Archivio | dicembre, 2015

L’ultimo dell’anno e la sindrome di Brigitte Bardot Bardot.

31 Dic

E siamo giunti, con una fatica epocale, alla fine di questo pazzo pazzo pazzo, e pure un po’ bastardo, 2015.

Da vera blogger molto fashion vi scrivo da un bistrot parigino mentre sorseggio un tè esotico aromatizzato con una corteccia d’albero in via d’estinzione.

No, non è vero. Non sono in un bistrot, sono solo da Starbucks perché la connessione di casa fa cacare. E non sto bevendo un albero protetto, ma un caffè che fa cacare più della connessione di casa.

Comunque, sentivo il bisogno di scrivere un’ultima fanfaluca e di condividerla con voi fortunelli.

Pensavo che per la prima volta in vita mia, l’ultimo pensiero dell’anno non va alla paura di finire in un trenino, allo scoccare della mezzanotte, mentre delle persone su di giri cantano con la cravatta legata in testa “Brigitte Bardot Bardot”.

Quest’anno penso solo che sono molto felice di festeggiare a Parigi e con Parigi che, nonostante la diffidenza, è presa da mille preparativi e dalla voglia di divertirsi. Certo ogni tanto, random, finisci giacca aperta e mani nello zaino, ma come mi fa riflettere Beso: nulla di personale.

Selvaggia: al supermercato mi hanno perquisita 2 volte. In entrata e in uscita. Ho la faccia da terrorista?

Beso: tranquilla, hai solo la faccia da terrona.

Buon anno da qui. 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lettera di una pole dancer a Babbo Natale.

24 Dic

Caro Babbo Natale,

non ti ho mai scritto la wishlist quando ero piccola, forse perché non ho mai desiderato nulla ardentemente. Se per te non è un problema rimedierei adesso, a 33 anni suonati.

Per esempio, questo Natale vorrei una nuova pelle. Non è una metafora per dire che vorrei tirar fuori da me una nuova me, eh. Vorrei proprio un’altra pelle, meno secca e più grippante: per stare meglio attaccata al palo, capisci? Sono sicura di sì.

Vorrei quei trick che non sono in grado capire e anche quelli che non ho la forza di accettare. Tipo quelli che fanno un male fotonico. Presente? Certamente qualche altra poler te li avrà già chiesti in passato. Probabilmente piangendo.

Se poi non è troppo disturbo, aggiungici due verticali. Una al palo e una no. Vedi, sono una persona ragionevole. Ah, apprezzerei anche un paio di movimenti d’anca, tipo exotic. Chessò… fatti un giro su you tube!

Poi, visto che ci siamo, sarebbe gradita anche un po’ di flessibilità.   Vorrei il ponte e lo scorpione, ma anche il piccione, il pesce e il tuca tuca cincillà. Ok, non è una posizione di yoga.

Visto che vieni apposta, porta anche quei due o tre workshop del cuore, il pole camp a St Maarten e qualche completino per poterci andare.

Lo so ti sembrerò esagerata e forse un po’ egoista, ma non ti ho mai chiesto nulla a parte Barbie Luci di Stelle. Ora ti lascio, hai tempo solo fino a stasera. E non dimenticarti la spaccata, o credi che per quella serva un miracolo? Nel dubbio, scrivo anche a Gesù Bambino.

Questo post è il mio regalo di Natale per  Francesca, Federica, Valeria, Noemi, Irene e Alberta. Vi voglio bene, belle poleastrelle rotanti.

 

Pole natale

 

 

Natale senza canditi.

21 Dic

Chi mi conosce lo sa, mangiare una fetta di panettone tradizionale insieme a me è uno stillicidio: posso impiegarci tra i 25 e i 45 minuti, dipende dalla concentrazione di corpi estranei all’interno dell’impasto. Canditi e uvetta, ma soprattutto uvetta, mi mandano ai pazzi. La pelle mi salta via dalle braccia se per caso mi finisce un chicco di uvetta in bocca. Così, negli anni, ho affinato la tecnica “separatista” che mi permette di separare quelle fastidiose presenze dalla pasta.

Questa non è la classica storia della ragazza schizzinosa che non mangiava i canditi, bensì è la mia metafora di famiglia. O meglio, delle mie famiglie. Ogni anno a Natale qualcuno è panettone e qualcuno è candito. I vecchi rancori si risolvono escludendo i canditi dalla propria fetta di famiglia e così, per quei giorni, sono tutti contenti.

Ma cerchiamo di essere realisti, c’è davvero gusto in quella fetta crivellata? Non lo so, a volte dopo aver mangiato un pezzo di panettone sforacchiato ho come la sensazione di non aver mangiato il dolce. Resta solo tanta insoddisfazione e quel senso di chi si sente inconcludente, perché puoi sforzarti quanto ti pare per escludere i canditi dal panettone, ma la verità è che non riuscirai mai a liberarti veramente di loro. Rappresenteranno sempre qualcosa con cui fare i conti, in tutte le feste a venire.

Beh, quest’anno voglio cambiare le cose, scelgo di risolvere una volta per tutte questa storia dei canditi. Non proverò a mandarli giù con la forza. Penso piuttosto che cambierò ricetta, proprio come fecero i lungimiranti pasticceri che negli anni ’90 introdussero le gocce di cioccolato.

Sì, cercherò di trasformare i miei canditi in gocce di cioccolato, perché non ho più voglia di perdere tempo con una fetta di panettone, non ho più voglia di sporcarmi le mani.

Buone Natale, ragazzi. 

 

 

Le donne sbattono i biscotti.

15 Dic

Almeno le donne che conosco, me compresa, sbattono i biscotti prima di pucciarli in qualsiasi tipo di bevanda.

Non è un rito, lo definirei più un’idiosincrasia socialmente accettabile. La donna contemporanea estrae il biscotto dalla confezione in punta di dita, partendo sempre da quelli già rotti, e successivamente, dopo aver avvicinato il biscotto alla tazza, con due colpetti veloci degni di un picchio, bussa sempre due volte. Questo provoca la perdita di buona parte delle briciole appiccicate al tanto anelato biscotto, nonché fastidio profondo nell’uomo che si trova nei paraggi.

Grazie ai miei studi ho potuto formulare interessanti teorie in proposito:

  • reminiscenze infantili dovuti a biscotti troppo “inzupposi” che esplodono al contatto con i liquidi diventando papponi per cani in un amen;
  • perfezionamenti di colazioni a letto in cui è necessario eliminare anche la briciola più insignificante;
  • azione ancestrale basata su rudimenti di codice morse che avrebbe permesso alle donne di parlare già appena sveglie al mattino.

Tuttavia, non sono ancora certa che la mia esplorazione in materia sia terminata, quindi sarà gradita qualsiasi altra teoria o testimonianza in proposito.

Sto ancora cercando di rispondere ai seguenti quesiti: come mai alcuni noti biscotti al burro si definiscono “digestivi”? E perché alcune casalinghe soffrono del Complesso di Banderas?

 

 

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