Lettera di una pole dancer a Babbo Natale.

24 Dic

Caro Babbo Natale,

non ti ho mai scritto la wishlist quando ero piccola, forse perché non ho mai desiderato nulla ardentemente. Se per te non è un problema rimedierei adesso, a 33 anni suonati.

Per esempio, questo Natale vorrei una nuova pelle. Non è una metafora per dire che vorrei tirar fuori da me una nuova me, eh. Vorrei proprio un’altra pelle, meno secca e più grippante: per stare meglio attaccata al palo, capisci? Sono sicura di sì.

Vorrei quei trick che non sono in grado capire e anche quelli che non ho la forza di accettare. Tipo quelli che fanno un male fotonico. Presente? Certamente qualche altra poler te li avrà già chiesti in passato. Probabilmente piangendo.

Se poi non è troppo disturbo, aggiungici due verticali. Una al palo e una no. Vedi, sono una persona ragionevole. Ah, apprezzerei anche un paio di movimenti d’anca, tipo exotic. Chessò… fatti un giro su you tube!

Poi, visto che ci siamo, sarebbe gradita anche un po’ di flessibilità.   Vorrei il ponte e lo scorpione, ma anche il piccione, il pesce e il tuca tuca cincillà. Ok, non è una posizione di yoga.

Visto che vieni apposta, porta anche quei due o tre workshop del cuore, il pole camp a St Maarten e qualche completino per poterci andare.

Lo so ti sembrerò esagerata e forse un po’ egoista, ma non ti ho mai chiesto nulla a parte Barbie Luci di Stelle. Ora ti lascio, hai tempo solo fino a stasera. E non dimenticarti la spaccata, o credi che per quella serva un miracolo? Nel dubbio, scrivo anche a Gesù Bambino.

Questo post è il mio regalo di Natale per  Francesca, Federica, Valeria, Noemi, Irene e Alberta. Vi voglio bene, belle poleastrelle rotanti.

 

Pole natale

 

 

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Natale senza canditi.

21 Dic

Chi mi conosce lo sa, mangiare una fetta di panettone tradizionale insieme a me è uno stillicidio: posso impiegarci tra i 25 e i 45 minuti, dipende dalla concentrazione di corpi estranei all’interno dell’impasto. Canditi e uvetta, ma soprattutto uvetta, mi mandano ai pazzi. La pelle mi salta via dalle braccia se per caso mi finisce un chicco di uvetta in bocca. Così, negli anni, ho affinato la tecnica “separatista” che mi permette di separare quelle fastidiose presenze dalla pasta.

Questa non è la classica storia della ragazza schizzinosa che non mangiava i canditi, bensì è la mia metafora di famiglia. O meglio, delle mie famiglie. Ogni anno a Natale qualcuno è panettone e qualcuno è candito. I vecchi rancori si risolvono escludendo i canditi dalla propria fetta di famiglia e così, per quei giorni, sono tutti contenti.

Ma cerchiamo di essere realisti, c’è davvero gusto in quella fetta crivellata? Non lo so, a volte dopo aver mangiato un pezzo di panettone sforacchiato ho come la sensazione di non aver mangiato il dolce. Resta solo tanta insoddisfazione e quel senso di chi si sente inconcludente, perché puoi sforzarti quanto ti pare per escludere i canditi dal panettone, ma la verità è che non riuscirai mai a liberarti veramente di loro. Rappresenteranno sempre qualcosa con cui fare i conti, in tutte le feste a venire.

Beh, quest’anno voglio cambiare le cose, scelgo di risolvere una volta per tutte questa storia dei canditi. Non proverò a mandarli giù con la forza. Penso piuttosto che cambierò ricetta, proprio come fecero i lungimiranti pasticceri che negli anni ’90 introdussero le gocce di cioccolato.

Sì, cercherò di trasformare i miei canditi in gocce di cioccolato, perché non ho più voglia di perdere tempo con una fetta di panettone, non ho più voglia di sporcarmi le mani.

Buone Natale, ragazzi. 

 

 

Le donne sbattono i biscotti.

15 Dic

Almeno le donne che conosco, me compresa, sbattono i biscotti prima di pucciarli in qualsiasi tipo di bevanda.

Non è un rito, lo definirei più un’idiosincrasia socialmente accettabile. La donna contemporanea estrae il biscotto dalla confezione in punta di dita, partendo sempre da quelli già rotti, e successivamente, dopo aver avvicinato il biscotto alla tazza, con due colpetti veloci degni di un picchio, bussa sempre due volte. Questo provoca la perdita di buona parte delle briciole appiccicate al tanto anelato biscotto, nonché fastidio profondo nell’uomo che si trova nei paraggi.

Grazie ai miei studi ho potuto formulare interessanti teorie in proposito:

  • reminiscenze infantili dovuti a biscotti troppo “inzupposi” che esplodono al contatto con i liquidi diventando papponi per cani in un amen;
  • perfezionamenti di colazioni a letto in cui è necessario eliminare anche la briciola più insignificante;
  • azione ancestrale basata su rudimenti di codice morse che avrebbe permesso alle donne di parlare già appena sveglie al mattino.

