Tag Archives: selvaggia scocciata

Sport blogger parte seconda. Selvaggia per Vertige.

24 Apr

“Si parte con un riscaldamento bello tosto: giri di corsa, pugni nel vuoto, circonduzioni e altri passaggi da effettuare senza mai fermarsi. Si procede con un circuito in cui si potenziano addominali, dorsali e gambe nel quale, se siete un po’ allenate, vi sentirete veramente fighissime. E poi ci si addentra nella parte clou, quella dedicata ai pugni, in cui vi sentirete un po’ meno fighissime.

Capire il meccanismo “uno/due”, nel mio caso sinistro/destro, è davvero impegnativo. E non vi dico capire “uno/due/uno”. Probabilmente scoprirete una natura da autolesioniste che ignoravate fino a quel momento, ovvero quando inizierete a prendervi a pugni da sole. Già, perché nel pugilato un pugno parte e un pugno torna e se non siete un minimo coordinate torna sulla vostra faccia. “

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Ph: Julia Buttkewitz

Location:  This is Life

 

Le donne sbattono i biscotti.

15 Dic

Almeno le donne che conosco, me compresa, sbattono i biscotti prima di pucciarli in qualsiasi tipo di bevanda.

Non è un rito, lo definirei più un’idiosincrasia socialmente accettabile. La donna contemporanea estrae il biscotto dalla confezione in punta di dita, partendo sempre da quelli già rotti, e successivamente, dopo aver avvicinato il biscotto alla tazza, con due colpetti veloci degni di un picchio, bussa sempre due volte. Questo provoca la perdita di buona parte delle briciole appiccicate al tanto anelato biscotto, nonché fastidio profondo nell’uomo che si trova nei paraggi.

Grazie ai miei studi ho potuto formulare interessanti teorie in proposito:

  • reminiscenze infantili dovuti a biscotti troppo “inzupposi” che esplodono al contatto con i liquidi diventando papponi per cani in un amen;
  • perfezionamenti di colazioni a letto in cui è necessario eliminare anche la briciola più insignificante;
  • azione ancestrale basata su rudimenti di codice morse che avrebbe permesso alle donne di parlare già appena sveglie al mattino.

Tuttavia, non sono ancora certa che la mia esplorazione in materia sia terminata, quindi sarà gradita qualsiasi altra teoria o testimonianza in proposito.

Sto ancora cercando di rispondere ai seguenti quesiti: come mai alcuni noti biscotti al burro si definiscono “digestivi”? E perché alcune casalinghe soffrono del Complesso di Banderas?

 

 

Immagine

Per la rubrica Sfashion Blogger: i selfie.

19 Mag

Per la rubrica Sfashion Blogger: i selfie.

La sfashion blogger professionista ha una licenza speciale per i selfie idioti, come si può vedere nella testimonianza allegata*.

*Nella foto, una S.F scatta al grido di “Bananà?”.

La domanda che prima o poi ogni uomo si fa: “dov’è?”.

3 Apr

La convivenza è bellissima: piedi caldi tutto l’anno, anche a gennaio, colazioni lunghissime la domenica, che diventano cola-pranzi, maratone di film sul divano con schifezze da mangiare e così via…

Nel periodo di convivenza con una persona si creano degli equilibri solidi e duraturi, quasi dei taciti accordi su chi fa cosa. Ognuno sa esattamente cosa, come e quando “fare”, peccato che agli uomini non hanno lo switch del “dove”.

Gli uomini, a casa loro, mancano completamento del concetto del “dove”. Sembra infatti, per certi aspetti, che loro non abitino il nostro stesso ambiente, al punto che viene da chiedere “dove sei stato tutti questi anni?”

Già, dove?

