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Pullman di casa mia.

16 Mag

Da leggere solo se avete tollerato il post sulle puzze dei treni.

Avete mai fatto caso (sicuramente sì) agli odori che aleggiano sui mezzi pubblici della vostra città?

A Torino, se prendi il tram o il pullman nel momento sbagliato, ora di punta – mattino – estate –  Festa dell’Unità, sei fottuto. 

Analizziamo insieme di cosa sanno queste puzze, in ordine di sopportazione.

Al decimo posto c’è la puzza dei freni dei tram. Un odore ferroso, pungente, ma che almeno non dà il voltastomaco. A proposito, l’unico motivo per cui non dà il voltastomaco è perché non è di natura umana. 

Al nono posto troviamo la naftalina che impregna giacche e cappotti per poi sprigionarsi nelle tue narici. 

Ottava posizione per l’acqua di colonia, la nauseabonda fragranza che da sempre accompagna pochi (ma persistenti) fan che ti regalano grandi mal di testa soprattutto nelle lunghe tratte tipo Caio Mario – P.za Sofia (che noi torinesi pronunciamo proprio come Sofia Loren). 

Mentre il settimo gradino appartiene al vario street food che i lavoratori e gli studenti amano consumare sui mezzi per spicciarsi. E qui chiedo venia, perché io per prima ho consumato nauseanti hot dog, kebab e, in certe ore della notte, topoburger su tram e pullman. Un kebab cipolloso scartato nel momento sbagliato vale come attacco terroristico. Ricordalo.  

In sesta base l’odore di classe delle medie in pieno casino ormonale, che sta andando a visitare per la tredicesima volta il Museo Egizio sul tuo stesso fottuto pullman. 

Quinto traguardo per l’effluvio di capello sporco. Non vado oltre. 

Vince la quarta posizione la puzza di piede in scarpa bagnata, scarpa da ginnastica senza calza, Superga

Al terzo troviamo le fughe di gas che ovviamente capitano sempre quando il pullman è strapieno e tu non puoi andare da nessuna parte. In quei casi non puoi fare altro che tentare il suicidio

Il secondo posto del podio è della cara amica ascella. Pare che la maggior parte delle persone non si accorga dell’ascella che prende il sopravvento sulla personalità. Per quelle persone: voi no, ma noi sì

E in pole position, davanti a tutti, la puzza di aglio immancabile già dalle 7 del mattino disponibile in 2 profumazioni, sia cotto che crudo. Esce dalla bocca, esce dalla pelle e appesta il vano per diverse ore.  

 

Hai provato empatia leggendo questo post? Pena? Solidarietà?

Se anche i mezzi pubblici della tua città puzzano di latrina, pannolino sporco o vomito di gatto, condividi qui la tua esperienza. 

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Per la rubrica “Cinema e altri fenomeni”.

19 Mar

Stasera esce il nuovo numero di Freaks, cinema e altri fenomeni, a tema “SOUD”.

Autoctoni e non, vi aspetto al Blah blah di Torino per una serata all’insegna del cinema, della musica e della festa.

Vorrete mica perdervi il mio pezzo semi serio sulla musica diegetica?

Il tempo della bagna cauda.

9 Gen

Sono allergica all’aglio in maniera più o meno mortale, dipende dal grado di cottura. 

1) Crudo: morte. 

2) Stufato: vomito tipo Signor Creosoto* con contrazioni addominali degne di un parto trigemino. 

3) Cotto e stracotto: giramenti di testa, nausea implacabile e problemi a tutta una serie di sfinteri che oggi ho deciso di risparmiarvi. 

4) Cotto intero e rimosso: nessun problema, tranne rare occasioni in cui viene lasciato troppo a contatto con il cibo. In quel caso fa effetto “stufato”: vedere punto 2.

Se sei allergica all’aglio e  vivi in Piemonte sei fottuta. In autunno e in inverno, per ben sei mesi, non puoi esulare da incontri ravvicinati con la bagna cauda o con chi l’ha mangiata. Perché la bagna è ovunque. 

Puoi trovarla in ufficio, nella risata di un tuo collega. 

Nel romantico fumetto gelato del signore appena salito sul tuo stesso pullman che si schiarisce la voce sulla tua faccia. 

Dispersa nell’ascensore che ti porta all’ottavo piano. 

E pure nel letto, mentre dorme al tuo fianco e sospira. 

La bagna cauda, per chi non lo sapesse, è un demone di aglio e acciughe di livello massimo tollerato solo da individui ugualmente posseduti. Non temete, con un buon esorcismo uscirà in 3 giorni dal vostro corpo, dalla pelle con esattezza. Già… l’aglio passa soprattutto da lì, ma solo dopo aver pogato violentemente con i vostri sudori. 

L’allergia o l’intolleranza all’aglio non crea empatia, viene letta come un mero problema di alitosi. Come se il limone vorticoso sedicenne style fosse l’unico motivo di vita per il genere umano. Nemmeno uno shock anafilattico dopo aver baciato un mangiatore di bruschette vi darà credibilità. E comunque non per molto tempo. Dunque se anche voi avete problemi in merito non fatevi vedere da queste parti almeno per altri 2 mesi e se siete già nei paraggi “fuggite, sciocchi!” cit. 