Tuttavia, non sono ancora certa che la mia esplorazione in materia sia terminata, quindi sarà gradita qualsiasi altra teoria o testimonianza in proposito.

Sto ancora cercando di rispondere ai seguenti quesiti: come mai alcuni noti biscotti al burro si definiscono “digestivi”? E perché alcune casalinghe soffrono del Complesso di Banderas?

 

 

Unite siamo più forti.

26 Nov

Ieri ‪#‎25novembre‬ era la giornata contro la violenza sulle donne.
Moltissime ragazze, moltissime sportive, hanno aderito a questa bellissima iniziativa: ‪#‎losportdifende‬.

Sono molto felice di aver preso parte a questa iniziativa con Francesca, Valeria e Julia. Per vedere tutte le foto cliccare QUI.

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Persone anni 80 che ci portiamo dentro senza saperlo.

29 Mag

In un momento di noia epocale, mi sono sottoposta al quiz che in questi giorni gira su FB per scoprire quale personaggio anni 80 è sopito dentro di me. Ok, lo ammetto: NON RESISTO AI TEST SUGLI ANNI 80. OHHHHHHHH!

Il risultato?

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Beeello! Tutti amano MacGyver. Non potevo davvero chiedere di meglio e devo dire che più di una volta ho cercato di liberarmi da una brutta situazione con un laccio di scarpa, un tubo di panna spray e una pinzetta per le sopracciglia. Insomma, non ci sono dubbi, sono proprio io.  (Singletudine a parte)

Quello che non mi è molto chiaro è il nesso tra le risposte che ho dato e il personaggio che è uscito. 

Perché se ami il pongo, adori Tom Bosley (il papà di Happy Days), ti abbotti di hamburger, odi Massimo Boldi, sogni di fare la ballerina di Burlesque, non guardi FoxRetro, non sopporti i bambini e un altro paio di cose che adesso non ricordo, sei indubbiamente McGyver?

Insomma  non che io abbia visto tutte tutte le puntate, ma non ricordo scene in cui Mac balla vestito con abiti Burlesque o vomita guardando un film di Boldi…

Mi sono forse persa qualcosa? 

Ho bisogno di altre risposte sbagliate

Per chi morisse dalla voglia di smascherare l’eroe anni 80 che si porta dentro: 

http://www.floptv.tv/quiz/che-personaggi-dei-telefilm-anni-80-sei/

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Per la rubrica Sfashion Blogger: i selfie.

19 Mag

Per la rubrica Sfashion Blogger: i selfie.

La sfashion blogger professionista ha una licenza speciale per i selfie idioti, come si può vedere nella testimonianza allegata*.

*Nella foto, una S.F scatta al grido di “Bananà?”.

Pullman di casa mia.

16 Mag

Da leggere solo se avete tollerato il post sulle puzze dei treni.

Avete mai fatto caso (sicuramente sì) agli odori che aleggiano sui mezzi pubblici della vostra città?

A Torino, se prendi il tram o il pullman nel momento sbagliato, ora di punta – mattino – estate –  Festa dell’Unità, sei fottuto. 

Analizziamo insieme di cosa sanno queste puzze, in ordine di sopportazione.

Al decimo posto c’è la puzza dei freni dei tram. Un odore ferroso, pungente, ma che almeno non dà il voltastomaco. A proposito, l’unico motivo per cui non dà il voltastomaco è perché non è di natura umana. 

Al nono posto troviamo la naftalina che impregna giacche e cappotti per poi sprigionarsi nelle tue narici. 

Ottava posizione per l’acqua di colonia, la nauseabonda fragranza che da sempre accompagna pochi (ma persistenti) fan che ti regalano grandi mal di testa soprattutto nelle lunghe tratte tipo Caio Mario – P.za Sofia (che noi torinesi pronunciamo proprio come Sofia Loren). 

Mentre il settimo gradino appartiene al vario street food che i lavoratori e gli studenti amano consumare sui mezzi per spicciarsi. E qui chiedo venia, perché io per prima ho consumato nauseanti hot dog, kebab e, in certe ore della notte, topoburger su tram e pullman. Un kebab cipolloso scartato nel momento sbagliato vale come attacco terroristico. Ricordalo.  

In sesta base l’odore di classe delle medie in pieno casino ormonale, che sta andando a visitare per la tredicesima volta il Museo Egizio sul tuo stesso fottuto pullman. 

Quinto traguardo per l’effluvio di capello sporco. Non vado oltre. 

Vince la quarta posizione la puzza di piede in scarpa bagnata, scarpa da ginnastica senza calza, Superga

Al terzo troviamo le fughe di gas che ovviamente capitano sempre quando il pullman è strapieno e tu non puoi andare da nessuna parte. In quei casi non puoi fare altro che tentare il suicidio

Il secondo posto del podio è della cara amica ascella. Pare che la maggior parte delle persone non si accorga dell’ascella che prende il sopravvento sulla personalità. Per quelle persone: voi no, ma noi sì

E in pole position, davanti a tutti, la puzza di aglio immancabile già dalle 7 del mattino disponibile in 2 profumazioni, sia cotto che crudo. Esce dalla bocca, esce dalla pelle e appesta il vano per diverse ore.  

