I panni sporchi s’indossano in famiglia.

1 giu

A tutte le mamme che la pensano come la mia mamma. E dunque, anche alla mia mamma. 

Negli ultimi giorni mi sta tornando spesso alla mente una frase che mia madre usava dirmi quando ero bambina: “cambiati la biancheria e non metterti i calzini bucati, perché se ti succede qualcosa e finisci all’ospedale fai brutta figura.” 

Una raccomandazione che mi ha sempre lasciata un po’ “così”, soprattutto in quello spazio  di parole che recita “…se finisci all’ospedale fai brutta figura.”

Se finisco all’ospedale?

Se finisco all’ospedale?

Mamma, se finisco all’ospedale, sai che mi frega se faccio brutta figura?

E soprattutto, se finisco all’ospedale forse i miei soccorritori non valuteranno il mio caso in base al regolamento per partecipare a Moda Mare Positano, almeno spero!

La cosa più sconcertante è stata rendermi conto che non sono l’unica ad essere cresciuta con il terrore della canotta macchiata, la mutanda slabbrata e la calza bucata, ma molti, moltissimi, amici con cui ho avuto modo di condividere questa interessantissima conversazione. A quel punto è stato tutto chiaro… non era solo una paranoia di mia madre, ma un morbo diffuso. Quindi, non ho potuto fare a meno di razionalizzare e attribuire alla faccenda un evento primordiale scatenante che ha dato origine al tutto. 

E ho capito che dev’essere andata più o meno così:

(in sala operatoria)

Chirurgo: Dobbiamo intervenire subito. 

Infermiera: Cosa gli è successo?

Chirurgo: Lo scopriremo presto, toglietegli la maglietta. 

Infermiera: Subito dottore. 

Strap, strap, strap, strap, strap… rumore di cotone abbastanza resistente, probabilmente NO MADE IN CHINA,  che viene strappato a mani nude dall’infermiera che nell’impeto del momento non ricorda di avvalersi di un utensile affilato. 

Infermiera: Ha la canotta, dottore.

Chirurgo: Allora toglietegli anche la canot… Oh, mioddio! 

Infermiera: È così grave?

Chirurgo: Ohmmioddioooo.

Infermiera: Ma cosa…?

Chirurgo: È ingiallita.

Infermiera: Non ho mai visto nulla di simile in tutta la mia vita. 

Chirurgo: Mi spiace, non possiamo fare nulla per lui. 

Tuc tuc tuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu! 

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Non mangiate quella torta.

13 mag

Conversazione a basso contenuto di glucosio.

 

Selvaggia:             Buongiorno.

 

Gelataio:            Buonasera.

 

Miii già partiamo male! Va beh…

 

Selvaggia:            Volevo…

 

Gelataio:            Deve fare lo scontrino.

 

Selvaggia:            Sì, è che non so…

 

Gelataio:            Ho capito, ma prima deve fare lo scontrino.

 

Selvaggia:            Ok, allora mi faccia lo scontrino per una torta gelato.

 

Immaginate un fermo immagine in gelateria sul volto paffuto di un gelataio tutto bianco e sorridente che al termine del fermo esplode tipo bottiglia di Coca-Cola inzeppata* di Mentos.

 

Gelataio:            Torta gelato? Le sembra una torta gelato?

 

Selvaggia:            No?

 

E qui, il mio immenso talento di far uscire fuori di testa le persone senza dire praticamente nulla: un vero superpotere.

 

Gelataio:            MA NOO!

 

Selvaggia:            Quindi… non c’è gelato dentro?

 

Gelataio:            MA NOO! È un semifreddo. È diverso.

 

Selvaggia:            Ah!

 

Aspettando qualche altra info dal gelataio prima di provocare fusioni nucleari in Corea con la sola ira dell’omino dei gelati.

 

Gelataio:            Va bene.

 

Selvaggia:            Non so, non vado matta per i semifreddi.

 

Gelataio:            Se le piace il gelato, le piace anche il semifreddo.

 

E qui stavo già partendo con “ma non aveva detto che erano diversi?”, ma sono riuscita a trattenermi e a far finta di niente.

 

 Selvaggia:            Mi dà la più grande che ha?

 

Gelataio:            Quanti siete?

 

Selvaggia:            Quattro.

 

Gelataio:            Quando la mangiate?

 

La tentazione è forte, vorrei rispondere “un fiorino”, ma riesco a trattenermi.

 

Selvaggia:            Stasera.

 

Gelataio:            È  troppo grossa per quattro. È un chilo.

 

Selvaggia:            L’altra mi sembra piccola.

 

Gelataio:            Ma è da 750 gr.

 

Selvaggia:            Ma per un paio d’euro in più mi prendo quella da chilo.

 

Gelataio:            E se poi non la mangiate?

 

Selvaggia:            Sì che la mangiamo.

 

Gelataio:            Non dura più di qualche giorno.