*Sul tubo potrete trovare facilmente video del Signor Creosoto. Non allego direttamente per i deboli di stomaco.

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Ecco il programma.

15 Nov

Ecco il programma.

Succederà da Eataly.

Vi aspettiamo numerosi.

🙂

E dopo “la cena dei cretini”, l’aperitivo dei Freaks.

14 Nov

Finalmente domani esce il nuovo numero di Freaks. Ho le prove come potete vedere “al fondo”, espressione abusata dai torinesi per indicare una qualsiasi cosa più o meno distante. 

Vi aspetto tutti, torinesi e non, domani sera da Eataly per scoprire il nuovo numero della rivista e, naturalmente, per festeggiare. 

Tutte le info le trovate qui. Io sarò lì. Ci saranno anche un paio di ospiti famosi e per le fanciulle… figo a sorpresa. 😉 

Condividete, invitate tutti, più siamo e meglio è. 

Domani vi posto l’intero programma del weekend. Già, perché vi faremo due pellicole così per ben 3 giorni. 

Avete capito bene: 3GIORNI!!!

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ImmagineLe copie calde di stampa.

N.B. 

Freaks è gratis e anche l’evento.

(NON DOVRAI NEPPURE ACQUISTARE UNA BATTERIA DI PENTOLE A FINE SERATA)

Quindi, niente scuse. 

Il piccione suicida.

12 Lug

Da un po’ di tempo trovo sulla mia strada una nuova specie di piccione: il piccione suicida. Ah, quando dico “sulla mia strada” intendo proprio sulla strada asfaltata che percorro in macchina da casa mia al mio posto di lavoro. 

Sono lì, come ogni mattina, ovviamente in ritardo, guido da ritiro immediato della patente cercando di fare attenzione a un numero di cose infinite, quando… una cricca di piccioni invade la mia carreggiata, unica carreggiata. 

“Adesso si spostano” – penso. 

“Vedrai, ora si spostano” – ripenso.

Clacson. Ri-clacson. Clacson che manco se l’Italia vince i Mondiali…. 

Nulla. Ok, a questo punto si tratta di un suicidio di massa. Mi spiace, davvero, a differenza della maggior parte degli umani, io non desidero nemmeno la loro estinzione… 

Va beh, dai, freno. Magari si spostano. Fermi, io e loro. Ancora un po’ clacson. Nulla. 

Basta, a tutto gas. 

Chiudo gli occhi, temendo un pasticcio di piccione sotto le ruote. 

Apro gli occhi e cosa vedo? Dieci piccioni che corrono terrorizzati verso il ciglio della strada, in una traiettoria da sbronzi, completamente in confusione, mentre sbattono pure un po’ tra loro. .

“Ce la faccio, ce la faccio, ce la faccio…” (immagino i pensieri del piccione più vicino al parafango della mia auto, mentre vengo colta da pena lancinante nei confronti di queste bestiole pentite che hanno cambiato idea e hanno deciso di non suicidarsi più. Ok, va tutto bene. Siamo tutti felici. C’è solo una cosa che ancora non mi torna, il dilemma quotidiano, la domanda delle domande: 

Ma volare? No?

 

 

 

 

 

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Dart Human Fener.

5 Dic

Dart Human Fener.

Dart come non l’avete mai visto e come non l’avete mai letto. Dove? Su Freaks, ovviamente e alla P.O.W. Gallery di Piazza Castello, 51 – 10123 Torino.

Ritrovo dei ribelli 8 Dicembre alle 17:00.

Tutte le info qui:

http://www.torinotoday.it/eventi/cinema/dart-human-fener-pow-gallery-torino.html

http://www.facebook.com/FreaksZine?fref=ts

Link

In profondo rosso.

26 Nov

In profondo rosso.

In attesa del nuovo Freaks, ecco un mio racconto estratto dal numero interamente dedicato a Torino che potete scaricare e leggere gratuitamente qui: 

http://issuu.com/freaks_mag/docs/freaks_1torino

In profondo rosso. 

“Ciao risponde la mia segreteria telefonica. Cioè, chi ti parla sono io…  registrato dalla segreteria. Avrai capito che non sono in casa, sempre che tu non abbia già messo giù… quindi, se ti va, lascia un messaggio. Così poi ti richiamo. Ah, non c’è nemmeno Diana. Ciaooo”.

 

Mi ero divertito a incidere quel messaggio, solo che  non avrei mai più richiamato nessuno. Anzi, non sarei nemmeno più tornato a casa, dopo quella sera. 

 

  • Dai dai, andiamo. Voglio vedere casa nostra al cinema. 

 

Fu questo l’inizio della fine, quando Diana, la mia ragazza,  iniziò a insistere per vedere casa nostra al cinema. Diana non aveva solo insistito per vedere casa nostra al cinema, ma anche per affittarla come location a quelli del cinema. 

