40 volte primavera.

8 Dic

L’adolescenza che non mi riesce a passare complica inevitabilmente le cose.

Mi sforzo di crescere verso l’alto, e invece sboccio solo in larghezza come un semplice arbusto di rose.

Occupo uno spazio che non è il mio, che mi sento più ampia e più alta come una casa sulla montagna.

Ma ho solo un monolocale di un metro e sessanta nonché la genetica meschina e compagna.

Fatico ad accettare il corpo che corre più della mia mente.

Per questo mi sforzo tantissimo: anche se a volte faccio troppo e a volte niente.

Per la prima volta in vita mia scrivo qualcosa in rima.

Ammetto che mi dà gusto anche senza la voce piccata e sarcastica che trovi invece in tutti i post prima.

P.s.
No, non è vero.
Mi preferisco Selvaggia.

Tranquilla come il Vesuvio una mattina del 79d.C.

7 Dic

La bambina catarrosa con la tosse da fumatore incallito e sua madre che non ha nessuna intenzione di coprile la bocca.

Il “manager” over 50 che urla al telefono cose del suo lavoro convinto di risultare attraente.

Il tipo di fronte che mi guarda tipo Jeffrey Dahmer. (Ora mi chiede se voglio una birra)

Il distributore di schifezze al vagone 3 che smette di distribuire proprio al momento del mio turno. (Un attimo, questo è un bene)

Il minchia che cerca di infilare una valigia enorme nella cappelliera minuscola e nel farlo mette il culo in faccia a tutti.

Il minchia che si siede in un posto che non è il suo e crea un tappo all’arrivo dei legittimi occupanti.

Il minchia. Punto. (Evergreen per ogni situazione)

La voce registrata che fa sapere a tutti che qualcuno sta utilizzando il cesso.

Quello di fianco che si abbandona a funzioni fisiologiche dall’ingombro olfattivo troppo importante per lo spazio circostante.

La morte della Pianura Padana che scorre fuori dal finestrino.

Che bello viaggiare in treno!

Io che dopo questo post non lavorerò mai più.

28 Nov

Sono cresciuta lavorativamente e anagraficamente nelle agenzie pubblicitarie.

Il mio imprinting è stato da subito molto chiaro: lavora tantissimo e senza pretendere nulla sulla tua paga e sul tuo tempo. Ah, se avete lavorato con me, o meglio se ho lavorato per voi, e leggete questo post, non sentitevi tirati in causa, potrei riferirmi a un episodio specifico di cui non siete protagonisti o al contrario di fatti quotidiani vissuti come ne “Il Giorno della Marmotta” in più luoghi e in diversi anni. Se invece proprio vi sentite prudere il 🍑 …. beh, non so cosa dirvi (se non che mi state dando ragione).

In ogni caso, sono cresciuta con l’idea (distorta) che tutto quello che segue sia assolutamente normale:

  • farsi sfruttare e sottopagare;
  • sentirsi dire “fuori c’è la fila che vuole il tuo posto”;
  • chiedere più soldi per ore extra di lavoro è da pezzenti;
  • pretendere di uscire in orario è da fancazzisti;
  • arrabbiarsi per il weekend in agenzia non pagato è da persone rigide e senza spirito di adattamento;
  • prendere un permesso alle 16 significa accettare battute da colleghi e superiori del tipo “c’è la prova antincendio?”;
  • uscire all’ora scritta su contratto significa accettare battute da colleghi e superiori del tipo “oggi mezza giornata?”;
  • se sei un uomo e sbatti i pugni sul tavolo sei un figo;
  • se invece sei una donna sei isterica e probabilmente hai le mestruazioni;
  • se un uomo ti fa apprezzamenti e la cosa ti disturba, sei tu che sei una fica di legno;
  • meglio non contraddire il collega maschio, superiore, ugual livello e anche sottoposto;
  • il contratto “serio” è un premio e finché attendi di ottenerlo devi comportarti lo stesso come se ne avessi uno, con tutti gli obblighi annessi;
  • se hai la p.iva è normale avere gli stessi vincoli e obblighi di chi ha un contratto “serio”;
  • se sorridi 364 gg, ma al 365esimo ti dimentichi di farlo si ricorderanno a vita di quell’unico giorno;
  • uscire tardi dall’ufficio è normale, ma se il giorno dopo entri tardi sei un’approfittatrice;
  • in vacanza è comunque lecito che qualcuno ti rompa le palle;
  • in malattia, idem come sopra;
  • se ti ammali devi andare a lavoro conciato una merda, se no non ci tieni;
  • se prolunghi troppo la malattia, spesso non pagata, te ne stai approfittando;
  • se hai p.iva e ti ammali, in realtà per tutti è ovvio che ne approfitti per farti il ponte (come se avessi bisogno del loro permesso);
  • essere bullizzata da uno o più colleghi è normale, basta solo isolarsi il più possibile e non dirlo a nessuno;
  • essere bullizzata dal capo va accettato senza riserve, perché tu sei l’anello più basso della catena alimentare. (Ricordati però che lui, o lei, è l’anello mancante tra le scimmie e il nulla, perché un superiore non ha bisogno di umiliarti per essere superiore)

