La metafora della baiassa*.

16 Apr

Anni fa, un Mega Iper Direttore Galattico ammonì il mio essere algida e distaccata, nei confronti dei clienti, con una frase a cui penso ancora oggi.

“Ecco, come posso dire? Devi essere più bagascia. Sì, ti vogliamo più bagascia.”

Capii subito l’intento della frase, non vidi nessuna allusione sessuale, perché non c’era, era il suo modo di dire che dovevo togliere il palo da posti poco seleggiati ed essere più piaciona e accomodante, magari sorridente.

Sul momento, mi è sembrò una buona idea, e ci provai, ma ben presto il mio “esser più bagascia” mi portò un senso di fastidio e inadeguatezza profondissima che non riuscivo a sostenere.

L’epilogo potete immaginarlo. Come detto precedentemente ho la capacità di adattamento dei dodo e quindi sono soggetta a estinzioni frequenti, più o meno dolorose.

Non posso essere quello che non sono, nemmeno per tenermi un lavoro e fare carriera. Posso solo essere e tu non puoi far altro che farmi essere.

Fammi essere sgrammaticata e inopportuna, che di parole giuste già ne cerco tutto il giorno.
Fammi essere febbre del sabato sera e coma della domenica.
Fammi essere “foco” e acqua contro la ritenzione idrica.
Fammi essere saltatrice di strisce pedonali e saltatrice di strisce depilatorie.
Fammi essere trasparente, ma anche elefante nella stanza.
Fammi essere Alberto Angela e Barbara D’Urso. Anche più volte al giorno.
Fammi essere parabrezza e qualche volta moscerino. (cit.)

Oppure attaccati a sto gran cappio.

*Non volevo essere troppo volgare nel titolo. Le forme arcaiche e i dialetti aiutano sempre.

Io che ripenso all’accaduto e dico “ma si può essere così coglione?”.

Siete in attesa di essere collegati con il Paradiso.

13 Apr

Ci sono giorni in cui vorrei chiamare in Paradiso e farmi passare due o tre persone. Ok, forse qualcuna in più. Magari alcuni non sono nemmeno in Paradiso, ma immagino questo luogo ultraterreno, in cui ovviamente si possono ricevere telefonate e pacchi, munito di un centralino super organizzato per lo smistamento. C’è anche la signorina registrata che dice “Siete in attesa di essere collegati con il Paradiso, vi preghiamo di non agganciare per non perdere la priorità acquisita.” – Sì questa cosa è un po’ inquietante, non sai se mettere il vivavoce, e nel frattempo sbrigare le faccende arretrate dal ’92, oppure se andare in panico e iniziare a sferrare corna con le mani in giro per l’aria per la cosa della priorità acquisita.

Oggi in realtà volevo uscire con un altro post, uno dei miei: sfacciato, sboccato, scocciato… uno di quelli in cui mi incazzo un casino per il NULLA. Ma no, oggi non riesco proprio a trovare spazio per queste cose.


Sto qui, lavoro e immagino le telefonate col Paradiso. Nella mia testa scorro  tutta la rubrica di persone che vorrei chiamare e penso che lì sia esattamente come qui. Hanno tutti la stessa routine, le abitudini (comprese quelle che ci facevano salire il nervoso e scendere i santi) e naturalmente la stessa voce di sempre.

Me li fare passare tutti, uno a uno, e sarebbero tutti lì, o comunque vicino. Chi aspetta la tua chiamata, perché è venerdì sera. Chi non c’è, perché è al bar con gli amici e fuma di nascosto. Chi non ha sentito il telefono perché stava riposando e ti richiamerà più tardi, o domani. Chi non sa mai cosa dire al telefono. Chi non puoi sopportare più di 5 minuti, se no inizi a litigare, e chi vorresti sentire perché… diamine, quanto tempo è passato?!?

Mi farei passare anche il cane, quel demone a 4 zampe che ha abbaiato nella mia vita per 14 anni. Ciao Carletto. Lo so che adesso sei il cane di Santana.

Ecco, io oggi vorrei parlare, o non parlare, con tutti loro. Stare lì, da un capo all’altro del telefono a dirci niente, a farci gli auguri di Natale a Pasqua. A farmi cantare canzoncine, a sentire le storie di quando ero piccola, a lamentarmi del genere umano e ad ascoltare chili di sfoghi. Starei. Solo questo.

Che poi io a queste cose nemmeno ci credo, ma oggi ho bisogno di pensare che, volendo, potrei farlo.

 

Mi sono sono interrogata sul perché sia stata colta da questa necessità proprio oggi. Ho iniziato a scrivere, poi ho guardato il calendario… sono 20 anni che non parliamo.