Perché gli uomini dopo 3, 4, 5 anni di convivenza, e da quel che dicono le donne più anziane della mia famiglia anche dopo 35, 40, 45 anni di matrimonio, ancora non sanno dove sono i calzini, le posate, i tovaglioli, gli asciugamani, le ciabatte, il phon, i sacchetti per congelare, la carta igienica di scorta, i prodotti per pulire per la casa e tutta una serie di robe che evidentemente noi donne nascondiamo per fomentare un’estenuante caccia al tesoro.

Quando un uomo chiede “dov’è?” e la donna risponde citando a rotazione i soliti 3-4 cassetti distribuiti per la casa ci sono, comunque, altissime probabilità di insuccesso.
Infatti l’uomo andrà a controllare e poi dirà “non c’è” e la donna si alzerà, andrà a controllare e miracolosamente vedrà svettare, proprio davanti ai suoi occhi, l’oggetto incriminato.

E se l’oggetto in questione termina veramente cosa succede?
Nulla, l’uomo continuerà a chiedersi “dov’è?” senza provvedere al rimpiazzo.

Esempio di conversazione.

(venerdì sera)

– Dov’è il pepe?

– Finito.

(domenica a pranzo)

– Dov’è il pepe?

– Sempre finito.

Comunque non faccio una colpa agli uomini per il loro deficit del “dove”. Sono fermamente convinta che non sia colpa loro, ma che sia una sorta di malattia genetica che colpisce il 95% dei soggetti. Un po’ come la malattia che hanno certe donne, che sentono il bisogno di fare enormi mucchi di vestiti sulla sedia in camera da letto, sulla superficie della lavatrice, sul divano, nell’armadio mezzo vuoto del proprio uomo e ovunque ci sia un ripiano su cui posare qualcosa.

Ah, a proposito di armadi… grazie per avere così pochi vestiti e per lasciarci l’usufrutto di quella “porzione” di armadio che non usate e di quel cassetto mezzo vuoto in cui poi non riuscite a trovare i calzini.

Il tempo della bagna cauda.

9 Gen

Sono allergica all’aglio in maniera più o meno mortale, dipende dal grado di cottura. 

1) Crudo: morte. 

2) Stufato: vomito tipo Signor Creosoto* con contrazioni addominali degne di un parto trigemino. 

3) Cotto e stracotto: giramenti di testa, nausea implacabile e problemi a tutta una serie di sfinteri che oggi ho deciso di risparmiarvi. 

4) Cotto intero e rimosso: nessun problema, tranne rare occasioni in cui viene lasciato troppo a contatto con il cibo. In quel caso fa effetto “stufato”: vedere punto 2.

Se sei allergica all’aglio e  vivi in Piemonte sei fottuta. In autunno e in inverno, per ben sei mesi, non puoi esulare da incontri ravvicinati con la bagna cauda o con chi l’ha mangiata. Perché la bagna è ovunque. 

Puoi trovarla in ufficio, nella risata di un tuo collega. 

Nel romantico fumetto gelato del signore appena salito sul tuo stesso pullman che si schiarisce la voce sulla tua faccia. 

Dispersa nell’ascensore che ti porta all’ottavo piano. 

E pure nel letto, mentre dorme al tuo fianco e sospira. 

La bagna cauda, per chi non lo sapesse, è un demone di aglio e acciughe di livello massimo tollerato solo da individui ugualmente posseduti. Non temete, con un buon esorcismo uscirà in 3 giorni dal vostro corpo, dalla pelle con esattezza. Già… l’aglio passa soprattutto da lì, ma solo dopo aver pogato violentemente con i vostri sudori. 

L’allergia o l’intolleranza all’aglio non crea empatia, viene letta come un mero problema di alitosi. Come se il limone vorticoso sedicenne style fosse l’unico motivo di vita per il genere umano. Nemmeno uno shock anafilattico dopo aver baciato un mangiatore di bruschette vi darà credibilità. E comunque non per molto tempo. Dunque se anche voi avete problemi in merito non fatevi vedere da queste parti almeno per altri 2 mesi e se siete già nei paraggi “fuggite, sciocchi!” cit. 

