Piccioni camminatori.

11 Mar

Ho il covid, anche abbastanza severo nonostante 3 dosi di vaccino. Sì, proprio adesso che la pandemia non fa più notizia. Sono a letto, mi annoio e non riesco a fare nulla. Ne approfitto per svuotare le bozze.

Vecchie bozze che non pensavo di pubblicare: beccatevele!

In questo periodo mi sento come quei piccioni che trovandosi il parafango davanti al becco, invece di spiccare il volo, cominciano a correre. 

Cioè, tu lo sai che puoi volare, non c’è nulla in te che non vada. Sai che puoi schivare pallottole e parafanghi con un battito d’ali… e tu che cacchio fai? Cominci a correre con tutta l’inutilità delle tue zampette. 

Affidi la tua intera esistente a quei 3 centimetri uncinati per far leva su un suolo che anche se assolutamente duro e consistente viene percepito come un materasso per i salti. Ogni volta che ti sembra di aver presa su quella superficie, questa si allontana un po’, poco, ma comunque si allontana. E tu ti ritrovi punto e capo. Gli altri intorno a te hanno capito che volare è meglio che annaspare. Tu no, tu hai bisogno del brivido del copertone vicino alla faccia. Proprio non puoi farne a meno. 

Chissà se anche i piccioni ogni tanto si sentono me mentre corrono:“toh, oggi mi sento proprio Selvaggia”.

Che poi non lo so se mi sento così adesso, tipo dalla settimana scorsa, o da tutta la vita. Sicuramente da quando ho iniziato guidare, cioè da quando mi sono accorta che i piccioni in procinto di morte iniziano a correre. Ogni volta trattengo il fiato e non guardo, perché non ho mai la certezza che ne escano indenni. Fino alla fine non capisco se poi mi passano sotto o se volano via proprio all’ultimo. In ogni caso, funziona, per ora non ne ho mai schiacciato nessuno.

Però, che fatica

P.s. Se avete avuto il covid e volete rassicurarmi con esperienze e racconti a lieto fine, fate pure. Sono abbastanza ipocondriaca.

io come un piccione sui fili dell’alta tensione.

Post senza immagine, ma con immagine.

15 Ott

Sono seduta nello stesso bar di via Perrone dove ero solita sedermi prima di entrare a scuola.

Sono passati 20 anni e sono esattamente allo stesso tavolino nell’angolo, quello addossato al muro, quello in cui mi sedevo per non farmi sgamare dai prof in quelle mattine in cui proprio non sarei entrata. Nemmeno alla seconda ora.

Anche adesso mi sto nascondendo, ma non sono certa di aver identificato il nemico. Ho lo stesso ignoto davanti come l’ultimo giorno di scuola superiore, ma è decisamente meno eccitante.

Di colpo la frase “sei uguale a quando avevi 20 anni” non è più così rincuorante.

#oggiottimismo

Attaccare bottone in palestra.

12 Giu

Tizio palestrato: Cosa ascolti mentre ti alleni?

Selvaggia: Morire di peste nel XIV secolo.

#AlessandroBarbero ❤️

Io alle prese con un allenamento medievale.

Quello che i feticisti non sanno.

3 Giu

Inizio a sospettare che  tutto questo gran vociare sulle norme moda mare 2021 sia solo una scusa per spostare l’attenzione dal vero, solo e unico dramma dell’estate: le vesciche ai piedi da calzatura estiva.

Il passaggio tra scarpa invernale e scarpetta fru fru  è sempre molto traumatico, soprattutto se vivi in una città come Torino in cui passi da Moon Boot a infradito (e viceversa) nel giro di un’ora: anche più volte al giorno. 

Purtroppo questo post non fornisce soluzioni per evitare le vesciche e nemmeno per curarle velocemente. Questo post, assolutamente inutile, serve solo per dirvi che dovete mettervi l’anima in pace e soffrire. 

Per chiarire al meglio cosa vi aspetta, ho preparato una Top 3 delle vesciche più bastarde.

Al terzo posto abbiamo la vescica dietro il tallone. Tremenda sì, ma facilmente eludibile usando delle calzature a ciabatta. Ovviamente, se vi viene questo tipo di vescica e poi inizia a diluviare siete fottuti perché infilarsi una scarpa chiusa è come mangiare una gomma al vetro. 

A un soffio dal primo gradino del podio c’è quella simpatica bollicina che solo l’infradito può provocare, quella tra le dita dei piedi. Vi farà desiderare di indossare gli anfibi anche il 15 di agosto.

And the winner is… vescica sotto la pianta del piede. Potete solo sperare di beccarvi insieme un’insolazione in coordinato e rimanere distesi a letto fino alla loro totale scomparsa, perché camminarci sopra non solo è doloroso come poggiare il piede su un pugnale, ma vi costringe a balli latini degni dei migliori video tormentoni dell’estate. 

Quindi rassegnatevi. Chi il piede nudo vuole sfoggiare, molto deve su…?

P.s. 

Se sostituite alla parola “vescica” il termine “persona fastidiosa con cui sono costretta a fare i conti” e se applicate al grado di fastidio delle vesciche il vostro rating di sgradevolezza riguardo alla gente, il post funzionerà lo stesso. 

Abbi cura di te.

