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Da Torino al mare passando per quell‘insofferenza che solo un treno affollato Trenitalia sa darti.

28 Apr

In ordine di fastidio.

A primo posto, puzze varie, umane, puzze di una puzza così puzzosa che riesce sempre a stupirmi.

Al secondo e terzo posto, suonerie dei fucking cellulari e bambini urlanti a pari merito, con la differenza che la suoneria puoi tranquillamente chiedere di eliminarla, la bambina che strilla e tira calci al tuo sedile no.

Al quarto posto, gli sconosciuti che vogliono parlare a tutti i costi e intavolano conversazioni su quanto sarebbe bello usufruire del proprio pitale piuttosto che dei luridi bagni presenti sul treno.

Al quinto posto, l’annuncio snervante in loop che avvisa i gentili signori passeggeri che “se vi becchiamo senza biglietto vi facciamo un culo così”.

Al sesto posto, la signora dall`altra parte del vagone che parla a un volume illegale della sua interessantissima vita.

Al settimo posto, le 4 ore a passo d’uomo per percorrere Torino-Ventimiglia.

All’ottavo posto, l’inspiegabile ritardo di 22 minuti nonostante le 4 ore di cui sopra.

Al nono posto, i bagagli che vagano nei corridoi, soprattutto trolley, perché qualcuno non ha voglia di metterli su.

Al decimo posto, il fatto di essere talmente intollerante da non accorgermi che mare meraviglioso ho alla mia sinistra.

A parte gli squali, tutto bene.

29 Ago

Credo di essere ufficialmente tornata dalle vacanze.

Dico “credo”, perché ho ancora un sacco di mare nella testa. Ebbene sì, tra cassateddre, pasta co’ i saidde, pane cunzato, arancine, cous cous di pesce, busiate, gnocculi e granite sono riuscita a trovare il tempo anche per il mare.

Essendo terrona marittima su ambo i lati, sia lato madre che lato padre, il mare è un elemento che mi piace in tutte le forme. Calmo, agitato, freddo, caldo, basso, profondo, su sabbia, su scogli, con sassi e persino con meduse. Insomma, nel mare potrei sentirmi sempre perfettamente a mio agio, se non fosse per quel piccolo handicap che mi porto dietro da sempre: la fobia degli squali.

Già, la selacofobia mi accompagna da tempi immemori ed è del tutto immotivata.
Nessun trauma, nessun parente sbranato, nessun avvistamento e nessuna visione del film LO SQUALO. Nemmo 2, 3, 4 multipli ed elevati a potenza.
Comunque, la fobia c’è, anche in una piscina di Torino particolarmente buia e con le piastrelle verde muschiato dalla limitata visibilità, e dunque devo conviverci.

Da qualche anno, col Beso, pratico sessioni di snorkeling per prendere confidenza con la vita sott’acqua. Ah, Beso cerca di convincermi del fatto che l’incontro con uno squalo sarebbe una fortuna incredibile. Per il momento, se proprio devo invocare una botta di culo, preferirei incontrare un biglietto vincente della lotteria, invece di uno squalo.

Ma il fatto è che mentre il biglietto vincente non finirà mai sulla mia strada, lo squalo
sicuramente sì. Come faccio a esserne così sicura?
Semplice, perché io vedo squali anche dove non ci sono.

Come a Favignana, qualche settimana fa.

Immersione col Beso. Poco distanti dalle coste dell’isola.
Ma non il solito Beso. Un Beso che ho accuratamente spaventato a morte riguardo la possibilità di incappare in uno squalo.

Nuota nuota nuota nuota quando…
Beso immobile che guarda nel vuoto. (sott’acqua)
Beso a gesti: Guarda là! (tanto in là) Cos’è? (sempre sott’acqua)
Selvaggia a gesti: Sì, è esattamente quello che stai pensando che sia. Quindi, direi, per favore, non indugiare e aiutami a portare le chiappe a casa. (sempre sott’acqua)
Beso a gesti: Vado a vedere. (sempre sott’acqua)
Selvaggia a gesti: Ma che ti sei rimbambito? Si vede da qui. Male, ma si vede. Ha una testa enorme. Squagliamo! (con la mossa della manina, ovviamente sott’acqua)

Inutile dirvi che con 3 bracciate sono arrivata allo scoglio più vicino. Anzi, sopra. E non mi sono nemmeno sguerrata (troppo) nel tentativo di salirci.
Ma Beso? Beso non riemergeva. Ecco, lo squalo ha preso Beso. E adesso? Come scendo da qui?
Come torno a riva? Ah, già… Besooo! Povero Beso…

E all’improvviso… MIRACOLO!
Beso riemerge.

Selvaggia: Allora non ti ha mangiato? Yeeeee!
Hai visto che ci sono gli squali? Squali bianchi!!! Che ti ho detto? Eh? Eh? Eh?
Beso: Ma… sì, ha una sagoma strana. Ma è troppo lontano e sta fermo.
Selvaggia: E allora? Ci sta studiando prima di mangiarci.
Beso: No, è che gli squali bianchi devono sempre nuotare. Se no muoiono soffocati.
Selvaggia: Allora è un altro squalo. Nel dubbio io resto qui.
Beso: Ma qui non ci troverà mai nessuno.
Selvaggia: E chissene!
Beso: Ma magari è solo una medusa gigante.
Selvaggia: SOLO UNA MEDUSA GIGANTE?
BESO: Vado a controllare.
Selvaggia: No no no, per favore nooo… (troppo tardi)

2 secondi e mezzo dopo.

Beso: Vieni a vedere lo squalo. Uahahhhaahahahh!
Selvaggia: No dai, cos’è?
Beso: Ahahhaahhahahahahahahahah! Uno squalo della spesa.

Selvaggia: ???
Beso: Una grossa, grossissima, busta di plastica.
Dai, era piena d’acqua, in lontananza, con la luce a picco… poteva sembrare questo:

c_carcharias

Selvaggia: Dici? A me sembrava più questo…

Alla-ricerca-di-Nemo-3D-character-poster-di-Bruto-Fiocco-e-Randa-4

Beso: Chiaro!
Selvaggia: Va beh, prossimo anno montagna.
Beso: Adesso però torniamo indietro.

Mai donna nuotò così veloce fino a riva.

Con questo post colgo l’occasione per mandare un bel VAFFANCULO a chiunque abbia lasciato in acqua una busta di quelle dimensioni e non solo perché mi ha fatto prendere un colpo, ma perché può rivelarsi una trappola mortale per pesci e tartarughe. Spero tu riesca a leggirmi, dalla tua barca di 12 metri.

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