Non so se ho messo tutto in questo post, ma oggi volevo sentirmi leggera come le vittime che denunciano gli aggressori dopo 30 anni. Per questa nuova consapevolezza ringrazio molti giovani conosciuti nell’ultimo anno e mezzo che mi hanno fatto capire che quella a cui sono stata sottoposta da parte di alcune persone non è stata gavetta, ma sfruttamento e abuso della propria posizione.

Quindi, giovani leve della comunicazione, ma anche di altro, se state subendo tutto questo sappiate che NON É NORMALE!

Per quelli che invece sono partiti bene, continuate su questa strada e non cascateci, perché vogliono solo il vostro 🍑 .

E con questo, cioè con il fatto che non lavorerò mai più dopo questo post, vi lascio.

P.S. Ripeto, se vi sentite pizzicati, significa che avete la coscienza sporca. In questo post ci sono una manciata di cose successe in questi 17 anni di onorato servizio alla corte della regina Visione Distorta II. Molti accadimenti si sono ripetuti negli anni in più posti e con persone diverse. Quindi, boni!

P.P.S.

Questo 🍑 vuol dire culo.

La risposta elementare.

24 Ago

Vorrei che tutte le cose avessero risposte uniche, un po’ ever green, come quando andavamo alle elementari. 

Per esempio in geografia, nel dubbio, la risposta sulle colture regionali era barbabietola da zucchero. 


E quanto abbiamo fatto i fighi con lo stile dorico, ionico e corinzio. Ancora oggi mi spaccio alla grande le foglie di acanto quando a cena con gli amici mi gioco la carta capitelli.


La storia si risolveva sempre con vassalli, valvassini e valvassori, per poi scoprire decenni dopo che non esistevano nemmeno, ma va beh, e nell’analisi grammaticale era quasi tutto un nome comune di cosa. 


Vorrei che per un attimo tutto tornasse così, semplice, che tutto avesse una sola risposta. Anche sbagliata. Anche inventata.

Fino allo scorso anno ero poco più di una teen ager in piena adolescenza (non per l’anagrafe, ovviamente) e oggi invece mi accorgo di accusare il lunedì. Ma anche il mercoledì e il giovedì.

Comunque, a settembre ho sempre la sensazione di dover tornare a scuola.

Gli ultimi giorni di agosto mi sale quell’ansietta che viene a chi non ha finito i compiti delle vacanze, quella consapevolezza di aver lasciato nel vecchio anno (accademico), qualcosa da recuperare, qualcosa di rimandato.

Io che cerco di tirare il fiato in un’esistenza di risposte multiple.

Bambini in ritardo sul binario 9.

28 Lug

No, non è un post su quanto sia indelicato chiedere a una donna perché alla veneranda età di quarant’anni non abbia ancora figli. C’è chi la domanda non la può tollerare, chi non sa come uscirne e c’è a chi non frega nulla. Io personalmente non sono una che si fa grandi problemi a rispondere “fatti i cazzi tuoi”, indipendentemente da chi faccia la domanda.

Però ci sono delle mattine in cui mi sveglio più educata del solito e alla domanda “hai figli?” rispondo semplicemente “no”. E qui comincia il divertimento, perché l’interlocutore vorrebbe tanto sapere perché le tue ovaie non hanno ancora fatto il loro dovere…. ma non potendolo chiedere in maniera diretta, quasi sempre, usa una frase che mi ha quasi sempre fatto troppo ridere. (Ho detto quasi, quindi calmi eh)

R.C.: “E tu, hai figli?”

