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Intolleranze 2.0

9 Lug

Una volta le allergie e le intolleranze erano “sfighe” di pochi. Non ho ricordi di compagni di scuola celiaci, né intolleranti al lattosio, né alle nocciole e nemmeno ai pomodori, alle uova, alle melanzane o ai cachi nani. Forse all’epoca molte cose non si sapevano, si stava male e basta senza diventare una sorta di problema globale, forse negli ultimi decenni abbiamo mangiato troppi cibi avariati e modificati o forse le case farmaceutiche non avevano ancora iniziato a speculare sui test che, con la modica cifra di 200 euro, ti dicono se sei allergico al banano dell’emisfero australe. Non lo so, il fatto è che a me ‘sta storia delle intolleranze e delle allergie agli alimenti sembra un po’ una moda degli ultimi 15 anni. Un po’ come quando negli anni ’90 i 40/50enni depressi curavano qualsiasi cosa con la new age. Vi ricordate quel periodo? Dove tutti erano pietre, amuleti e CD col canto del tordo? Bene, la storia è la stessa. Se non puoi sfogare lo stress, la rabbia, l’incazzatura o qualsiasi altra cosa fastidiosa, trova qualcosa di alternativo su cui poter dirottare il tuo malessere. 

 
Diciamoci la verità, se oggi non hai un’intolleranza, e io ne ho ben 3, non sei nessuno. Giusto per chiarire, non nego la loro esistenza. Lo so che con i lieviti mi viene il cagotto, e non di tipo immaginario, dico solo che non sono così certa che il problema sia dentro di me.  Penso che il nostro corpo si permetta intolleranze dentro, perché  è l’unico posto rimasto disponibile per poter manifestare il proprio dissenso nei confronti dello schifo del mondo a cui siamo sottoposti tutti i giorni. Ecco perché un bel giorno mi sveglio e gli adorabili rotolini alla verza diventano una pietanza letale che non solo non posso ingerire/digerire, ma nemmeno mettere in bocca. 
 
Ma non posso prendermela con la verza, la colpa non è sua. Il fatto è che, oltre alla verza, bisogna mandare giù tutta una serie di ingiustizie per attenersi al codice di comportamento delle reazioni spontanee (che dunque non sono più spontanee). Non si può alzare la voce. Non si può difendere un’opinione con discussioni animate senza passare per una persona fragile, egocentrica e psicoqualcosa. Non si può più essere quel fantastico modello di donna mediterranea tutta improvvisazione e passione. Ormai vanno le fighe di legno modello nordico, quelle che non si scompongono, impassibili, che non si prendono troppo seriamente, che si fanno scivolare le cose e che sono sempre superiori. Ah, da gennaio 2013 disponibili anche all’Ikea. 
 
Per non essere escluso, allontanato o rimproverato bisogna tollerare tutto: tollerare gli altri, tollerare le intolleranze degli altri, tollerare le situazioni intolleranti e tollerare di non essere tollerati. Tutto ciò è intollerabile. Ecco perché, senza dirti niente, il tuo corpo fa una ricerca su Google e ti appiccica addosso una delle intolleranze più bastarde di sempre, tipo all’aria che respiri, all’acqua del rubinetto di casa tua, alla polvere della scrivania dell’ufficio… una bella intolleranza 2.0 che quando lo racconti fa anche un po’ design, così come la diarrea che ne consegue.  

Bach Attack.

19 Apr

Tra tutte le qualità che non ho ce n’è una di cui mi sento particolarmente sprovvista. Fortuna che esistono i Fiori di Bach per queste “carenze”.

Dal numero 1 al 38, più il 39esimo factotum Rescue Remedy, troviamo rose capaci di sedare attacchi di panico, castagne per l’ansia, genziane per pessimisti, querce per aspiranti ambiziosi, larici per non rinviare le cose, olmi per quando non ce la si fa più, salici per vite che sono state ingiuste e tante altre essenze MADE IN MADRE NATURA. Personalmente, credo di aver bisogno di un numero 18, o così mi sembra di aver capito effettuando la classica googleata. Concorda anche il farmacista, che però non ha a disposizione il flaconcino da 5 gocce che costa SOLO 8 euro e mi invita a tornare il giorno seguente, lasciandomi tanto di talloncino per il ritiro.

Il giorno dopo. 

Ore 9:00

Fretta cosmica con bestemmia in canna, macchine in tripla fila e farmacia che sta per tirar su le serrande. A sorpresa, mi accoglie una  farmacista sconosciuta che non sembra essere impegnata con nessun cliente, dal momento che ci sono solo io. Cammino decisa verso di lei. 

Farmacista: Un minuto, per favore.

Arresto il passo, faccio finta di sorridere. Aspetto altri 4-5 minuti, e poi faccio un altro mezzo passo. 

Farmacista: Ho detto un minuto.

Io annuisco, ma la rabbia sale. Inizio un carosello con la porta per controllare la macchina, non voglio prendere una multa e nemmeno perdere il mio turno, visto che nel frattempo è entrata altra gente. Passo davanti alla fotocellula un numero illegale di volte, questo irrita la farmacista che, davvero, non capisco cosa stia facendo. 

Farmacista: Ancora un attimo…

Lo dice senza tirar su la testa, il suono giunge distorto. Inizio a cercare il tagliando del ritiro nelle tasche.

Farmacista: Ho capito, attenda. 

Il killer che è in me inizia a farsi sentire, prende parola. 

Killer in me: Senta, devo solo ritirare, sto aspettando da almeno 10 minuti.

La farmacista rimane in modalità gentilezza primaverile. 

Farmacista: Ho visto.

Io resto basita mentre il killer in me mi supplica di uscire.

Killer in me: Senta, ho la macchina in seconda fila, in divieto di sosta.

Farmacista: Prima finisco e prima sono da lei. 

Mi gioco l’ultima carta.

Killer in me: Signora… mi scusi, devo andare a lavorare.

Di colpo, il silenzio. Una palla di sterpaglie rotola davanti al teschio di bufalo nel bel mezzo del deserto. Avrebbe avuto paura anche Chuck Norris. La farmacista muta in farmacista psicopatica, alza la testa tipo bambola infernale e mi trafigge con uno sguardo. Sento freddo. 

Farma psycho: Ah sì, lei deve andare a lavorare? E io cosa sto facendo secondo lei? 

Il killer in me mi abbandona, ha paura pure lui. 

Selvaggia: Non intendevo…

Farma psycho: Le avevo chiesto solo un po’ di pazienza. 

Selvaggia: Sì ma…

Farma psycho: Le viene così difficile avere pazienza?

Selvaggia: Ecco, appunto…

Farma psycho: No, mi risponda. 

Selvaggia: Il problema è…

Farma psycho: Dica, dica, la ascolto…

Selvaggia: Io…

Farma psycho: Lei…

Selvaggia: Io devo…

Farma psycho: Lei cosa?

Non aggiungo altro, mi limito ad appiccicare il talloncino alle rètine della Farma Psycho sul quale troneggia a caratteri cubitali:

Fiore di Bach N°18, essenza IMPATIENTS.  

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