Tag Archives: freaks
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Ecco il programma.

15 Nov

Ecco il programma.

Succederà da Eataly.

Vi aspettiamo numerosi.

🙂

E dopo “la cena dei cretini”, l’aperitivo dei Freaks.

14 Nov

Finalmente domani esce il nuovo numero di Freaks. Ho le prove come potete vedere “al fondo”, espressione abusata dai torinesi per indicare una qualsiasi cosa più o meno distante. 

Vi aspetto tutti, torinesi e non, domani sera da Eataly per scoprire il nuovo numero della rivista e, naturalmente, per festeggiare. 

Tutte le info le trovate qui. Io sarò lì. Ci saranno anche un paio di ospiti famosi e per le fanciulle… figo a sorpresa. 😉 

Condividete, invitate tutti, più siamo e meglio è. 

Domani vi posto l’intero programma del weekend. Già, perché vi faremo due pellicole così per ben 3 giorni. 

Avete capito bene: 3GIORNI!!!

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ImmagineLe copie calde di stampa.

N.B. 

Freaks è gratis e anche l’evento.

(NON DOVRAI NEPPURE ACQUISTARE UNA BATTERIA DI PENTOLE A FINE SERATA)

Quindi, niente scuse. 

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Dart Human Fener.

5 Dic

Dart Human Fener.

Dart come non l’avete mai visto e come non l’avete mai letto. Dove? Su Freaks, ovviamente e alla P.O.W. Gallery di Piazza Castello, 51 – 10123 Torino.

Ritrovo dei ribelli 8 Dicembre alle 17:00.

Tutte le info qui:

http://www.torinotoday.it/eventi/cinema/dart-human-fener-pow-gallery-torino.html

http://www.facebook.com/FreaksZine?fref=ts

Link

In profondo rosso.

26 Nov

In profondo rosso.

In attesa del nuovo Freaks, ecco un mio racconto estratto dal numero interamente dedicato a Torino che potete scaricare e leggere gratuitamente qui: 

http://issuu.com/freaks_mag/docs/freaks_1torino

In profondo rosso. 

“Ciao risponde la mia segreteria telefonica. Cioè, chi ti parla sono io…  registrato dalla segreteria. Avrai capito che non sono in casa, sempre che tu non abbia già messo giù… quindi, se ti va, lascia un messaggio. Così poi ti richiamo. Ah, non c’è nemmeno Diana. Ciaooo”.

 

Mi ero divertito a incidere quel messaggio, solo che  non avrei mai più richiamato nessuno. Anzi, non sarei nemmeno più tornato a casa, dopo quella sera. 

 

  • Dai dai, andiamo. Voglio vedere casa nostra al cinema. 

 

Fu questo l’inizio della fine, quando Diana, la mia ragazza,  iniziò a insistere per vedere casa nostra al cinema. Diana non aveva solo insistito per vedere casa nostra al cinema, ma anche per affittarla come location a quelli del cinema. 

 

  • Diana, hai letto la sceneggiatura? Guarda che poi hai paura, già lo so. 

 

Ovviamente Diana non aveva letto la sceneggiatura. Capiva solo la cifra dell’assegno prima e la possibilità di sfoggiare casa nostra (mia) a tutta Torino dopo. 

 

  • Ma vaaaaaa! È solo un film! Figurati se ho paura! 

 

Ore e ore  di affermazioni che, per l’ennesima volta, mi convincevano a fare come voleva Diana. Come quella volta che abbiamo preso Flaffy, il barboncino nano che cagava come un leone, quella volta che abbiamo ospitato un  surfista californiano (a Torino?), che ha vissuto a casa nostra (mia) a scrocco per sei mesi, quella volta che mi sono fatto cotonare i capelli come il cantante dei Cugini di Campagna solo perché Diana voleva capire se “forse” gli somigliavo. 

 

Usciti dal cinema nessuno parlava. La camminata lungo i portici di Via Roma sembrava la processione dei morti viventi. Proposi anche un brindisi nella casa dell’orrore, giusto per fare lo splendido. 