Gli entomofobi mi perdoneranno.

10 Apr

In questo periodo vivo poco fuori Parigi.

Aspetto con ansia i vostri “Ehhhh, ma come? Siamo in piena pandemia!!! Ah già, non puoi andare da zia a Casalpusterlengo che domenica fa la trippa, ma puoi andare a Parigi…”

Ecco, calmi tutti, vivo qui perché lavoro qui. Mi sarebbe piaciuto restare a Torino a fare quello che facevo prima di ‘sta piaga d’Egitto, ma purtroppo non è stato possibile.

Dicevo, vivo poco fuori Parigi, dalle parti di Versailles, quanto basta per un’esperienza bucolica nel verde. Almeno per una abituata a vivere da tutta le vita nel cemento.

Il giardino della mia casetta è popolato da una quantità di insetti che “A Bug’s Life” spostati proprio e siccome in questo periodo sono spesso fuori a fumare, perché sono nervosa più della carne del discount qua vicino, credo che presto prenderò una laurea in entomologia.

La primavera da poco giunta, con picchi estivi di 26 gradi e nevicate a bassa quota 4 secondi dopo, crea una strana frenesia in giardino. Un attimo prima ci sono le cimici rosse e nere che fanno il trenino al ritmo capodannesco di “Pepè pepepeppè pepè pepepeppè pepè pepepeppè pepè “, so che lo hai letto cantando, un attimo dopo mosche e zanzare inebriate dal caldo umido e il secondo successivo lombrichi lucidi e untuosi che…. boh, non lo so che fanno i lombrichi, li vedo sempre immobili: ogni volta penso siano morti.

A ogni modo, dalla mia stretta osservazione non ho potuto fare a meno di notare che alla fine gli insetti sono fatti della stessa sostanza di cui sono fatti gli umani, o il contrario, per questo sono così fastidiosi.

Prendiamo le api, per esempio. Sono poche, pochissime, eppure grazie al loro incessante lavoro mandano avanti il mondo. L’esatta metafora della nostra società: una manciata di str* si fa il culo per tutti e il resto del mondo vive sulle loro spalle.

Poi ci sono tutti i tipi di anellidi. Credetemi, ho lavorato in pubblicità 13 anni, ne ho conosciuti diversi. Questi invertebrati, non si sa come, riescono sempre, in qualche modo, e forse inconsapevolmente, a fertilizzare delle situazioni con i loro escrementi. VERO TALENTO!

Ogni tanto invece capitano le farfalle, rare, leggere e delicate, che mi ricordano sempre il tipo di donna che vorrei essere. Quando conosco una “donna farfalla” (libellula o coccinella) dico “ohhhh là, voglio essere così, parlare pulito, tono pacato, risultare mite…” ma dura circa 6 secondi, poi lo spirito di Germano Mosconi si impossessa di me e mando tutto a puttane. (visto, che vi dicevo?)

Non possono mancare le zanzare, in ogni società che si rispetti. Ovvero, quelle persone che vorresti appendere al muro con una ciabattata in faccia. Una vita intera circondata da zanzare, la mia.

Stesso grado di odio per le mosche, che associo a un’espressione coloritissima che usava un direttore creativo di un’agenzia in cui ho lavorato. Lui chiamava le persone che sentono sempre il bisogno di puntualizzare anche quando non è il caso: i pizzicamerda. Ora, come si fa a non pensare alle mosche sentendo questa parola? Naturalmente il paragone non è solo metaforico.

Sulle cimici preferirei non pronunciarmi, mi limito a conviverci tutto l’anno, aspettando che facciano la fine dei coleotteri di cui sotto. Ho sempre ignorato i bulletti esibizionisti che pur di far vedere quanto sono fighi prendono a capocciate il vetro. (o a pugni il muro)

E le formiche? Tutti fanno finta di amarle e rispettarle per la loro forza e organizzazione, ma la verità è che se te le trovi troppo spesso tra i piedi cerchi di farle fuori tutte. Nessuno ama l’invadenza sfacciata.

E poi ci sono i corazzati, tipo scarabei e coleotteri. Quelli che hanno la scorza dura, ma che finiscono pancia all’aria con poco. Un po’ come le blatte, in grado di resistere ai denti del gatto, ma incapaci di gestire l’impatto contro la gamba del tavolo quando accendi la luce a tradimento. E di questa famiglia credo di far parte anche io. Corazzata e croccante, ma che se prendo l’angolo sbagliato della vita do il giro.

Però, nello specifico, anche se non ne ho mai visto uno dal vivo, credo di essere uno scarabeo stercorario, uno di quelli che ha sempre un’enorme montagna di merda da spostare.