*Sul tubo potrete trovare facilmente video del Signor Creosoto. Non allego direttamente per i deboli di stomaco.

Una fine col botto.

2 Gen

Perché se fai un frontale con un fuoristrada ti assicuro che fai il botto.  

E mentre ti portano in ospedale, con l’ambulanza, pensi a quello che ti diceva tua madre quando eri piccola “Hai cambiato la biancheria? Perché se hai un incidente e ti portano all’ospedale rischi di fare brutta figura”. Intanto passi in rassegna le calze, le mutande e tutto il resto. Puoi stare tranquilla.  

In pratica.. arrivi in ospedale con altre tre persone coinvolte nello stesso incidente, vigili al seguito un po’ scocciati perché non riesci a ricordare cosa sia successo e il personale dell’ambulanza che insiste sul fatto che tu ti sia fatta male alle gambe e non alla schiena. A te sale il nervoso, ma cerchi di stare calma. Attendi il tuo turno, in silenzio. Hai atteso 2 ore i soccorsi, al freddo, puoi attendere ancora un po’ per la visita. Ah, quelli del carro attrezzi sono arrivati subito facendo presente che potevano occuparsi di tutto loro. Ma occuparsi di cosa? Per conto di chi? Hai mal di testa e voglia di uccidere mentre quella pioggia sottile e il freddo della notte ti sta piazzando un raffreddore niente male. 

Dopo un’ora in barella al pronto arriva tuo padre. Lo shock è latente, ma c’è. Devi fare pipì, chiedi di alzarti. Negativo, se vuoi ti diamo una padella. In un attimo ti trovi mezza nuda con una padella sotto al culo. Hai sempre più mal di testa e farla da sdraiata è impossibile, ma senti che devi proprio farla. Piangi. La stronza dell’infermiera ti dice “fatti passare la crisi isterica o ti metto un catetere”. Rispondi che forse le minacce con le persone sotto shock non rientrano proprio nell’etica professionale. Lei si gira verso la “capa” e le urla “ohhh, questa è fuori… io non ne voglio sapere niente”.

Finalmente ti alzi, vai in bagno. Quando torni pare che tu non abbia più diritto a stare sdraiata. Quell’infermiera non si vede più. Intanto i vigili vogliono la versione dei fattii, ma per loro la parola “sbalzata” non è proprio idonea per un verbale. “Allora scrivitelo da solo” pensi, perché non vuoi altre grane e noi hai il coraggio di ribellarti. 

Passano 300 minuti, cinque ore. La testa esplode, la schiena ti fa male a metà. Arriva il tuo turno. A quanto pare non meriti nemmeno una lastra. Il medico è un po’ spazientito perché ha difficoltà a visitarti, perché non hai un abbigliamento consono da ospedale! Peccato che tu sia uscita di casa per andare a cena fuori e non all’ospedale e che mentre eri ferma a un semaforo un fuoristrada ha pensato di darti un bel bacetto sul muso. 

– Vada pure, signorina. 

– Ma la schiena?

– Farà male… per un po’. 

– E il mal di testa?

– Normale. 

– Se non mi passa?

– A quel punto facciamo una lastra e una visita.

– Ma ho atteso 5 ore per una visita. 

– Prenda una tachipirina. 

– “E lei se la metta in culo la tachipirina”, lo pensi solo. Non vuoi grane. 

Esci senza salutare, perché quando ti fanno incazzare diventi maleducata. 

Da ogni angolo della corsia senti dire “buon anno”. 

Tu nemmeno ti volti, cammini nel corridoio eterno con la freddezza di un cecchino armato fino ai denti e mentre fingi di sparare a tutti quelli che ti hanno trattata di merda per tutta la notte pensi: 

Buon anno un cazzo!

Sui vari social.