 

  • E adesso, tutti su da noi. Chi vuole una bella coppa di sangue ghiacciato? Hahahahahahahah!

 

Nessuna risposta. Quando mi voltai lanciai gli occhi nel vuoto, riuscendo a intravedere solo il deretano del più lento della combriccola. Mentre rovistavo nel mio impermeabile alla ricerca delle chiavi di casa, Diana non accennava a mollarmi il braccio prima di esordire con la frase che avrebbe rovinato la mia vita.

 

  • Io lì non ci dormo. 

 

Come al solito, non stavo ascoltando una parola. 

 

  • Sì ti amo anche i… cooosa?

 

  • Voglio andare in albergo. 

 

  • Ma che dici? Sai quanto pago di mutuo per farti vivere qui, nella casa “così bella che ci girano i film”? 

 

  • Che vuoi che ti dica? Ho paura!

 

  • Io ti avevo avvertita però. Quindi adesso andiamo su, che ti piaccia o no. Prendere o lasciare. O così o niente. Cascasse il mondo. 

 

Trenta minuti dopo eravamo già in albergo, naturalmente il più costoso di Torino. Quanto poteva durarle la paura? Una settimana? Un mese? Sei? Diana serbava una sorpresa niente male. 

 

  • Vendi la casa. 

 

  • Diana, non è mica facile vendere una casa come quella. Ci vorrà tempo. 

 

  • Allora prendiamo (che voleva dire prendi tu, paga tu, sgancia tu) un appartamento in affitto. 

 

  • Fuori discussione, che ti piaccia o no si torna a casa. Prendere o lasciare. O così o niente. Cascasse il mondo.  

 

Il pomeriggio stesso stavamo (stavo) già firmando il contratto d’affitto per un  attico in Piazza Vittorio. Quanto poteva ancora durarle la paura? Non mi importava. Dopo altro sei mesi, la sorpresa stavo per farla io. 

 

  • Diana, dobbiamo lasciare questa casa.

 

  • Scherzi?

 

  • No. Non riesco a vendere la casa di Piazza C.L.N. e l’affitto qui è troppo caro. Andiamo in un  bilocale.

 

  • Dove? 

 

  • Porte Palatine. 

 

  • Cosa? È una zona popolare quella. 

 

  • Proprio per quello.

  

  • Non ci penso nemmeno. 

 

  • Basta discutere, che ti piaccia o no, si va alle Porte. Prendere o lasciare. Così o niente. Cascasse il mondo. 

 

E quella volta il mondo cascò davvero. Il giorno dopo Diana non c’era più. Al suo posto c’erano un mutuo, due affitti e diversi insoluti, per colpa di un film che conteneva nel titolo il destino del mio conto corrente ormai, inesorabilmente, in profondo rosso.   

 

Stan on the moon.

1 Ott
Quel giorno mi dissero solo che dovevo preparare tanta, tantissima, colla. Non aggiunsero altro. A quei tempi, preparare tanta, tantissima colla, significava caricarsi sulla schiena tanti, tantissimi chili di farina. Già, la colla si faceva con la farina. Erano tutti molto nervosi negli Studios, più del solito. Le persone andavano su e giù con dei massi finti, grigi e marroni, come formiche in un formicaio che fanno scorta per l’inverno. Allestivano da una parte all’altra del teatro. Allestivano e spostavano. Quelli che facevano le luci impazzivano non sapendo più dove e cosa illuminare.
 
–      Si può sapere cosa stiamo facendo?
 
Chiesi al capo scenografo che mi aveva ordinato la colla.
 
–      Tra poco lo scoprirai, ragazzo.
 
Mi chiamava sempre ragazzo il vecchio Tony, era amico di mio padre e d’estate mi trovava sempre qualche lavoro agli Studios. Adesso che ci penso bene, non era mica così vecchio, visto che doveva avere al massimo una quarantina d’anni. Ma lo vedevo vecchio, nelle mie brache da quindicenne che non sapeva come far passare le vacanze estive.
 
–      Oggi ho sentito che andiamo sulla luna.
 