Nella prossima vita vorrei rinascere ragno, avere almeno qualche ragnatela da spendermi qua e là per farmi rispettare un po’ di più e mangiare quelli che mi danno noia o quelli a cui non riesco a somigliare.

(per i pizzicamerda, lo so che i ragni non sono insetti)

Io nella mia vita precedente, terminata il 10 marzo 2020, prima di sto cazzo di Covid, quando ero una cicala che cantava, ballava e si divertiva un sacco. A proposito, non ho detto nulla su cicale e grilli perché sono delle belle persone.

Sono tornata.

8 Apr

Non so se improvvisamente io abbia qualcosa da dire, ma ho bisogno di questa terapia. Me la sono autoprescritta cercando i sintomi su Google. Come quando cerchi info per la diagnosi veloce del grattino in gola e scopri che sei morto tre giorni fa. Somministrazione: almeno una volta a settima, ma non per forza, in base alla necessità. Un po’ come il “Futtitinne”, che continuo a ritenerlo il farmaco più efficace che sia mai stato creato dall’uomo.

La quantità? Quello che serve per ricentrarmi dopo questo ultimo anno fatto solo di effetti collaterali.

E quindi sto un po’ così, tra il serio e l’esticazzi?!? Guardo la vita con la stessa capacità di adattamento di un dodo che si lancia nel burrone per accaparrarsi l’ultima anguria. (solo citazioni altissime)

Non lo so se la colpa poi sia veramente del virus, forse era già tutto dentro di noi. È che se prima eravamo affaticati e imbruttiti, ora siamo anche desensibilizzati. Che è molto peggio. Almeno prima sentivamo qualcosa quando ci dicevano “andrà tutto bene”, un misto tra speranza, orgoglio e prodotti da forno fatti con lievito introvabile. Poi è successo che invece è andato tutto a puttane e i cori dal balcone si sono trasformati in insulti dall’alto.

Un po’ come il catcalling, da giorni sulla bocca di tutti, che ti arriva alle spalle, che ti incolla gli occhi addosso e segue tutto quello che fai, solo per dar sfogo a una frustrazione. In proposito, anche se so che è già stato detto tutto, avrei un paio di considerazioni, anzi DIECI, per quelli che proprio non capiscono, quelli che non vogliono capire e quelli a cui non frega una benamata.

Solo l’opinione di chi spesso si è trovata a chiudere il portone, o la sicura della macchina, in fretta e furia con l’affanno. Solo il pensiero di una che si è sentita costretta a scendere dal pullman 4 fermate prima, a causa dell’angoscia, e cosette così…

Risposte a domande che nessuno mi ha fatto.


1 – sì, è molestia!

2 – sì, fa sentire la persona in pericolo, che è costretta ad aumentare il passo per cercare di mettersi sicurezza. La persona in questione non può sapere se davanti ha un coglioncello innocuo (che comunque non sarebbe autorizzato) o un maniaco sessuale, quindi prima di giudicare fatevi due domande su come possono essere recepite queste “attenzioni”.

3 – sì, se una cosa che fai provoca disagio in altre persone devi smettere di farla. Anche se tu non la reputi tale.

4 – no, non sono complimenti. Purtroppo è solo il Neanderthal che c’è in te che non vuole estinguersi.

5 – no, non hai nessuna possibilità di scopare con questa tecnica. Te lo posso scrivere col sangue.

6 – no, il fatto che sia una pratica antica come il mondo non ti autorizza a farlo.

7 – no, il fatto che venga naturalizzato da Ermonnezza, Lamortazza o li Stramortaccivostra non vi autorizza a seguire la moda del momento. Nemmeno se Lamortazza ha 1 milione di followerZ. 

8 – sì, l’ho sempre trovato disgustoso. Soprattutto quelli che fanno schioccare le labbra come se stessero davvero chiamando il gatto. Sappiate che ogni volta io poi vi auguro una morte lenta e dolorosa.

9 – sì, lo trovo schifoso anche se lo fanno le donne agli uomini, le donne alle donne o gli uomini agli uomini.

10 – e Sìììììì, voglio poter essere me stessa, con tutto il mio esibizionismo, ovunque. Anche quando non sono a Parigi davanti al Moulin Rouge.

LETTERA DI UNA POLE DANCER CHE CREDE ANCORA NEI MIRACOLI

16 Dic

Caro Babbo Natale, visto che l’anno scorso la mia letterina deve essere finita per sbaglio sul davanzale della finestra del tuo bagno nella sezione “corrispondenza da leggere solo in mancanza del catalogo mobili svedesi”, ho deciso di riprovarci di nuovo: nella speranza, questa volta, di essere presa in considerazione. Quest’anno sono stata buona. Ho lavorato […]

Sorgente: LETTERA DI UNA POLE DANCER CHE CREDE ANCORA NEI MIRACOLI

#fertilityday e problematiche non trascurabili.