Selvaggia: “No!”

R.C.: “Ah, non sono ancora arrivati?”

E io, qui, volo. Ma arrivati da dove? (poi uno dice che non devi bestemmiare…)

Forse me li porterà Amazon tra un integratore alimentare e un oggetto inutile per allenare l’interno coscia?!?

Forse, se controllo bene, ho il numero di tracking stampato in fronte e non me ne sono mai accorta.

Mi ha sempre fatto sorridere questa espressione, anche quando ero giovane e non veniva rivolta a me. Immagino questi poveri bambini in viaggio da una vita, che camminano lenti, in un vento giallo, fetido, post apocalittico, tipo sigla di Ken il guerriero. Ecco perché poi, una volta arrivati sono una rottura per circa una ventina di anni: sono nervosi. Fattela tu una traversata così.

Sì, sarà sicuramente questo il motivo. Non a caso si dice che “l’arrivo di un bambino è sempre una gioia”. Una gioia per lui, che non ne poteva più di stare in marcia.

Che poi non fraintendete, a me i bambini piacciono. Non ho nulla contro di loro.

Il mio problema sono gli adulti impiccioni, che devono per forza farti sapere quanto poi te ne pentirai, senza nemmeno sapere il motivo del perché anche questa settimana il corriere si è dimenticato di recapitarti un pupo.

Ora non cominciate a dire che è perché i corrieri sono pessimi, dicono che sono passati e poi non è vero, ti lanciano le cose in giardino o abbandonano i pacchi nell’androne… chiunque può dimenticarsi.

P.s.

R.C. stava per rompi coglioni.

Consapevolezza del venerdì mattina.

22 Lug

Ho appena realizzato che sono in terapia perché quelli intorno a me non vogliono andare in terapia.

Nella foto, io che prendo consapevolezza. E che completo la mia trasformazione in Arale.

Il peso dei capelli morti.

15 Lug

Riflessioni tricologiche di un certo spessore. E una certa lunghezza.

Non so se sia una sensazione provata da tutti, o se sia una cosa solo mia, ma avete mai fatto caso a come cambia il peso di un capello ancora attraversato dalla vita, dal brio e dall’energia, rispetto a un capello staccato dal corpo, rinsecchito, stanco e terminato?

Lo stesso, lo stesso identico capello, cambia il suo peso specifico dopo la morte e diventa una presenza ingombrante impossibile da ignorare. Sentire la propria chioma sulla schiena è rassicurante, avvolgente e fa sentire belli, ma avvertire anche solo un singolo capello morto, anche di pochi centimetri, magari in un punto della pelle dove non è semplice arrivare, è inquietante come fosse la mano di un estraneo.

Ma perché?

Come mai riusciamo a percepire la differenza tra il prima e il dopo, anche senza vederlo, e come mai sentiamo questo bisogno di disfarcene il prima possibile?

In questo periodo estivo, di spalle scoperte e schiena nude, li avverto particolarmente in tutta la loro ostilità, anche quando sono molto sottili. Non li posso tollerare, devo lasciarli cadere, ripulirmi.

Come quando mi sento in una situazione di profondo disagio, o costretta ad avere a che fare con persone la cui presenza è un macigno posizionato sulla gola.

Voglio solo smettere di provare quella sensazione.

A tutti i costi.

Autoritratto con asta telescopica per ragnatele.
Qui potete vedere alcuni miei capelli negli ultimi istanti della loro vita.

Piccioni camminatori.

11 Mar

Ho il covid, anche abbastanza severo nonostante 3 dosi di vaccino. Sì, proprio adesso che la pandemia non fa più notizia. Sono a letto, mi annoio e non riesco a fare nulla. Ne approfitto per svuotare le bozze.

Vecchie bozze che non pensavo di pubblicare: beccatevele!

In questo periodo mi sento come quei piccioni che trovandosi il parafango davanti al becco, invece di spiccare il volo, cominciano a correre. 

Cioè, tu lo sai che puoi volare, non c’è nulla in te che non vada. Sai che puoi schivare pallottole e parafanghi con un battito d’ali… e tu che cacchio fai? Cominci a correre con tutta l’inutilità delle tue zampette. 

