Attaccare bottone in palestra.

12 Giu

Tizio palestrato: Cosa ascolti mentre ti alleni?

Selvaggia: Morire di peste nel XIV secolo.

#AlessandroBarbero ❤️

Io alle prese con un allenamento medievale.

Quello che i feticisti non sanno.

3 Giu

Inizio a sospettare che  tutto questo gran vociare sulle norme moda mare 2021 sia solo una scusa per spostare l’attenzione dal vero, solo e unico dramma dell’estate: le vesciche ai piedi da calzatura estiva.

Il passaggio tra scarpa invernale e scarpetta fru fru  è sempre molto traumatico, soprattutto se vivi in una città come Torino in cui passi da Moon Boot a infradito (e viceversa) nel giro di un’ora: anche più volte al giorno. 

Purtroppo questo post non fornisce soluzioni per evitare le vesciche e nemmeno per curarle velocemente. Questo post, assolutamente inutile, serve solo per dirvi che dovete mettervi l’anima in pace e soffrire. 

Per chiarire al meglio cosa vi aspetta, ho preparato una Top 3 delle vesciche più bastarde.

Al terzo posto abbiamo la vescica dietro il tallone. Tremenda sì, ma facilmente eludibile usando delle calzature a ciabatta. Ovviamente, se vi viene questo tipo di vescica e poi inizia a diluviare siete fottuti perché infilarsi una scarpa chiusa è come mangiare una gomma al vetro. 

A un soffio dal primo gradino del podio c’è quella simpatica bollicina che solo l’infradito può provocare, quella tra le dita dei piedi. Vi farà desiderare di indossare gli anfibi anche il 15 di agosto.

And the winner is… vescica sotto la pianta del piede. Potete solo sperare di beccarvi insieme un’insolazione in coordinato e rimanere distesi a letto fino alla loro totale scomparsa, perché camminarci sopra non solo è doloroso come poggiare il piede su un pugnale, ma vi costringe a balli latini degni dei migliori video tormentoni dell’estate. 

Quindi rassegnatevi. Chi il piede nudo vuole sfoggiare, molto deve su…?

P.s. 

Se sostituite alla parola “vescica” il termine “persona fastidiosa con cui sono costretta a fare i conti” e se applicate al grado di fastidio delle vesciche il vostro rating di sgradevolezza riguardo alla gente, il post funzionerà lo stesso. 

Abbi cura di te.

18 Mag

Leggo di tantissime persone che hanno avuto l’occasione di conoscere Battiato: per lavoro, per fortuna, per caso…
Io non l’ho mai conosciuto e nemmeno visto in concerto, anche perché l’unica volta che ho avuto i biglietti li ho regalati ai miei genitori.
Però io a Battiato devo molto, perché inconsapevolmente ha “regalato” a me e al mio papà la nostra canzone. Avevamo addirittura comprato il CD con la nostra canzone. Dico addirittura perché erano i tempi in cui i CD costavano tantissimo ed era un evento più unico che raro acquistarne uno durante l’anno. La maggior parte arrivavano dall’Autogrill, durante il viaggio della speranza Torino-Marsala, ed erano quelli in super offerta del Festival Bar o i vari “Best of” doppi tipo Battisti, Queen e, a sorpresa, Pitura Freska. Comunque, non volevo farla troppo lunga, mi sembrava solo carino ringraziarlo per tutti i bei momenti che io e mio papà abbiamo passato ascoltando, cantando e commuovendoci per la “nostra” canzone.

#abbicuradite

Ph: Giovanni Canitano

Solo ansia di qualità.

15 Mag

Nell’ultimo anno ho iniziato a coltivare l’ansia. All’inizio era solo per uso personale, poi ne ho raccolta talmente tanta che ho deciso di tirarci su un business. A proposito, se ne fate uso non esitate a contattarmi. La vendo un tot al kg e ve la porto fino a casa.

La mia ansia è di qualità superiore, per questo costa cara. Non è come quella che si trova in giro, quella la tagliano con tutto: angoscia, male di vivere, tedio, noia, paranoia, psicosi, fobie, ossessioni… tutte quelle robe brutte.

Credo sia molto importante imparare a distinguere l’ansia buona, quella fisiologica del tutto normale, dalle schifezze che ci vogliono propinare. L’ansia, diciamolo, per essere davvero buona deve essere km zero. Anche se arriva solo dalla scrivania del vostro collega in ufficio, non va bene, ha già viaggiato troppo. Inquinato troppo. E mi raccomando, assicuratevi che sia cruelty free, nessuno merita un’ansia dalle mani sporche di cattiveria. O sangue.