Dissi al vecchio Tony per stemperare quell’ansia che si era creata tutta intorno.
 
–      Ah sì? Tu e chi?
 
Ribatteva Tony mentre arrotolava una spessa fune intorno al braccio come fosse un filo di cotone.
 
–      Noi. Noi americani.
 
–      E ti piacerebbe vederlo?
 
–      Non  credo riusciremo a finire di lavorare in tempo…
 
–      Finiremo, finiremo…
 
–      In ogni caso non riuscirei ad arrivare fino da zia Henrietta dall’altra parte della città, lo sai bene che  mio padre è contrario alla TV.
 
–      E quando vuoi vedere qualcosa vai da zia Henrietta?
 
–      Sì, ma senza dire che è per quel motivo. Dico che vado a vedere come sta.
 
–      E lei?
 
–      Lei lo sa, ma le sta bene lo stesso. Pur di avere compagnia…
 
–      Adesso lavora, se no niente allunaggio per nessuno.
 
Fu l’ultima frase che mi rivolse Tony. Non parlammo più, il resto della giornata lo passammo a costruire una specie di superficie sconnessa, tutta massi e buchi. Nulla di più inutile, apparentemente. Sembrava andare tutto bene, quando una voce dal fondo dello studio ammonì il lavoro di ore di tutti.
 
–      No no, non ci siamo. Tony sembra di plastica, non è credibile. E le luci? Questo è il meglio che sapete fare?
 
Tony ci era rimasto male, lui la plastica non la usava. Usava il legno, la pasta di legno o al massimo qualche resina, ma la plastica mai.
 
–      Buongiorno anche a te, Stan.
 
–      Cristosanto! Non è molto diverso da quello che abbiamo fatto l’anno scorso, Tony. Non dovrebbe essere così complicato.
 
–      Stai scherzando?
 
–      No.
 
–      Ma come diavolo fai a… lasciamo stare, non c’è tempo.
 
Era la prima volta che vedevo di persona Stan, non ero mai riuscito a immaginarlo. Avevo sentito molto parlare di lui, nel bene e nel male. Un genio? Un pazzo? Un sadico? Ognuno aveva il suo punto di vista su Stan, qualcuno sosteneva che fossero tutti attendibili.
 
–      Elettricisti, laggiù. Tony, attenzione alle ombre. Ragazzo… tu, tu… prepara la colla, tanta colla.
 
Non potevo crederci, Stan  mi aveva rivolto la parola, anche se solo per la colla.
 
Lavorammo molte ore, sodo e senza mai dire una parola. Alla fine, mi apparve davanti agli occhi un paesaggio desolato, triste, scabro. Un deserto ghiacciato, un deserto investito dalla morte. Pensai che ancora una volta avevamo sbagliato tutto, attendendo senza respirare il giudizio di Stan.
 
–      È perfetto!
 
Disse Stan, per il nostro immenso stupore, e poi aprì le danze.
 
–      Che lo spettacolo abbia inizio.
 
Entrarono due astronauti, uno dei due si era già messo il casco. Stan si avvicinò a quello con la testa nuda e gli diede indicazioni.
 
–      Allora, non dovete fare nulla di particolare. Qualche saltello, qualche giro intorno e poi tu prendi la bandiera americana e dici “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”. Ok?
 
I due astronuati si limitarono ad annuire a dire in coro come soldati pronti a svolgere la loro missione: “Sì, signor Kubrick.”
 
 
Liberamente ispirato alla teoria del complotto lunare. 
Selvaggia Scocciata per “Moon” Primo numero del magazine Freaks, cinema e altri fenomeni. 
Scarica la tua copia gratuita QUI. http://issuu.com/freaks_mag/docs/www.facebook.com

Freaks, rivista di cinema e altri fenomeni.

26 Lug

Freaks, rivista di cinema e altri fenomeni.

Habemus FREAKS. 

E visto che si tratta di FRAKS, a pagina 6 trovate anche Selvaggia con il racconto “Stan on the moon”.

Leggete, condividete e scaricate. Tanto è GRATIS:

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