Affidi la tua intera esistente a quei 3 centimetri uncinati per far leva su un suolo che anche se assolutamente duro e consistente viene percepito come un materasso per i salti. Ogni volta che ti sembra di aver presa su quella superficie, questa si allontana un po’, poco, ma comunque si allontana. E tu ti ritrovi punto e capo. Gli altri intorno a te hanno capito che volare è meglio che annaspare. Tu no, tu hai bisogno del brivido del copertone vicino alla faccia. Proprio non puoi farne a meno. 

Chissà se anche i piccioni ogni tanto si sentono me mentre corrono:“toh, oggi mi sento proprio Selvaggia”.

Che poi non lo so se mi sento così adesso, tipo dalla settimana scorsa, o da tutta la vita. Sicuramente da quando ho iniziato guidare, cioè da quando mi sono accorta che i piccioni in procinto di morte iniziano a correre. Ogni volta trattengo il fiato e non guardo, perché non ho mai la certezza che ne escano indenni. Fino alla fine non capisco se poi mi passano sotto o se volano via proprio all’ultimo. In ogni caso, funziona, per ora non ne ho mai schiacciato nessuno.

Però, che fatica

P.s. Se avete avuto il covid e volete rassicurarmi con esperienze e racconti a lieto fine, fate pure. Sono abbastanza ipocondriaca.

io come un piccione sui fili dell’alta tensione.

Post senza immagine, ma con immagine.

15 Ott

Sono seduta nello stesso bar di via Perrone dove ero solita sedermi prima di entrare a scuola.

Sono passati 20 anni e sono esattamente allo stesso tavolino nell’angolo, quello addossato al muro, quello in cui mi sedevo per non farmi sgamare dai prof in quelle mattine in cui proprio non sarei entrata. Nemmeno alla seconda ora.

Anche adesso mi sto nascondendo, ma non sono certa di aver identificato il nemico. Ho lo stesso ignoto davanti come l’ultimo giorno di scuola superiore, ma è decisamente meno eccitante.

Di colpo la frase “sei uguale a quando avevi 20 anni” non è più così rincuorante.

#oggiottimismo

Attaccare bottone in palestra.

12 Giu

Tizio palestrato: Cosa ascolti mentre ti alleni?

Selvaggia: Morire di peste nel XIV secolo.

#AlessandroBarbero ❤️

Io alle prese con un allenamento medievale.

Il mio viaggio

I viaggi della vita attraverso il lavoro, il cibo, i luoghi, le curiosità, la musica, le esperienze vissute e attuali, un viaggio nel tempo in continua evoluzione.

ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

LaChimicaDelleLettere

Reazioni a catenella

HUMOR STORIA

Sorridi con la storia

SENZ'AZIONI

Qui sensibilizzo la mia immaginazione.

Supernova Burning Soul

Tra asfalto, cenere e luccicanza

marisa salabelle

Quando finalmente i vigili del fuoco ebbero sfondato la porta, l’odore, che fino a quel momento era filtrato attraverso gli spiragli, si diffuse per tutto il pianerottolo. La signora Lotti, che abitava nell’appartamento di fianco, fece un passo indietro; i volontari della Misericordia entrarono con la barella; Lorella strinse il braccio di suor Maria Consolazione.

Ettore Massarese

un navigatore cortese

Il Mondo di Dora Millaci

Sono le parole semplici quelle che giungono al cuore e donano emozioni

turrefazioni

"Brave words about sounds & visions"

Inchiostronerodenso

Nel cuore delle veglie della luna - Joyce

LA LENTE DI UNA CRONISTA

Considerazioni e riflessioni per vaccinarsi dall'indifferenza

Evaporata

Non voglio sognare, voglio dormire.

Centoquarantadue

Siamo in due, ci divertiamo a condividere i pensieri e a trasformarli in parole

Informazionecritica.com

L'informazione che non si allinea

Pensieri spelacchiati

Un piccolo giro nel mio mondo spelacchiato.

THE MESS OF THE WRITER

If you're not italian, you have the possibility to translate all the articles in your own language, clicking on the option at the end of the home page of the blog.

OpinioniWeb-XYZ

Opinioni consapevoli per districarci nel marasma delle mezze verità quotidiane!