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Una fine col botto.

2 Gen

Perché se fai un frontale con un fuoristrada ti assicuro che fai il botto.  

E mentre ti portano in ospedale, con l’ambulanza, pensi a quello che ti diceva tua madre quando eri piccola “Hai cambiato la biancheria? Perché se hai un incidente e ti portano all’ospedale rischi di fare brutta figura”. Intanto passi in rassegna le calze, le mutande e tutto il resto. Puoi stare tranquilla.  

In pratica.. arrivi in ospedale con altre tre persone coinvolte nello stesso incidente, vigili al seguito un po’ scocciati perché non riesci a ricordare cosa sia successo e il personale dell’ambulanza che insiste sul fatto che tu ti sia fatta male alle gambe e non alla schiena. A te sale il nervoso, ma cerchi di stare calma. Attendi il tuo turno, in silenzio. Hai atteso 2 ore i soccorsi, al freddo, puoi attendere ancora un po’ per la visita. Ah, quelli del carro attrezzi sono arrivati subito facendo presente che potevano occuparsi di tutto loro. Ma occuparsi di cosa? Per conto di chi? Hai mal di testa e voglia di uccidere mentre quella pioggia sottile e il freddo della notte ti sta piazzando un raffreddore niente male. 

Dopo un’ora in barella al pronto arriva tuo padre. Lo shock è latente, ma c’è. Devi fare pipì, chiedi di alzarti. Negativo, se vuoi ti diamo una padella. In un attimo ti trovi mezza nuda con una padella sotto al culo. Hai sempre più mal di testa e farla da sdraiata è impossibile, ma senti che devi proprio farla. Piangi. La stronza dell’infermiera ti dice “fatti passare la crisi isterica o ti metto un catetere”. Rispondi che forse le minacce con le persone sotto shock non rientrano proprio nell’etica professionale. Lei si gira verso la “capa” e le urla “ohhh, questa è fuori… io non ne voglio sapere niente”.

Finalmente ti alzi, vai in bagno. Quando torni pare che tu non abbia più diritto a stare sdraiata. Quell’infermiera non si vede più. Intanto i vigili vogliono la versione dei fattii, ma per loro la parola “sbalzata” non è proprio idonea per un verbale. “Allora scrivitelo da solo” pensi, perché non vuoi altre grane e noi hai il coraggio di ribellarti. 

Passano 300 minuti, cinque ore. La testa esplode, la schiena ti fa male a metà. Arriva il tuo turno. A quanto pare non meriti nemmeno una lastra. Il medico è un po’ spazientito perché ha difficoltà a visitarti, perché non hai un abbigliamento consono da ospedale! Peccato che tu sia uscita di casa per andare a cena fuori e non all’ospedale e che mentre eri ferma a un semaforo un fuoristrada ha pensato di darti un bel bacetto sul muso. 

– Vada pure, signorina. 

– Ma la schiena?

– Farà male… per un po’. 

– E il mal di testa?

– Normale. 

– Se non mi passa?

– A quel punto facciamo una lastra e una visita.

– Ma ho atteso 5 ore per una visita. 

– Prenda una tachipirina. 

– “E lei se la metta in culo la tachipirina”, lo pensi solo. Non vuoi grane. 

Esci senza salutare, perché quando ti fanno incazzare diventi maleducata. 

Da ogni angolo della corsia senti dire “buon anno”. 

Tu nemmeno ti volti, cammini nel corridoio eterno con la freddezza di un cecchino armato fino ai denti e mentre fingi di sparare a tutti quelli che ti hanno trattata di merda per tutta la notte pensi: 

Buon anno un cazzo!

L’amore impaginato dell’estate.

5 Ago

E come ogni estate che si rispetti, ecco giungere sui giornali di gossip, moda, make up, brufoli e altre amenità adolescenziali le 10 regole per conquistare sotto l’ombrellone, il manuale per tenerlo in pugno e il test per scoprire se lui/lei ti ama davvero. Ahhh come sarebbe bello se tutto si riducesse davvero a: ti apre la portiera, ti versa l’acqua a tavola, ride se ti scappa un rutto, ti scende il cane e te lo piscia… Vuoi sapere se LUI o LEI ti ama davvero? Bene, ecco la vera verità, la cruda crudeltà, la sincera sincerità sull’argomento.  

