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C’è grossa crisi!

3 Ott

La crisi è quella balla colossale che ci ci raccontano per farci accettare qualsiasi condizione. 

A parte gli squali, tutto bene.

29 Ago

Credo di essere ufficialmente tornata dalle vacanze.

Dico “credo”, perché ho ancora un sacco di mare nella testa. Ebbene sì, tra cassateddre, pasta co’ i saidde, pane cunzato, arancine, cous cous di pesce, busiate, gnocculi e granite sono riuscita a trovare il tempo anche per il mare.

Essendo terrona marittima su ambo i lati, sia lato madre che lato padre, il mare è un elemento che mi piace in tutte le forme. Calmo, agitato, freddo, caldo, basso, profondo, su sabbia, su scogli, con sassi e persino con meduse. Insomma, nel mare potrei sentirmi sempre perfettamente a mio agio, se non fosse per quel piccolo handicap che mi porto dietro da sempre: la fobia degli squali.

Già, la selacofobia mi accompagna da tempi immemori ed è del tutto immotivata.
Nessun trauma, nessun parente sbranato, nessun avvistamento e nessuna visione del film LO SQUALO. Nemmo 2, 3, 4 multipli ed elevati a potenza.
Comunque, la fobia c’è, anche in una piscina di Torino particolarmente buia e con le piastrelle verde muschiato dalla limitata visibilità, e dunque devo conviverci.

Da qualche anno, col Beso, pratico sessioni di snorkeling per prendere confidenza con la vita sott’acqua. Ah, Beso cerca di convincermi del fatto che l’incontro con uno squalo sarebbe una fortuna incredibile. Per il momento, se proprio devo invocare una botta di culo, preferirei incontrare un biglietto vincente della lotteria, invece di uno squalo.

Ma il fatto è che mentre il biglietto vincente non finirà mai sulla mia strada, lo squalo
sicuramente sì. Come faccio a esserne così sicura?
Semplice, perché io vedo squali anche dove non ci sono.

Come a Favignana, qualche settimana fa.

Immersione col Beso. Poco distanti dalle coste dell’isola.
Ma non il solito Beso. Un Beso che ho accuratamente spaventato a morte riguardo la possibilità di incappare in uno squalo.

Nuota nuota nuota nuota quando…
Beso immobile che guarda nel vuoto. (sott’acqua)
Beso a gesti: Guarda là! (tanto in là) Cos’è? (sempre sott’acqua)
Selvaggia a gesti: Sì, è esattamente quello che stai pensando che sia. Quindi, direi, per favore, non indugiare e aiutami a portare le chiappe a casa. (sempre sott’acqua)
Beso a gesti: Vado a vedere. (sempre sott’acqua)
Selvaggia a gesti: Ma che ti sei rimbambito? Si vede da qui. Male, ma si vede. Ha una testa enorme. Squagliamo! (con la mossa della manina, ovviamente sott’acqua)

Inutile dirvi che con 3 bracciate sono arrivata allo scoglio più vicino. Anzi, sopra. E non mi sono nemmeno sguerrata (troppo) nel tentativo di salirci.
Ma Beso? Beso non riemergeva. Ecco, lo squalo ha preso Beso. E adesso? Come scendo da qui?
Come torno a riva? Ah, già… Besooo! Povero Beso…

E all’improvviso… MIRACOLO!
Beso riemerge.

Selvaggia: Allora non ti ha mangiato? Yeeeee!
Hai visto che ci sono gli squali? Squali bianchi!!! Che ti ho detto? Eh? Eh? Eh?
Beso: Ma… sì, ha una sagoma strana. Ma è troppo lontano e sta fermo.
Selvaggia: E allora? Ci sta studiando prima di mangiarci.
Beso: No, è che gli squali bianchi devono sempre nuotare. Se no muoiono soffocati.
Selvaggia: Allora è un altro squalo. Nel dubbio io resto qui.
Beso: Ma qui non ci troverà mai nessuno.
Selvaggia: E chissene!
Beso: Ma magari è solo una medusa gigante.
Selvaggia: SOLO UNA MEDUSA GIGANTE?
BESO: Vado a controllare.
Selvaggia: No no no, per favore nooo… (troppo tardi)

2 secondi e mezzo dopo.

Beso: Vieni a vedere lo squalo. Uahahhhaahahahh!
Selvaggia: No dai, cos’è?
Beso: Ahahhaahhahahahahahahahah! Uno squalo della spesa.

Selvaggia: ???
Beso: Una grossa, grossissima, busta di plastica.
Dai, era piena d’acqua, in lontananza, con la luce a picco… poteva sembrare questo:

c_carcharias

Selvaggia: Dici? A me sembrava più questo…

Alla-ricerca-di-Nemo-3D-character-poster-di-Bruto-Fiocco-e-Randa-4

Beso: Chiaro!
Selvaggia: Va beh, prossimo anno montagna.
Beso: Adesso però torniamo indietro.

Mai donna nuotò così veloce fino a riva.

Con questo post colgo l’occasione per mandare un bel VAFFANCULO a chiunque abbia lasciato in acqua una busta di quelle dimensioni e non solo perché mi ha fatto prendere un colpo, ma perché può rivelarsi una trappola mortale per pesci e tartarughe. Spero tu riesca a leggirmi, dalla tua barca di 12 metri.

