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Bach Attack.

19 Apr

Tra tutte le qualità che non ho ce n’è una di cui mi sento particolarmente sprovvista. Fortuna che esistono i Fiori di Bach per queste “carenze”.

Dal numero 1 al 38, più il 39esimo factotum Rescue Remedy, troviamo rose capaci di sedare attacchi di panico, castagne per l’ansia, genziane per pessimisti, querce per aspiranti ambiziosi, larici per non rinviare le cose, olmi per quando non ce la si fa più, salici per vite che sono state ingiuste e tante altre essenze MADE IN MADRE NATURA. Personalmente, credo di aver bisogno di un numero 18, o così mi sembra di aver capito effettuando la classica googleata. Concorda anche il farmacista, che però non ha a disposizione il flaconcino da 5 gocce che costa SOLO 8 euro e mi invita a tornare il giorno seguente, lasciandomi tanto di talloncino per il ritiro.

Il giorno dopo. 

Ore 9:00

Fretta cosmica con bestemmia in canna, macchine in tripla fila e farmacia che sta per tirar su le serrande. A sorpresa, mi accoglie una  farmacista sconosciuta che non sembra essere impegnata con nessun cliente, dal momento che ci sono solo io. Cammino decisa verso di lei. 

Farmacista: Un minuto, per favore.

Arresto il passo, faccio finta di sorridere. Aspetto altri 4-5 minuti, e poi faccio un altro mezzo passo. 

Farmacista: Ho detto un minuto.

Io annuisco, ma la rabbia sale. Inizio un carosello con la porta per controllare la macchina, non voglio prendere una multa e nemmeno perdere il mio turno, visto che nel frattempo è entrata altra gente. Passo davanti alla fotocellula un numero illegale di volte, questo irrita la farmacista che, davvero, non capisco cosa stia facendo. 

Farmacista: Ancora un attimo…

Lo dice senza tirar su la testa, il suono giunge distorto. Inizio a cercare il tagliando del ritiro nelle tasche.

Farmacista: Ho capito, attenda. 

Il killer che è in me inizia a farsi sentire, prende parola. 

Killer in me: Senta, devo solo ritirare, sto aspettando da almeno 10 minuti.

La farmacista rimane in modalità gentilezza primaverile. 

Farmacista: Ho visto.

Io resto basita mentre il killer in me mi supplica di uscire.

Killer in me: Senta, ho la macchina in seconda fila, in divieto di sosta.

Farmacista: Prima finisco e prima sono da lei. 

Mi gioco l’ultima carta.

Killer in me: Signora… mi scusi, devo andare a lavorare.

Di colpo, il silenzio. Una palla di sterpaglie rotola davanti al teschio di bufalo nel bel mezzo del deserto. Avrebbe avuto paura anche Chuck Norris. La farmacista muta in farmacista psicopatica, alza la testa tipo bambola infernale e mi trafigge con uno sguardo. Sento freddo. 

Farma psycho: Ah sì, lei deve andare a lavorare? E io cosa sto facendo secondo lei? 

Il killer in me mi abbandona, ha paura pure lui. 

Selvaggia: Non intendevo…

Farma psycho: Le avevo chiesto solo un po’ di pazienza. 

Selvaggia: Sì ma…

Farma psycho: Le viene così difficile avere pazienza?

Selvaggia: Ecco, appunto…

Farma psycho: No, mi risponda. 

Selvaggia: Il problema è…

Farma psycho: Dica, dica, la ascolto…

Selvaggia: Io…

Farma psycho: Lei…

Selvaggia: Io devo…

Farma psycho: Lei cosa?

Non aggiungo altro, mi limito ad appiccicare il talloncino alle rètine della Farma Psycho sul quale troneggia a caratteri cubitali:

Fiore di Bach N°18, essenza IMPATIENTS.  

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