PER LUI. LEI TI AMA DAVVERO SE:

1 – non si arrabbia quando al posto di rimpiazzare l’estinto rotolo di carta igienica con uno nuovo, lo lasci lì, appeso, con il misero quadratino bianco dell’ultimo strappo, che è sopravvissuto solo perché comprate carta scadente provvista di una densa striscia di colla. 

2- non ti uccide quando ti scassi tutti i gelati e non solo non li ricompri, ma nemmeno glielo dici, almeno fino a quando lei esordisce con “Ehi, ci sono i gelati!” e tu ribatti con “No, c’erano…”

3- non ti insulta quando lasci le ciabatte numero 46 davanti alla porta della camera da letto attentando alla sua vita ogni volta che attraversa la soglia al buio durante la notte o con occhi ancora chiusi al mattino presto. 

4- non ti gambizza quando ti lavi i denti lanciando lapilli di dentifricio sullo specchio perché mentre ti spazzoli le fauci non puoi fare a meno di guardarti allo specchio. (mia madre ci ha fondato un matrimonio di 35 anni su questa base)

5- non ti strozza quando nei tuoi impeti di bricolage abbatti il muro che separa la tua abitazione da quella dei vicini solo perché sei convinto di saper usare il trapano. 

6- non ti mena quando nel sonno ti giri e le ficchi una gomitata in piena faccia o al centro esatto della testa lasciandola rincoglionita per tre giorni. 

7- non ti rompe quando ogni volta che hai sete, in pieno agosto, prendi una bottiglia dal frigo, la apri, ne bevi un sorso e poi la abbandoni in un punto sconosciuto della casa, lasciandola a bocca asciutta ogni volta che le viene la malsana idea di rinfrescarsi con una sana sorsata d’acqua.

8- non ti sopprime quando per fare il burlone le dici ” sì, mamma” mentre lei in realtà cerca solo  di essere premurosa lavando e stirando le tue mutande che senza di lei avrebbero già preso vita propria, conquistato Cuba e creato una marca d’abbigliamento di successo.  

9- non si abbandona alla violenza quando al posto di battere il dito indice sulla sigaretta dall’alto verso il basso, ti ostini a schioccare il pollice dal basso verso l’alto cospargendo di cenere te e chi ti sta intorno, nuocendo gravemente alla salute della tovaglia appena messa o al copridivano nuovo di pacca. 

10- non cede al desiderio di pasteggiare con le tue carni quando lasci i fazzoletti di carta dentro i jeans e poi attacchi la lavatrice magari carica di indumenti suoi che a lavaggio ultimato saranno pieni di carta sminuzzata e bagnata della consistenza del vomito di gatto. 

PER LEI. LUI TI AMA DAVVERO SE:

1- ti lascia vivere dopo che hai usato il suo rasoio sulle tue gambe rovinando irrimediabilmente la lama che quasi sicuramente gli sfigurerà il viso alla prossima rasatura. 

2- ti concede totale egemonia nei confronti di tutti gli armadi della casa e soprattutto accetta di riporre tutta la sua roba in un misero mezzo cassetto o su una gruccia vacante che a tuo avviso è più che sufficiente per ospitare tutti i suoi indumenti. 

3- ti dice “non preoccuparti”, anche se in realtà vorrebbe scioglierti nell’acido, quando sbagli lavaggio e tutte le sue magliette, le sue mutande e le sue calze diventano rosa, azzurre, o 3 taglie più piccole; visto il tuo essere recidiva ai 90°. 

4- ti accoglie con un sorriso, invece di insultare almeno 3 generazioni di donne della tua famiglia, dopo averti aspettato 45 minuti sotto casa solo perché tu al citofono gli hai mentito spudoratamente dicendogli “sto scendendo”. 