 

Selvaggia:            Qualche giorno? Al massimo arriva a domani mattina.

 

Gelataio:            (sospiro)

 

Cerco di stemperare la tensione con una delle mie domande.

 

Selvaggia:            La metto in freezer?

 

Cavolo, stavo andando davvero bene, fino a quel momento…

 

Gelataio:            Morbida. (ribaltando gli occhi)

 

Selvaggia:            Scusi?

 

Gelataio:            Va servita morbida.

 

Selvaggia:            Quindi la metto in frigo?

 

Gelataio:            Lasciatela fuori…

 

Selvaggia:            E se poi non la mangiamo tutta?

 

Lo dico proprio mentre sto ritirando la torta, dopodichè realizzo… Lui alza la testa, allarga le narici, tende i muscoli del collo. Io ho giusto il tempo di specchiarmi nel riflesso dei suoi occhiali, prima di cominciare a correre. 

 

*Inzeppare, nonostante sia dialetto il T9 di Word non lo considera errore. Mah?!?!

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Quello che le donne non dicono potresti anche fare lo sbatti di immaginarlo.

26 apr

Si dice che quando una donna dice “no”, in realtà, vuole dire “sì”, e viceversa. Che quando una donna risponde “non ho niente” significa “sono incazzata come un puma giapponese e se ti avvicini ti recido la giugulare con una carezza”. Che quando una donna esordisce con “va tutto bene” vuole dire “ma ti pare che vada bene?”. Che quando una donna, timidamente, dichiara “non importa”, nel profondo, sta pensando “minchia se questa me la paghi!”. Insomma, si dice che quando una donna dice qualsiasi cosa è molto difficile che “quella cosa” abbia realmente “quel” significato. 

Ma è sempre stato così? Non potendomi avvalere di ricostruzioni storiche attendibili, tipo i filmati “in costume”che partono ogni volta che la famiglia “Angela” si fa una domanda, mi accontenterò di confutare la mia tesi attraverso qualche esempio cinematografico.  

Quante volte nei film abbiamo visto donne baciate di prepotenza, dal fusto di turno, che prima si ribellano come anguille in preda alle convulsioni e pochi secondi dopo si lasciano coinvolgere in una limonata capace di rilevare anche il più piccolo reflusso gastroesofageo? Pensate a Rossella O’Hara, a Holly, a Cleopatra…. anzi, pensate direttamente a Liz Taylor in tutti i suoi ruoli e nella vita. 

Ciò che invece sfugge alla mia analisi è: perché gli uomini continuano a ignorare questa peculiarità della donna?

A) gli uomini non sono dotati di memoria storica.

B) gli uomini non vanno abbastanza al cinema.

C) gli uomini non hanno una grande immaginazione.

D) gli uomini non se ne fottono proprio.

Ormai, sui vari social, girano veri e propri tutorial per interpretare e decifrare il linguaggio delle donne. Elio con “Cara ti amo” ha creato un attendibilissimo manuale per la comprensione dell’utero e delle sue necessità. 

E se la questione fosse più complessa? E se un banalissimo “sei arrabbiata?” volesse dire “so che sono stato stato proprio uno stronzo, ma  ho un orgoglio grande come la fronte di un beluga e non riuscirò mai ad ammetterlo”? A quel punto il “ma figurati!” o il “non importa” delle donne risponderebbe inconsciamente all’orgoglio dell’uomo con “col cavolo che ti prendi questa soddisfazione!”.

Così però cadrebbe tutto quello che imparato in questi 30 anni di vita.  A una certa età le fanciulle imparano che quando un uomo dice una cosa, in genere, vuole dire proprio “quella”,  fatta eccezione per le seguenti situazioni: 

  • non è che non mi piaci, è che siamo troppo amici. (sei racchia)
  • è che ho paura di rovinare tutto. (sei racchia)
  • non sei tu, sono io che sono sbagliato. (sei racchia)
  • tu sei fantastica ma… (sei racchissima) 

Il punto è proprio qui. Perché noi donne al primo “non sei tu, sono io che…”capiamo il vero significato della frase e voi maschietto davanti a un “non voglio più vederti”ci prendete in parola?  

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Bach Attack.

19 apr

Tra tutte le qualità che non ho ce n’è una di cui mi sento particolarmente sprovvista. Fortuna che esistono i Fiori di Bach per queste “carenze”.

Dal numero 1 al 38, più il 39esimo factotum Rescue Remedy, troviamo rose capaci di sedare attacchi di panico, castagne per l’ansia, genziane per pessimisti, querce per aspiranti ambiziosi, larici per non rinviare le cose, olmi per quando non ce la si fa più, salici per vite che sono state ingiuste e tante altre essenze MADE IN MADRE NATURA. Personalmente, credo di aver bisogno di un numero 18, o così mi sembra di aver capito effettuando la classica googleata. Concorda anche il farmacista, che però non ha a disposizione il flaconcino da 5 gocce che costa SOLO 8 euro e mi invita a tornare il giorno seguente, lasciandomi tanto di talloncino per il ritiro.