Molti fanno uso solo di quella D. O. C (di origine casalinga), ovvero quella che solo i parenti riescono a farti salire, altri invece preferiscono quella D. O. P. (di origine “porcaputtana non ti ci mettere pure tu”) che non ha bisogno di commenti.

Anche quella I.G.P.(indice di grande “porcaputtana non ti ci mettere pure tu”) va un sacco.

L’ansia sana, di qualità, è come una canzone di John Lennon, sta bene con tutto. Perfetta per ogni occasione: matrimoni, riunioni di lavoro, cene imbarazzanti, Natale… non vergognatevi, sfoggiatela.

Se costa poco, non è ansia buona. E non fidatevi di quelli che vi dicono “senti, io già c’ho l’ansia’, spesso mentono. Ve lo dicono solo perché vogliono farvi venire ansia da prestazione, ma in realtà non ce l’hanno. E non fatevi ingannare nemmeno da quelli tutti ansia e sapone... sembrano anime innocue, ma faranno venire l’ansia alla vostra ansia.

Insomma, se dovete farvi salire l’ansia, fatelo consapevolmente. Se no farete come quel tizio, quello della leggenda metropolitana, che gli è salito male un acido nel 1994 e ancora oggi pensa di essere un mandarino.

Nella foto, la mia ansia che ha l’ansia. 

Finale a sorpresa.

10 Mag

Parecchi anni fa, mentre aspettavo la metro, la mia attenzione fu attirata da una bellissima signora.
Avrà avuto 70/75 anni ed era completamente tatuata, fino al bordo della mandibola. Non erano fitti i suoi tatuaggi, avevano molto respiro tra uno e l’altro e, per quello che son riuscita a sbirciare, erano tutti old school.

Peccato che fissare le persone sia maleducazione, perché io quella signora l’avrei guardata per ore e le avrei chiesto la storia di ogni tatuaggio.
Ma nulla, mi limitai a qualche occhiata fugace nei 3 minuti di attesa tra un vagone e l’altro della linea 1: l’unica che abbiamo a Torino.

Li sfoggiava i tatuaggi, si vedeva che le piacevano molto. Tutti.
Aveva dei pantaloni di jeans al ginocchio, le scarpe non le ricordo, così come la fantasia della canotta. Ricordo la scollatura però, che si apriva profonda sul petto come un libro di avventure illustrato, e le spalline che mostravano braccia asciutte dove i segni del tempo arricchivano la trama. (in culo a quelli che dicono che quando invecchi i tatuaggi fanno schifo)

Come se ciò non bastasse, il personaggio era ulteriormente caratterizzato da un bastone da passeggio. Si vedeva che non era una posa, si notava dal balletto con cui spostava il perso da una parte all’altra.

Quando la metro giunse, mi guardò dritta negli occhi, come a dirmi che si era accorta di me, dei miei occhi puntati come due enormi riflettori. A quel punto le sorrisi e lei mi fece il dito medio.

Mi innamorai perdutamente di lei. ❤️

io il giorno del mio matrimonio che faccio capire a tutti che tipo di vecchia tatuata sarò.

(sì, mi sono sposata con i mini short di jeans)

Una rondine in faccia non fa primavera.

8 Mag

Ieri siamo andati a vedere una casa.
Casa è una parola grossa. Era più un rustico, un rudere… va beh, facciamo un rustere e non ne parliamo più.

Il rustere era completamente da ristrutturare. Anzi, da tirare giù e rifare.
Guardando la facciata dal fondo del cortile, sembrava quasi che il rustere sorridesse. La linea del balcone era talmente ceduta da disegnare un enorme Sofficino.

Tuttavia, per incoraggiare gli avventori, l’agente immobiliare invitava a fare un giro nelle stanze al piano terra… tre, forse quattro. Guardavo, ma non vedevo. Il mio cervello riusciva solo a concentrarsi sul fatto che il rustere fosse già spacciato.

Entrata nell’ultima stanza, felice per l’agonia quasi finita, vengo svegliata dal mio trance da un oggetto volante non identificato, affilato e rapidissimo ad altezza volto. Penso subito alla cosa più ovvia: un lanciatore di coltelli impazzito.

