I Queen, David Bowie e la mia eredità.

14 Gen

In tutte le cose, io arrivo sempre in ritardo.

Ditemi pure che ho il quarto d’ora accademico nel DNA, come diceva un mio prof. all’Università, ma io l’articolo nel cassetto non ce l’ho mai avuto. Per due ragioni: la prima è che non scrivo articoli, la seconda è che se a me una cosa non parte dalla panza, non parte per niente.

E bene, il mio pezzo de panza succede adesso, alle 23:25 del 13 Gennaio, dopo una cena con mio padre; una persona che vedo poco e penso spesso. Non è molto quello che voglio raccontarvi, solo un ricordo. Il ricordo di una bambina di 11 anni che nel 1992 rimaneva sveglia fino a tardi con i suoi genitori, che sarebbero stati ancora per pochi anni apparentemente felici, per vedere il Freddy Mercury Tribute Concert.

Quella bambina voleva sentire, e vedere, le canzoni del Greatest Hits II che suo padre ascoltava sempre in macchina e che lei interpretava con grandissima passione e un inglese del tutto discutibile, soprattutto  quando si trattava della sua traccia preferita “Ai Uan Tu BRI Fri”, naturalmente.

Aspettava tutte le canzoni a lei note, quella sera, qualcuna arrivava, qualcun’altra faceva fatica a riconoscerla; l’interpretazione degli artisti talvolta può risultare ostica per orecchie poco evolute. Fino a quando arrivò la traccia 2. Quella traccia che la divertiva meno di “Ai Uan Tu Bi Fri”, ma che provocava reazioni emotive inspiegabili. 

Era Under pressure quella canzone che, nonostante la sua giovane età e la totale mancanza di comprensione del testo, la faceva uscire fuori. Ma come mai proprio quella canzone  la mandava così in estesi? Si trattava sia di Under Pressure e non di Under Pressure.

Si trattava di David Bowie, che fino al quel momento era stato per lei solo una splendida una voce. Fu amore. 

Non è un post strappalacrime su Bowie, anche se di lacrime per lui ne ho versate tante lunedì e per davvero. Quello che mi ha emozionato stasera, e che ho creduto meritasse di essere raccontato, è stato vedere come lo stesso ricordo può vivere con la medesima intensità in due persone così diverse, di generazioni diverse e a volte così lontane. Un ricordo di quasi 24 anni fa che non è solo un semplice fatto da qualche parte nel passato, ma un passaggio di eredità. La più preziosa che io potessi desiderare e per la quale devo ringraziare  i miei genitori. 

Quanto a David e al mio amore sincero per lui, ci sono conversazioni con mia madre che lo testimoniano. 

Guardando Labyrinth, uscito qualche anno prima del concerto del ’92, ma visto da me solo l’estate successiva:

Selvaggia:  Madre, quanti anni ha David Bowie? (lo ammetto, l’ho fatto anche con Jonh Travolta in Grease e con Patrick Swayze in Dirty Dancing quando ero più piccola)

Madre: Boh, ne avrà 35… (ne aveva già 39, e comunque non riuscivo veramente a capire come mai quell’ingrata di Jennifer Connelly volesse scappare da quello gnocco re dei Goblin)

Selvaggia: Lo posso sposare? (all’epoca era il mio metro d’interesse. Se mi interessava tanto, volevo sposarlo)

Madre: Ma è troppo vecchio per te! (secondo me, lo avrebbe voluto per lei)

Selvaggia: Non adesso! Quando anche io ne avrò 35…

Mannaggia David, non mi hai dato nemmeno il tempo di arrivare a 35. E comunque, bastava dire di no.

Schermata 2016-01-14 alle 00.40.13 

Nella foto, fatta da me in maniera ignorantissima dal video, David Bowie e Annie Lennox quella famosa notte mentre cantano Under Pressure.

 

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7 Risposte to “I Queen, David Bowie e la mia eredità.”

  1. Zeus 14 gennaio 2016 a 9:51 am #

    Bel post. Veramente bel post.

    • selvaggia scocciata 14 gennaio 2016 a 9:56 am #

      Grazie Zeus. 🙂

      • Zeus 14 gennaio 2016 a 10:01 am #

        Mi piacciono i ricordi legati alla musica (ma va?) e capisco cosa hai provato quando hai sentito la notizia.

  2. selvaggia scocciata 14 gennaio 2016 a 10:13 am #

    Mi vergogno un po’ a dirlo, perché sembra una cosa assurda, ma è successa davvero: ho pianto come quando è morto mio nonno. Lo stesso pianto inconsolabile.

  3. Firstime In Boston 14 gennaio 2016 a 4:04 pm #

    Siamo coetanei selvaggia, anche io avevo 11 anni nel 1992.
    E anche io sono cresciuto con i Greatest Hits… e in effetti del 2 mi faceva effetto proprio under pressure, ma non tutto il brano, quella coda finale da Love, gridato in modo enfatico, quasi significasse “pace” e non amore, prima che le voci si incrociano.
    Poi nel 1994 c’é l’Unplugged dei Nirvana, il brano che mi piace di più é ancora di Bowie..
    In effetti quando 3 anni dopo sono passato al punk, ho davvero scoperto la luna con i Sex Pistols, a mio avviso i più vicini al glam tra tutti i gruppi dell’epoca..
    E so di non aver mai ascoltato più di 2 o 3 dischi del duca bianco, e forse per questo non ho fatto un post, ma credo abbia fatto parte della mia adolescenza, quella appunto che comincia in quarta elementare, quando scopri la chitarra di Brian May e capisci che non c’é solo il calcio e i giocattoli..
    comunque permettimi un piccolo copia e incolla:

    ‘Cause love’s such an old fashioned word
    And love dares you to care for
    The people on the edge of the night
    And loves dares you to change our way of
    Caring about ourselves
    This is our last dance
    This is our last dance
    This is ourselves
    Under pressure
    Under pressure
    Pressure

  4. Stefano 25 gennaio 2016 a 6:42 am #

    Likes!…mai ascoltato bowie in vita mia,avevo visto un sacco di video che aveva fatto ma niente di più,non seguivo la sua musica. Ma ascoltando blackstar mi sono detto peccato non aver conosciuto in presa diretta le sue uscite discografiche. Un grande. Vedere!

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