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La domanda che prima o poi ogni uomo si fa: “dov’è?”.

3 Apr

La convivenza è bellissima: piedi caldi tutto l’anno, anche a gennaio, colazioni lunghissime la domenica, che diventano cola-pranzi, maratone di film sul divano con schifezze da mangiare e così via…

Nel periodo di convivenza con una persona si creano degli equilibri solidi e duraturi, quasi dei taciti accordi su chi fa cosa. Ognuno sa esattamente cosa, come e quando “fare”, peccato che agli uomini non hanno lo switch del “dove”.

Gli uomini, a casa loro, mancano completamento del concetto del “dove”. Sembra infatti, per certi aspetti, che loro non abitino il nostro stesso ambiente, al punto che viene da chiedere “dove sei stato tutti questi anni?”

Già, dove?

Perché gli uomini dopo 3, 4, 5 anni di convivenza, e da quel che dicono le donne più anziane della mia famiglia anche dopo 35, 40, 45 anni di matrimonio, ancora non sanno dove sono i calzini, le posate, i tovaglioli, gli asciugamani, le ciabatte, il phon, i sacchetti per congelare, la carta igienica di scorta, i prodotti per pulire per la casa e tutta una serie di robe che evidentemente noi donne nascondiamo per fomentare un’estenuante caccia al tesoro.

Quando un uomo chiede “dov’è?” e la donna risponde citando a rotazione i soliti 3-4 cassetti distribuiti per la casa ci sono, comunque, altissime probabilità di insuccesso.
Infatti l’uomo andrà a controllare e poi dirà “non c’è” e la donna si alzerà, andrà a controllare e miracolosamente vedrà svettare, proprio davanti ai suoi occhi, l’oggetto incriminato.

E se l’oggetto in questione termina veramente cosa succede?
Nulla, l’uomo continuerà a chiedersi “dov’è?” senza provvedere al rimpiazzo.

Esempio di conversazione.

(venerdì sera)

– Dov’è il pepe?

– Finito.

(domenica a pranzo)

– Dov’è il pepe?

– Sempre finito.

Comunque non faccio una colpa agli uomini per il loro deficit del “dove”. Sono fermamente convinta che non sia colpa loro, ma che sia una sorta di malattia genetica che colpisce il 95% dei soggetti. Un po’ come la malattia che hanno certe donne, che sentono il bisogno di fare enormi mucchi di vestiti sulla sedia in camera da letto, sulla superficie della lavatrice, sul divano, nell’armadio mezzo vuoto del proprio uomo e ovunque ci sia un ripiano su cui posare qualcosa.

Ah, a proposito di armadi… grazie per avere così pochi vestiti e per lasciarci l’usufrutto di quella “porzione” di armadio che non usate e di quel cassetto mezzo vuoto in cui poi non riuscite a trovare i calzini.

35 piani di emozione libera.

24 Ott

Ieri sera l’Espace di Torino ha ospitato lo spettacolo dal titolo 35°piano.

35° piano è stato scritto dal drammaturgo Francesco Olivieri, la persona più determinata che abbia mai conosciuto. Ho visto nascere l’opera un pezzetto alla volta, su Facebook. Ogni giorno “volavo e cadevo” un po’ dal 35°piano di Francesco.  

Il  testo parla della vita interrotta di un piccolo imprenditore divorato dai debiti e delle vite della sua famiglia che, nonostante tutto, vanno avanti. Sulla carta è stato difficile comprendere pienamente l’opera. Non sono riuscita a immaginare un monologo corale così articolato, non senza cali d’intensità almeno, fino a quando non ho visto l’interpretazione di Marcello Serafino che definirei: WOW! ( Più pioggia di applausi.)

Ovviamente un “WOW!” da condividere con la regista dello spettacolo, come lo stesso Marcello ha tenuto a sottolineare, Lucia Falco che è riuscita ad adattare l’opera di Francesco, a renderla memorabile  e soprattutto possibile.

Chiunque desiderasse info più tecniche, o chiunque volesse portare nel proprio Teatro, o nella propria città, 35°Piano può trovare tutti i contatti sul blog ufficiale dello spettacolo:

http://35esimopiano.wordpress.com/

Spero vivamente di vedere ancora questa locandina in giro per la rete. 

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Video

Carosello nuova generazione.

8 Mag

Ieri ero troppo impegnata a prendermela con le blogger di successo, ma oggi… oggi posso manifestare tutto il mio disappunto per il “nuovo” Carosello.

Nuovo, sì. Nel senso che ci sono gli spot nuovi, quelli realizzati per la comunicazione 2013 dei 4 marchi che per quasi 5 minuti hanno ballato davanti ai miei occhi senza sosta.

Ma gli spot per il nuovo Carosello non dovevano essere “costruiti” in stile “vecchio” Carosello? Cioè… sì a spot nuovi, ma con il vecchio spirito. Ho fatto casino?

Insomma, ci sono rimasta male. Non credo sia sufficiente allungare il brodo da 30 a 70 secondi, appiccicare in testa qualche fotogramma nostalgia e buttare qua e là qualche immagine “volemose bene” per fare il NUOVO Carosello, detto anche Reloaded per gli aficionados di Matrix: che comunque sono tanti.

Fortuna che il cane a 6 zampe, per qualche secondo, ci ricorda che non è il solito “stacchetto pubblicitario”.

E poi, Carosello o no, basta instillare nelle casalinghe la sindrome di abbandono da parte del marito che con una scusa degna di Lello Mascetti ti molla per:

ANDARE AL SUPERMERCATO?

Ma se il mio fidanzato, alle 3 del mattino, mi dice “scusa, devo andare al supermercato” come minimo lo faccio pedinare. Mica mi giro dall’altra parte con la faccia di chi dice “Va beh!”.

Voi che ne pensate?
Lo avete visto?