5- ti manda un pensiero tenere, invece che una maledizione, mentre raccoglie senza schifarsi i tuoi capelli che hanno letteralmente ostruito lo scarico della doccia, trattenendo i conati quando l’acqua che non riesce a scendere inizia a salire fino a raggiungergli le caviglie. 

6- ti ascolta e annuisce, mentre vorrebbe solo strapparti la lingua e infilarsela nelle orecchie, quando stanco morto dopo una giornata di lavoro ha ancora la forza di ascoltare tutte le tue paturnie col capo, con tua madre, co’ tu’ zia, tu’ nonna, tu’ cugina, tu’, tu’ tu’, tu’, tu, tu, tu, tu…. sempre TU!

7- ti fa credere che sei un pilota di Formula 1 quando guidi, anche se in realtà quando sale in macchina con te prima si tocca e poi si augura una morte veloce e poco dolorosa. 

8- ti invoglia a continuare a cucinare i tuoi ottimi manicaretti anche se in realtà… manco i cani! 

9- ti incoraggia a dedicarti all’arredamento della vostra casa anche dopo aver visto la credenza rosa nella vostra cucina, quella che gli ha fatto vibrare la palpebra molle modello esaurimento nervoso ultimo stadio. 

10- ti bisbiglia “non importa” quando al mattino dopo aver occupato il bagno per 4 ore esordisci con “ah, avevi bisogno? Scusami…” mentre il povero sventurato sta morendo in preda a crampi addominali e altri istinti mattutini di facile immaginazione. 

In soldoni, per chi non lo avesse ancora capito, la donna ama davvero se “NON”, mentre l’uomo ama davvero se “TI”. Diffidate dalle altre rubriche. 

 

 

 

I panni sporchi s’indossano in famiglia.

1 Giu

A tutte le mamme che la pensano come la mia mamma. E dunque, anche alla mia mamma. 

Negli ultimi giorni mi sta tornando spesso alla mente una frase che mia madre usava dirmi quando ero bambina: “cambiati la biancheria e non metterti i calzini bucati, perché se ti succede qualcosa e finisci all’ospedale fai brutta figura.” 

Una raccomandazione che mi ha sempre lasciata un po’ “così”, soprattutto in quello spazio  di parole che recita “…se finisci all’ospedale fai brutta figura.”

Se finisco all’ospedale?

Se finisco all’ospedale?

Mamma, se finisco all’ospedale, sai che mi frega se faccio brutta figura?

E soprattutto, se finisco all’ospedale forse i miei soccorritori non valuteranno il mio caso in base al regolamento per partecipare a Moda Mare Positano, almeno spero!

La cosa più sconcertante è stata rendermi conto che non sono l’unica ad essere cresciuta con il terrore della canotta macchiata, la mutanda slabbrata e la calza bucata, ma molti, moltissimi, amici con cui ho avuto modo di condividere questa interessantissima conversazione. A quel punto è stato tutto chiaro… non era solo una paranoia di mia madre, ma un morbo diffuso. Quindi, non ho potuto fare a meno di razionalizzare e attribuire alla faccenda un evento primordiale scatenante che ha dato origine al tutto. 

E ho capito che dev’essere andata più o meno così:

(in sala operatoria)

Chirurgo: Dobbiamo intervenire subito. 

Infermiera: Cosa gli è successo?

Chirurgo: Lo scopriremo presto, toglietegli la maglietta. 

Infermiera: Subito dottore. 

Strap, strap, strap, strap, strap… rumore di cotone abbastanza resistente, probabilmente NO MADE IN CHINA,  che viene strappato a mani nude dall’infermiera che nell’impeto del momento non ricorda di avvalersi di un utensile affilato. 

Infermiera: Ha la canotta, dottore.

Chirurgo: Allora toglietegli anche la canot… Oh, mioddio! 

Infermiera: È così grave?

Chirurgo: Ohmmioddioooo.

Infermiera: Ma cosa…?

Chirurgo: È ingiallita.

Infermiera: Non ho mai visto nulla di simile in tutta la mia vita. 

Chirurgo: Mi spiace, non possiamo fare nulla per lui. 

Tuc tuc tuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu! 

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