 

Hai provato empatia leggendo questo post? Pena? Solidarietà?

Se anche i mezzi pubblici della tua città puzzano di latrina, pannolino sporco o vomito di gatto, condividi qui la tua esperienza. 

Da Torino al mare passando per quell‘insofferenza che solo un treno affollato Trenitalia sa darti.

28 Apr

In ordine di fastidio.

A primo posto, puzze varie, umane, puzze di una puzza così puzzosa che riesce sempre a stupirmi.

Al secondo e terzo posto, suonerie dei fucking cellulari e bambini urlanti a pari merito, con la differenza che la suoneria puoi tranquillamente chiedere di eliminarla, la bambina che strilla e tira calci al tuo sedile no.

Al quarto posto, gli sconosciuti che vogliono parlare a tutti i costi e intavolano conversazioni su quanto sarebbe bello usufruire del proprio pitale piuttosto che dei luridi bagni presenti sul treno.

Al quinto posto, l’annuncio snervante in loop che avvisa i gentili signori passeggeri che “se vi becchiamo senza biglietto vi facciamo un culo così”.

Al sesto posto, la signora dall`altra parte del vagone che parla a un volume illegale della sua interessantissima vita.

Al settimo posto, le 4 ore a passo d’uomo per percorrere Torino-Ventimiglia.

All’ottavo posto, l’inspiegabile ritardo di 22 minuti nonostante le 4 ore di cui sopra.

Al nono posto, i bagagli che vagano nei corridoi, soprattutto trolley, perché qualcuno non ha voglia di metterli su.

Al decimo posto, il fatto di essere talmente intollerante da non accorgermi che mare meraviglioso ho alla mia sinistra.

La domanda che prima o poi ogni uomo si fa: “dov’è?”.

3 Apr

La convivenza è bellissima: piedi caldi tutto l’anno, anche a gennaio, colazioni lunghissime la domenica, che diventano cola-pranzi, maratone di film sul divano con schifezze da mangiare e così via…

Nel periodo di convivenza con una persona si creano degli equilibri solidi e duraturi, quasi dei taciti accordi su chi fa cosa. Ognuno sa esattamente cosa, come e quando “fare”, peccato che agli uomini non hanno lo switch del “dove”.

Gli uomini, a casa loro, mancano completamento del concetto del “dove”. Sembra infatti, per certi aspetti, che loro non abitino il nostro stesso ambiente, al punto che viene da chiedere “dove sei stato tutti questi anni?”

Già, dove?

Perché gli uomini dopo 3, 4, 5 anni di convivenza, e da quel che dicono le donne più anziane della mia famiglia anche dopo 35, 40, 45 anni di matrimonio, ancora non sanno dove sono i calzini, le posate, i tovaglioli, gli asciugamani, le ciabatte, il phon, i sacchetti per congelare, la carta igienica di scorta, i prodotti per pulire per la casa e tutta una serie di robe che evidentemente noi donne nascondiamo per fomentare un’estenuante caccia al tesoro.

Quando un uomo chiede “dov’è?” e la donna risponde citando a rotazione i soliti 3-4 cassetti distribuiti per la casa ci sono, comunque, altissime probabilità di insuccesso.
Infatti l’uomo andrà a controllare e poi dirà “non c’è” e la donna si alzerà, andrà a controllare e miracolosamente vedrà svettare, proprio davanti ai suoi occhi, l’oggetto incriminato.

E se l’oggetto in questione termina veramente cosa succede?
Nulla, l’uomo continuerà a chiedersi “dov’è?” senza provvedere al rimpiazzo.

Esempio di conversazione.

(venerdì sera)

– Dov’è il pepe?

– Finito.

(domenica a pranzo)

– Dov’è il pepe?

– Sempre finito.

Comunque non faccio una colpa agli uomini per il loro deficit del “dove”. Sono fermamente convinta che non sia colpa loro, ma che sia una sorta di malattia genetica che colpisce il 95% dei soggetti. Un po’ come la malattia che hanno certe donne, che sentono il bisogno di fare enormi mucchi di vestiti sulla sedia in camera da letto, sulla superficie della lavatrice, sul divano, nell’armadio mezzo vuoto del proprio uomo e ovunque ci sia un ripiano su cui posare qualcosa.

Ah, a proposito di armadi… grazie per avere così pochi vestiti e per lasciarci l’usufrutto di quella “porzione” di armadio che non usate e di quel cassetto mezzo vuoto in cui poi non riuscite a trovare i calzini.

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Per la rubrica “Cinema e altri fenomeni”.

19 Mar

Stasera esce il nuovo numero di Freaks, cinema e altri fenomeni, a tema “SOUD”.

Autoctoni e non, vi aspetto al Blah blah di Torino per una serata all’insegna del cinema, della musica e della festa.

Vorrete mica perdervi il mio pezzo semi serio sulla musica diegetica?

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