Poi la cosa succede di nuovo, una, due, tre volte. Non sono coltelli! Ciò che sto cercando di non prendermi in faccia, sono rondini.

Vi starete chiedendo cosa ci facessero le rondini in una casa per umani? In una cucina, nello specifico. Beh, loro si saranno chieste cosa ci facessero degli umani in un nido di rondine. Probabilmente.

Già, perché la cucina del rustere, e il locale di sgombero adiacente, erano un unico enorme nido di rondine. Tantissime rondini che in attimo hanno cominciato a sfrecciare da una parte all’altra per farci andare via, per proteggere la loro dimora perfetta che a noi sembrava solo coccio da macello.

Incredibile come la stessa cosa possa essere per alcuni così inutile e per altri così preziosa.

Speriamo che quando il rustere cadrà, le rondini saranno già lontane. Magari al caldo, in Sudafrica, a raccontare ai loro pargoli di quella volta che per poco non si sono prese un’umana sul becco.

io che vado in giro a cercare rusteri d’epoca.

Nella prossima vita.

7 Mag

Vorrei avere la stessa strafottenza di un piccione che cammina su una superficie di cemento fresco.

E lasciare la mia impronta ovunque.

Violenza di genere e ogni genere di violenza.

28 Apr

Oggi è la giornata mondiale di sensibilizzazione allo stupro, ma io preferisco vederla come la giornata che invita le vittime di abusi a “rompere il silenzio”.

Sono cresciuta negli anni ’90, in una società che legittimava QUALSIASI tipo di violenza al motto di:

Sei tu che te la sei cercata.

Cosa? Tutto!

Per farvi capire quanto fosse legittimata la violenza vi dico solo che il bullismo era talmente normale che, nei casi più gravi, i primi bulli erano proprio i maestri o i professori. E che non solo subivi le loro vessazioni, anche fisiche molte volte, ma che ti vergognavi pure a dirlo ai tuoi genitori perché ti sentivi profondamente stupido.

Oddio, è colpa mia che non riesco a imparare la tabellina del 7.

Era talmente legittimata, che sfottere una ragazzina nell’età dello sviluppo per la sua fisicità era una semplice burla: goliardia. Avere 15 anni e le mie sopracciglia, nell’ultimo decennio del XX° secolo, ovvero all’epoca dell’ala di gabbiano, non è stata una passeggiata.

Peo (Pericoli) – Beppe (Bergomi) – Elio (E le storie stese)

I ragazzi della mia zona mi hanno chiamata così per 10 ANNI. E pure, anche in quel caso, ero io quella che provava vergogna. NON LORO.

La colpa è mia che sono nata con questo abomino sugli occhi.

E così a cascata, anche quando la mia faccia ha smesso di essere un problema, con l’avvento delle icone sexy dagli occhi pelosi (TIE’), e ha passato la palla ad altre amenità.

Un consiglio, se delle mode, dei vestiti e delle tendenze, non riuscite a intravedere la vastità del ca’ che ve ne frega, non andate a lavorare nelle agenzie pubblicitarie: sarete più esclusi dei Jalisse da San Remo. (non è violenza, ma ti fa stare abbastanza di merda)

Invece, entrando nell’ambito delle vere violenze sul lavoro, se ci scappa del mobbing sappiate che ” in Italia non esiste” e che “comunque non potresti provarlo”: che fa sempre molto ridere perché spesso queste frasi sono dette dalle persone testimoni che invece potrebbero provarlo, e come. In ogni caso, ti darai sempre la solita spiegazione:

“Forse sono io la disadatta, l’insolente… forse, me lo sono meritato”.

Ma perché vi racconto questo, che col sesso non ha molto a che fare? Perché se ci abituiamo a giustificare o farci carico delle “piccole” (si fa per dire) violenze, risponderemo nello stesso modo anche alle grandi:

“ME LO SONO MERITATO”.

Chi compie violenza desidera questo: il silenzio che ti fa vacillare, che ti instilla il dubbio di colpevolezza, di essere sbagliata/o. Il silenzio è quello che non ti fa denunciare il branco, il marito violento, il compagno di scuola che abusa dei più deboli e delle minoranze, o chi cerca di schiacciare la tua autostima con abusi di potere.

Quindi per favore, proviamo a uscire da ‘sti maledetti anni ’90 e proviamo a rispondere diversamente alla violenza.

#COLCAVOLOCHEMELOMERITO

Ora, provate a montare queste sopracciglia sul viso di una adolescente. Negli anni ’90.