1 Set

Per quel che mi riguarda, il problema del #fertilityday non è tanto la totale assenza di stabilità economica, servizi e Istituzioni.

È che quando mi si dice che DEVO fare una cosa, prima che sia troppo tardi, a me viene voglia di fare esattamente l’opposto. 
P.s. La campagna pubblicitaria invece l’ho apprezzata: mi ha fatto tanto ridere.
Però la cosa migliore resta il sito, perché non funziona.
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Ecco perché qualcuno si è indignato più di altri.

10 Ago

IL PESO DELLE PAROLE. DONNE, ETICHETTE E OLIMPIADI.

Sono passati quasi 3 anni dalla mia prima gara di pole dance.

Tanto sudore, tante lacrime e un terzo posto senza medaglia perché premiavano solo i primi e i secondi classificati. Nel mio piccolo lo ritenni un successo: il pubblico si divertì, la mia insegnante pianse e i giudici si complimentarono con me per l’originalità dell’esibizione.

Eppure quando penso a quella giornata la prima cosa che mi viene in mente non sono i sorrisi, le foto, la levataccia o le lacrime isteriche nel parcheggio del palazzetto, ma è il commento di quello che fu il mio coach degli esordi che, appena scesa dal palco, mi disse “dobbiamo lavorare ancora su quei cosciotti“.  Nonostante “cosciotti” suoni decisamente meglio di “cicciottella”, quella parola mi ferì tantissimo e spostò il suo peso direttamente dalle mie chiappe al mio cuore.  Non riuscivo a capire come mai una persona riuscisse a vedere per prima cosa, come unica cosa, solo le mie adiposità, invece di tutto il gran c… che mi ero fatta per arrivare pronta alla gara. Non licenziai il mio coach, per lui scelsi una punizione peggiore: lo sposai.

Leggi l’articolo completo su Vertige.

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Sport blogger parte seconda. Selvaggia per Vertige.

24 Apr

“Si parte con un riscaldamento bello tosto: giri di corsa, pugni nel vuoto, circonduzioni e altri passaggi da effettuare senza mai fermarsi. Si procede con un circuito in cui si potenziano addominali, dorsali e gambe nel quale, se siete un po’ allenate, vi sentirete veramente fighissime. E poi ci si addentra nella parte clou, quella dedicata ai pugni, in cui vi sentirete un po’ meno fighissime.

Capire il meccanismo “uno/due”, nel mio caso sinistro/destro, è davvero impegnativo. E non vi dico capire “uno/due/uno”. Probabilmente scoprirete una natura da autolesioniste che ignoravate fino a quel momento, ovvero quando inizierete a prendervi a pugni da sole. Già, perché nel pugilato un pugno parte e un pugno torna e se non siete un minimo coordinate torna sulla vostra faccia. “

Leggi l’articolo su Vertige

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Ph: Julia Buttkewitz

Location:  This is Life

 

Il mio primo articolo da Sport Blogger.

20 Mar

Puoi tornare bambina facendo semplicemente l’altalena o meditare chiusa in un bozzolo da farfalla, insomma puoi trovare la tua dimensione del momento o semplicemente il mood del giorno.

Ci sarebbe da parlare per ore dei vantaggi, delle caratteristiche, di quanto sia complementare ad altri sport, tipo la pole, e dei trucchetti per rendere al meglio durante questa pratica: tipo non fare colazione con mezza teglia di tiramisù venti minuti prima della lezione.”

Leggi l’articolo completo su Vertige. 

 

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Tratto da una storia vera.

4 Mar

Beso: ma che pigiama hai?

Selvaggia: non lo so, me lo ha portato mia madre.

Beso: va beh, tanto c’avevo sonno.

 

Cristiana Allievi

Interviste illuminanti

IL MONDO DI ORSOSOGNANTE

L’arte della vita sta nell’imparare a soffrire e nell’imparare a sorridere. H. Hesse

La siepe di more

“I like persons better than principles, and I like persons with no principles better than anything else in the world.” O. Wilde

La porta della condivisione

La vita...è...un'avventura...

LA PAGINA DI NONNATUTTUA

C'è hi vede le foglie che muoiono, io preferisco vedere i colori che nascono

Andrea Bianchi - Drummer

Con music-pedia personale filmata incorporata risuonata dal sottoscritto.

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