Il giorno dopo. 

Ore 9:00

Fretta cosmica con bestemmia in canna, macchine in tripla fila e farmacia che sta per tirar su le serrande. A sorpresa, mi accoglie una  farmacista sconosciuta che non sembra essere impegnata con nessun cliente, dal momento che ci sono solo io. Cammino decisa verso di lei. 

Farmacista: Un minuto, per favore.

Arresto il passo, faccio finta di sorridere. Aspetto altri 4-5 minuti, e poi faccio un altro mezzo passo. 

Farmacista: Ho detto un minuto.

Io annuisco, ma la rabbia sale. Inizio un carosello con la porta per controllare la macchina, non voglio prendere una multa e nemmeno perdere il mio turno, visto che nel frattempo è entrata altra gente. Passo davanti alla fotocellula un numero illegale di volte, questo irrita la farmacista che, davvero, non capisco cosa stia facendo. 

Farmacista: Ancora un attimo…

Lo dice senza tirar su la testa, il suono giunge distorto. Inizio a cercare il tagliando del ritiro nelle tasche.

Farmacista: Ho capito, attenda. 

Il killer che è in me inizia a farsi sentire, prende parola. 

Killer in me: Senta, devo solo ritirare, sto aspettando da almeno 10 minuti.

La farmacista rimane in modalità gentilezza primaverile. 

Farmacista: Ho visto.

Io resto basita mentre il killer in me mi supplica di uscire.

Killer in me: Senta, ho la macchina in seconda fila, in divieto di sosta.

Farmacista: Prima finisco e prima sono da lei. 

Mi gioco l’ultima carta.

Killer in me: Signora… mi scusi, devo andare a lavorare.

Di colpo, il silenzio. Una palla di sterpaglie rotola davanti al teschio di bufalo nel bel mezzo del deserto. Avrebbe avuto paura anche Chuck Norris. La farmacista muta in farmacista psicopatica, alza la testa tipo bambola infernale e mi trafigge con uno sguardo. Sento freddo. 

Farma psycho: Ah sì, lei deve andare a lavorare? E io cosa sto facendo secondo lei? 

Il killer in me mi abbandona, ha paura pure lui. 

Selvaggia: Non intendevo…

Farma psycho: Le avevo chiesto solo un po’ di pazienza. 

Selvaggia: Sì ma…

Farma psycho: Le viene così difficile avere pazienza?

Selvaggia: Ecco, appunto…

Farma psycho: No, mi risponda. 

Selvaggia: Il problema è…

Farma psycho: Dica, dica, la ascolto…

Selvaggia: Io…

Farma psycho: Lei…

Selvaggia: Io devo…

Farma psycho: Lei cosa?

Non aggiungo altro, mi limito ad appiccicare il talloncino alle rètine della Farma Psycho sul quale troneggia a caratteri cubitali:

Fiore di Bach N°18, essenza IMPATIENTS.  

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Tira più un pelo di buoi che un carro di figa.

22 mar

Tira più un pelo di buoi che un carro di figa.

Quelli che non prendono le cose di petto 
perché gli va di culo, 
che guardano il lato B 
perché il lato A è stato rovinato dalla rasatura mohawk, 
che girano la frittata 
solo perché sopra è ancora cruda, 
che voltano Gabbana 
perché Dolce fa ingrassare 
e che sanno che a ogni azione 
corrisponde una reazione uguale 
e AL CONTRARIO.

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48 giorni dopo (la chiusura di Splinder).

17 mar

Come ve la state cavando con le faccende di import-export?

Ci siete riusciti tutti?

E soprattutto, dove siete finiti?

Vi siete arresi a io bloggo o vi state spaccando la testa, come me, su wordpress?

Fatevi vivi, vi sto cercando, mi mancate. 

Kiro, Avvo, La Teacher, Capeua, Glaurito, Marcel e tutti gli altri: DOVE SIETE?

Chiunque avesse notizie di Splinderiani a zonzo per la rete è pregato di segnalarlo. 

Selvaggia, che oggi non è nemmeno particolarmente scocciata… forse perché è sabato?!?

 

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Mela-Z o Mela-fuggo?

12 mar

Meglio un bel Mela-Z in mezzo alla fronte, dove potersi colpire in caso di cazzata irreversibile, o una combinazione di Mela – alt – esc da digitare sul petto, tipo mossa di Hokuto, per svignarsela quando la situazione si mette male?

Pensandoci, anche un Mela-S per mettersi in salvo non sarebbe male, così come un Mela-N per cominciare qualcosa di nuovo e Mela-F per cercare le cose perdute.

Voi che Mela usereste? E per farci cosa?

Dite la vostra.

Passo e Q

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