 

  • Diana, hai letto la sceneggiatura? Guarda che poi hai paura, già lo so. 

 

Ovviamente Diana non aveva letto la sceneggiatura. Capiva solo la cifra dell’assegno prima e la possibilità di sfoggiare casa nostra (mia) a tutta Torino dopo. 

 

  • Ma vaaaaaa! È solo un film! Figurati se ho paura! 

 

Ore e ore  di affermazioni che, per l’ennesima volta, mi convincevano a fare come voleva Diana. Come quella volta che abbiamo preso Flaffy, il barboncino nano che cagava come un leone, quella volta che abbiamo ospitato un  surfista californiano (a Torino?), che ha vissuto a casa nostra (mia) a scrocco per sei mesi, quella volta che mi sono fatto cotonare i capelli come il cantante dei Cugini di Campagna solo perché Diana voleva capire se “forse” gli somigliavo. 

 

Usciti dal cinema nessuno parlava. La camminata lungo i portici di Via Roma sembrava la processione dei morti viventi. Proposi anche un brindisi nella casa dell’orrore, giusto per fare lo splendido. 

 

  • E adesso, tutti su da noi. Chi vuole una bella coppa di sangue ghiacciato? Hahahahahahahah!

 

Nessuna risposta. Quando mi voltai lanciai gli occhi nel vuoto, riuscendo a intravedere solo il deretano del più lento della combriccola. Mentre rovistavo nel mio impermeabile alla ricerca delle chiavi di casa, Diana non accennava a mollarmi il braccio prima di esordire con la frase che avrebbe rovinato la mia vita.

 

  • Io lì non ci dormo. 

 

Come al solito, non stavo ascoltando una parola. 

 

  • Sì ti amo anche i… cooosa?

 

  • Voglio andare in albergo. 

 

  • Ma che dici? Sai quanto pago di mutuo per farti vivere qui, nella casa “così bella che ci girano i film”? 

 

  • Che vuoi che ti dica? Ho paura!

 

  • Io ti avevo avvertita però. Quindi adesso andiamo su, che ti piaccia o no. Prendere o lasciare. O così o niente. Cascasse il mondo. 

 

Trenta minuti dopo eravamo già in albergo, naturalmente il più costoso di Torino. Quanto poteva durarle la paura? Una settimana? Un mese? Sei? Diana serbava una sorpresa niente male. 

 

  • Vendi la casa. 

 

  • Diana, non è mica facile vendere una casa come quella. Ci vorrà tempo. 

 

  • Allora prendiamo (che voleva dire prendi tu, paga tu, sgancia tu) un appartamento in affitto. 

 

  • Fuori discussione, che ti piaccia o no si torna a casa. Prendere o lasciare. O così o niente. Cascasse il mondo.  

 

Il pomeriggio stesso stavamo (stavo) già firmando il contratto d’affitto per un  attico in Piazza Vittorio. Quanto poteva ancora durarle la paura? Non mi importava. Dopo altro sei mesi, la sorpresa stavo per farla io. 

 

  • Diana, dobbiamo lasciare questa casa.

 

  • Scherzi?

 

  • No. Non riesco a vendere la casa di Piazza C.L.N. e l’affitto qui è troppo caro. Andiamo in un  bilocale.

 

  • Dove? 

 

  • Porte Palatine. 

 

  • Cosa? È una zona popolare quella. 

 

  • Proprio per quello.

  

  • Non ci penso nemmeno. 

 

  • Basta discutere, che ti piaccia o no, si va alle Porte. Prendere o lasciare. Così o niente. Cascasse il mondo. 

 

E quella volta il mondo cascò davvero. Il giorno dopo Diana non c’era più. Al suo posto c’erano un mutuo, due affitti e diversi insoluti, per colpa di un film che conteneva nel titolo il destino del mio conto corrente ormai, inesorabilmente, in profondo rosso.   

 

FREAKS

27 Ott

FREAKS-clicca qui per leggere e scaricare la rivista online.

Se il numero 0, il numero 1 vi conquisterà

Dopo Moon e il cinema dedicato alla luna, ecco il numero che celebra Torino e la sua importanza per la storia del cinema. 

Leggete, scaricate e condividete. Freaks è già cresciuto molto dal numero 0, grazie a tutti i suoi lettori e sostenitori.

Freaks è una rivista gratuita scritta da esperti di cinema, addetti ai lavori, ma anche da semplici appassionati come me.

Per i lettori di Selvaggia, mi trovate a pagina 8 e 9.  

Buona lettura.

Copertina

Paolofitness e non solo

Per aspera ad astra

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verticalexpressionstudio.wordpress.com/

Arti coreutiche e discipline acrobatiche

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Anni di appunti devono trovare ordine per trasformarsi in personaggi e racconti per dare il via ad una complessa cosmogonia. Un punto di confronto (e soprattutto una valvola di sfogo) sono d'uopo ...