6 Dic

Gente dispiaciuta per la scomparsa di Mandela, anche se precisamente non sa bene cosa abbia fatto o chi sia realmente stato. Provate a chiedere a queste persone “cos’è l’apartheid?“, vi daranno grandi soddisfazioni. 

Ciao Nelson, mi sa che gli U2 te l’hanno un po’ gufata con quel singolo uscito una settimana fa. Tra me e te, potevano fare meglio. Vero? 🙂
 
Ti dedico la vignetta di zerocalcare sulle “morti famose” sui social.

La solitudine dei gambaletti: una storia razzista.

4 Dic

Oggi ho scoperto che i gambaletti non fanno schifo solo al genere umano, soprattutto maschile, ma anche agli altri calzini. 

Durante un’orgia tra calzini spaiati tenutasi questa mattina al centro del secondo cassetto ho visto due poveri gambaletti, ovviamente anch’essi spaiati, di colori e tessuti differenti, isolati dal resto del gruppo. Spauriti, stretti in un angolo. 

Posso sopportare tutto, anche la promiscuità tra calze dello stesso lato, l’accoppiamento smodato con le calze numero 44 del mio fidanzato e perfino i non rari episodi di threesome… ma non posso proprio accettare casi di razzismo all’interno della mia cassettiera.  

L’SMS ritrovato.

27 Nov

Facendo grandi pulizie natalizie sul cellulare ho ritrovato una vecchissima conversazione via SMS tra me e mia madre. Che dire? Una grande. 

Madre: Come sta andando la festa?

Selvaggia: Nemmeno un ragazzo carino, alcolici scadenti e assenza totale di droghe.  

Madre: Ti lamenti sempre. 

 

L’inutilità, ma in HD.

20 Nov

Qualche sera fa un amico mi ha fatto scoprire Louis CK, il maestro dello stand up comedy  americano. 

Mi ha mostrato un video che tratta una tematica che mi tormenta dall’avvento dei primi cellulari muniti di fotocamera: ma perché la gente preferisce guardare il mondo da uno schermo piuttosto che goderselo con i propri occhi? E non ditemi per fare i video, perché in genere i prodotti che escono fuori non sono degni di essere definiti tali. Sì, parlo anche a te che hai lo smartphone in HD.

L’amico Louis ci racconta di quelli che riprendono con i loro apparecchi le recite dei figli a scuola. Loro sì che sono gli esperti dell’alta definizione, peccato che i loro video non interessino a nessuno. (Il discorso vale anche per i video delle vacanze.)

Non avendo esperienza in materia di pupi, i miei soggetti di studio sono altri. I miei preferiti sono quelli ai concerti. Già, loro guardano il concerto nel cell e io guardo loro che guardano il concerto nel cell. Loro sono quelli che non si godono lo spettacolo per portare a casa un filmato buio, con delle figure piiiiiccole e un audio, scusate il termine, di merda. 

Poi ci sono quelli che lo fanno a teatro o al cinema. Sono peggio di quelli muniti di telecamera a mano che cercano di riprendere alla “cazzodicane” lo spettacolo per poi metterlo in rete in una qualità vergognosa con la gente che passa davanti allo schermo, tossisce, scatarra e fa altre azioni umane schifose. 

Non dimentichiamoci dei “cascasse il mondo”.  Quelli che devono riprendere e documentare tutto mentre sta succedendo una catastrofe, ovviamente senza aver pensato a chiamare i soccorsi. 

L’altra categoria che mi fa impazzire è quella che se ne va in giro con il tablet spianato, e qui amici e parenti mi manderanno a cagare. Secondo me loro si sentono davvero un po’ registi, perché guardano sempre la scena un po’ dall’alto. 

Non so voi, ma quello che ho notato io è che da quando c’è tutta questa tecnologia i miei ricordi, se pur in HD, durano molto meno nel tempo. Sarà mica perché, in caso di dimenticanza, posso sempre andare a rivedermi il video? 

A voi lo spezzone folgorante.

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