Link

In profondo rosso.

26 Nov

In profondo rosso.

In attesa del nuovo Freaks, ecco un mio racconto estratto dal numero interamente dedicato a Torino che potete scaricare e leggere gratuitamente qui: 

http://issuu.com/freaks_mag/docs/freaks_1torino

In profondo rosso. 

“Ciao risponde la mia segreteria telefonica. Cioè, chi ti parla sono io…  registrato dalla segreteria. Avrai capito che non sono in casa, sempre che tu non abbia già messo giù… quindi, se ti va, lascia un messaggio. Così poi ti richiamo. Ah, non c’è nemmeno Diana. Ciaooo”.

 

Mi ero divertito a incidere quel messaggio, solo che  non avrei mai più richiamato nessuno. Anzi, non sarei nemmeno più tornato a casa, dopo quella sera. 

 

  • Dai dai, andiamo. Voglio vedere casa nostra al cinema. 

 

Fu questo l’inizio della fine, quando Diana, la mia ragazza,  iniziò a insistere per vedere casa nostra al cinema. Diana non aveva solo insistito per vedere casa nostra al cinema, ma anche per affittarla come location a quelli del cinema. 

 

  • Diana, hai letto la sceneggiatura? Guarda che poi hai paura, già lo so. 

 

Ovviamente Diana non aveva letto la sceneggiatura. Capiva solo la cifra dell’assegno prima e la possibilità di sfoggiare casa nostra (mia) a tutta Torino dopo. 

 

  • Ma vaaaaaa! È solo un film! Figurati se ho paura! 

 

Ore e ore  di affermazioni che, per l’ennesima volta, mi convincevano a fare come voleva Diana. Come quella volta che abbiamo preso Flaffy, il barboncino nano che cagava come un leone, quella volta che abbiamo ospitato un  surfista californiano (a Torino?), che ha vissuto a casa nostra (mia) a scrocco per sei mesi, quella volta che mi sono fatto cotonare i capelli come il cantante dei Cugini di Campagna solo perché Diana voleva capire se “forse” gli somigliavo. 

 

Usciti dal cinema nessuno parlava. La camminata lungo i portici di Via Roma sembrava la processione dei morti viventi. Proposi anche un brindisi nella casa dell’orrore, giusto per fare lo splendido. 

 

  • E adesso, tutti su da noi. Chi vuole una bella coppa di sangue ghiacciato? Hahahahahahahah!

 

Nessuna risposta. Quando mi voltai lanciai gli occhi nel vuoto, riuscendo a intravedere solo il deretano del più lento della combriccola. Mentre rovistavo nel mio impermeabile alla ricerca delle chiavi di casa, Diana non accennava a mollarmi il braccio prima di esordire con la frase che avrebbe rovinato la mia vita.

 

  • Io lì non ci dormo. 

 

Come al solito, non stavo ascoltando una parola. 

 

  • Sì ti amo anche i… cooosa?

 

  • Voglio andare in albergo. 

 

  • Ma che dici? Sai quanto pago di mutuo per farti vivere qui, nella casa “così bella che ci girano i film”? 

 

  • Che vuoi che ti dica? Ho paura!

 

  • Io ti avevo avvertita però. Quindi adesso andiamo su, che ti piaccia o no. Prendere o lasciare. O così o niente. Cascasse il mondo. 

 

Trenta minuti dopo eravamo già in albergo, naturalmente il più costoso di Torino. Quanto poteva durarle la paura? Una settimana? Un mese? Sei? Diana serbava una sorpresa niente male. 

 

  • Vendi la casa. 

 

  • Diana, non è mica facile vendere una casa come quella. Ci vorrà tempo. 

 

  • Allora prendiamo (che voleva dire prendi tu, paga tu, sgancia tu) un appartamento in affitto. 

 

  • Fuori discussione, che ti piaccia o no si torna a casa. Prendere o lasciare. O così o niente. Cascasse il mondo.  

 

Il pomeriggio stesso stavamo (stavo) già firmando il contratto d’affitto per un  attico in Piazza Vittorio. Quanto poteva ancora durarle la paura? Non mi importava. Dopo altro sei mesi, la sorpresa stavo per farla io. 

 

  • Diana, dobbiamo lasciare questa casa.

 

  • Scherzi?

 

  • No. Non riesco a vendere la casa di Piazza C.L.N. e l’affitto qui è troppo caro. Andiamo in un  bilocale.

 

  • Dove? 

 

  • Porte Palatine. 

 

  • Cosa? È una zona popolare quella. 

 

  • Proprio per quello.

  

  • Non ci penso nemmeno. 

 

  • Basta discutere, che ti piaccia o no, si va alle Porte. Prendere o lasciare. Così o niente. Cascasse il mondo. 

 

E quella volta il mondo cascò davvero. Il giorno dopo Diana non c’era più. Al suo posto c’erano un mutuo, due affitti e diversi insoluti, per colpa di un film che conteneva nel titolo il destino del mio conto corrente ormai, inesorabilmente, in profondo rosso.   

 

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