalker a seguirti. 

10 anni di “in una relazione” per scoraggiare gli stalker

10 anni di “blocca” per bloccare gli stalker. 

10 anni di amici che se li vedi per strada cambi lato. 

10 anni di compleanni ricordati, anche se non ricordi chi siano quelle persone di cui ti stai ricordando il compleanno.

10 anni di commemorazioni pubbliche di defunti famosi. Caro Philip Seymour Hoffman, se fossi morto un giorno dopo saresti stato scalzato dal compleanno di  Facebook. 

10 anni di condivisioni online, ma non provare a fottermi una patatina dal piatto quando siamo insieme. 

10 anni di foto inutili, brutte, di cani, bambini, pizze, piatti di cibo, cupcakes, sport estremi, monumenti, birre al tramonto, tramonto, birra, vacanze, gambe davanti al mare, foto negli occhiali, negli specchi, nelle vetrine. Instagram.

10 anni di selfie che hanno reso gli sfigati che si scattano da soli dei blogger.  

10 anni di tag crudeli su facce orrende e avvinazzate, ascelle pezzete, canala di culi, etc…

10 anni di bimbiminkia che però tanto minkia non sono perché con le loro pagine fan tipo “le papille del cuore” hanno generato milioni di euri. 

10 anni di status per dire alle persone quello che non riusciamo a dire in faccia. 

10 anni di chat in cui è un attimo creare l’incidente diplomatico. 

10 anni di “ma come cacchio ho fatto a passare così gli ultimi 10 anni?”.
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