Solo gli amanti sopravvivono.

23 Apr

Non è solo il titolo di un film bellissimo e noiosissimo.

Sì lo so, questa frase non ha senso. 

Ma che devo dirvi? L’ho trovato esattamente così: SPLENDIDO E MORTALE.

Ora che ci penso è molto curioso che un film sui vampiri sia mortale….

Come dicevo, non è solo un film, è anche il giusto titolo per un fatto della mia vita realmente accaduto

Il 23 dicembre di un po’ di anni fa, io e mio marito (che all’epoca era il mio ragazzo) restammo coinvolti in un incidente stradale in cui vennero distrutte non poche auto. Eravamo fermi, in coda, al semaforo e io vidi arrivare un veicolo fuori controllo, contromano e a tutta velocità. Ebbi tutto il tempo di aprire la portiera, scendere ed evitare l’impatto. 

Bene, decisi di rimanere in macchina. In quella manciata di attimi in cui potevo scappare, pensai che poi non me lo sarei mai perdonato. Realizzai che se io ne fossi uscita indenne e il mio ragazzo no, la cosa mi avrebbe fatto molto più male di un frontale. 

Ecco, quella considerazione lunghissima e articolata, durata circa 2 frazioni di secondo, fu la mia salvezza

La macchina impazzita, prima di fermare la sua corsa sul nostro cofano, sbalzò via la “piccola” utilitaria davanti a noi, facendola volare sul marciapiede esattamente di fianco alla mia portiera. Esattamente dove sarei stata io se avessi abbandonato la “nave”. 

Una foto di Nicola Marzagalli che non avremmo mai fatto se fossi saltata giù da quella macchina.

Le 5 fasi di elaborazione del tutto.

20 Apr

Ogni volta che mi viene in mente di scrivere qualcosa, dopo l’attimo iniziale in cui mi sento un genio e penso che nessuno abbia mai partorito una cosa tanto arguta e sagace, arriva il momento che solo un altro essere insicuro cronico come me può capire: il dubbio atroce che “QUEL” pezzo sia già stato scritto.

Così, cercando di mantenere la calma che mi contraddistingue e di affrontare la situazione senza esagerare come mio solito, e senza farne un dramma, inizio a confrontarmi con tutte le fasi di elaborazione del lutto.

In genere mi mando in autoanalisi con la stessa competenza del Dr. Culocane di Scottecs, e cerco di osservare, come fossi dall’altra parte del lettino, la mia capacità di complicarmi la vita.

Così vivo, mi racconto e analizzo le fasi del mio ultimo post che nasce e della mia autostima che muore.

NEGAZIONE – Mi rifiuto di crederci! Come è possibile che a qualcuno sia venuta in mente proprio la MIA brillantissima idea?

RABBIA – Basta, non scrivo più nulla, affanc…. tutto!!!

NEGOZIAZIONE/PATTEGGIAMENTO – Ma che mi frega? Quante volte qualcuno ha copiato spudoratamente le mie idee? Cosa cambia se per una volta dico io la mia su una cosa trita e ritrita?

DEPRESSIONE – Che sfigata, ecco perché pure il gatto strabico della mia vicina fa più like di me.

ACCETTAZIONE – Ma perché mi faccio tutte ‘ste paranoie, che se va bene lo leggono in 8? Vai, posta!

E continuo così per circa 3 ore, prima di premere “Pubblica”.

Pure adesso, mentre penso “Brava Selvi, bella sta cosa delle 5 fasi”, cerco online e trovo di gente che ha usato il paragone per la qualunque. E capisco che le 5 fasi in realtà valgono davvero per tutto: la fine di una storia, la fine di un rapporto lavorativo, la fine di una serie tv, la fine di un barattolo di Nutella.

Io che gestisco le situazioni in modo maturo e costruttivo.

Il mio viaggio

I viaggi della vita attraverso il lavoro, il cibo, i luoghi, le curiosità, la musica, le esperienze vissute e attuali, un viaggio nel tempo in continua evoluzione.

ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

LaChimicaDelleLettere

Reazioni a catenella

HUMOR STORIA

Sorridi con la storia

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Qui sensibilizzo la mia immaginazione.

Supernova Burning Soul

Tra asfalto, cenere e luccicanza

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Eravamo noi tre. Io e mia sorella Bella, e nostro fratello maggiore: Felice, babbo tuo.

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