18 Mag

Leggo di tantissime persone che hanno avuto l’occasione di conoscere Battiato: per lavoro, per fortuna, per caso…
Io non l’ho mai conosciuto e nemmeno visto in concerto, anche perché l’unica volta che ho avuto i biglietti li ho regalati ai miei genitori.
Però io a Battiato devo molto, perché inconsapevolmente ha “regalato” a me e al mio papà la nostra canzone. Avevamo addirittura comprato il CD con la nostra canzone. Dico addirittura perché erano i tempi in cui i CD costavano tantissimo ed era un evento più unico che raro acquistarne uno durante l’anno. La maggior parte arrivavano dall’Autogrill, durante il viaggio della speranza Torino-Marsala, ed erano quelli in super offerta del Festival Bar o i vari “Best of” doppi tipo Battisti, Queen e, a sorpresa, Pitura Freska. Comunque, non volevo farla troppo lunga, mi sembrava solo carino ringraziarlo per tutti i bei momenti che io e mio papà abbiamo passato ascoltando, cantando e commuovendoci per la “nostra” canzone.

#abbicuradite

Ph: Giovanni Canitano

Solo ansia di qualità.

15 Mag

Nell’ultimo anno ho iniziato a coltivare l’ansia. All’inizio era solo per uso personale, poi ne ho raccolta talmente tanta che ho deciso di tirarci su un business. A proposito, se ne fate uso non esitate a contattarmi. La vendo un tot al kg e ve la porto fino a casa.

La mia ansia è di qualità superiore, per questo costa cara. Non è come quella che si trova in giro, quella la tagliano con tutto: angoscia, male di vivere, tedio, noia, paranoia, psicosi, fobie, ossessioni… tutte quelle robe brutte.

Credo sia molto importante imparare a distinguere l’ansia buona, quella fisiologica del tutto normale, dalle schifezze che ci vogliono propinare. L’ansia, diciamolo, per essere davvero buona deve essere km zero. Anche se arriva solo dalla scrivania del vostro collega in ufficio, non va bene, ha già viaggiato troppo. Inquinato troppo. E mi raccomando, assicuratevi che sia cruelty free, nessuno merita un’ansia dalle mani sporche di cattiveria. O sangue.

Molti fanno uso solo di quella D. O. C (di origine casalinga), ovvero quella che solo i parenti riescono a farti salire, altri invece preferiscono quella D. O. P. (di origine “porcaputtana non ti ci mettere pure tu”) che non ha bisogno di commenti.

Anche quella I.G.P.(indice di grande “porcaputtana non ti ci mettere pure tu”) va un sacco.

L’ansia sana, di qualità, è come una canzone di John Lennon, sta bene con tutto. Perfetta per ogni occasione: matrimoni, riunioni di lavoro, cene imbarazzanti, Natale… non vergognatevi, sfoggiatela.

Se costa poco, non è ansia buona. E non fidatevi di quelli che vi dicono “senti, io già c’ho l’ansia’, spesso mentono. Ve lo dicono solo perché vogliono farvi venire ansia da prestazione, ma in realtà non ce l’hanno. E non fatevi ingannare nemmeno da quelli tutti ansia e sapone... sembrano anime innocue, ma faranno venire l’ansia alla vostra ansia.

Insomma, se dovete farvi salire l’ansia, fatelo consapevolmente. Se no farete come quel tizio, quello della leggenda metropolitana, che gli è salito male un acido nel 1994 e ancora oggi pensa di essere un mandarino.

Nella foto, la mia ansia che ha l’ansia. 

Finale a sorpresa.

10 Mag

Parecchi anni fa, mentre aspettavo la metro, la mia attenzione fu attirata da una bellissima signora.
Avrà avuto 70/75 anni ed era completamente tatuata, fino al bordo della mandibola. Non erano fitti i suoi tatuaggi, avevano molto respiro tra uno e l’altro e, per quello che son riuscita a sbirciare, erano tutti old school.

Peccato che fissare le persone sia maleducazione, perché io quella signora l’avrei guardata per ore e le avrei chiesto la storia di ogni tatuaggio.
Ma nulla, mi limitai a qualche occhiata fugace nei 3 minuti di attesa tra un vagone e l’altro della linea 1: l’unica che abbiamo a Torino.

Li sfoggiava i tatuaggi, si vedeva che le piacevano molto. Tutti.
Aveva dei pantaloni di jeans al ginocchio, le scarpe non le ricordo, così come la fantasia della canotta. Ricordo la scollatura però, che si apriva profonda sul petto come un libro di avventure illustrato, e le spalline che mostravano braccia asciutte dove i segni del tempo arricchivano la trama. (in culo a quelli che dicono che quando invecchi i tatuaggi fanno schifo)

Come se ciò non bastasse, il personaggio era ulteriormente caratterizzato da un bastone da passeggio. Si vedeva che non era una posa, si notava dal balletto con cui spostava il perso da una parte all’altra.

Quando la metro giunse, mi guardò dritta negli occhi, come a dirmi che si era accorta di me, dei miei occhi puntati come due enormi riflettori. A quel punto le sorrisi e lei mi fece il dito medio.

Mi innamorai perdutamente di lei. ❤️

io il giorno del mio matrimonio che faccio capire a tutti che tipo di vecchia tatuata sarò.

(sì, mi sono sposata con i mini short di jeans)

Una rondine in faccia non fa primavera.

8 Mag

Ieri siamo andati a vedere una casa.
Casa è una parola grossa. Era più un rustico, un rudere… va beh, facciamo un rustere e non ne parliamo più.

Il rustere era completamente da ristrutturare. Anzi, da tirare giù e rifare.
Guardando la facciata dal fondo del cortile, sembrava quasi che il rustere sorridesse. La linea del balcone era talmente ceduta da disegnare un enorme Sofficino.

Tuttavia, per incoraggiare gli avventori, l’agente immobiliare invitava a fare un giro nelle stanze al piano terra… tre, forse quattro. Guardavo, ma non vedevo. Il mio cervello riusciva solo a concentrarsi sul fatto che il rustere fosse già spacciato.

Entrata nell’ultima stanza, felice per l’agonia quasi finita, vengo svegliata dal mio trance da un oggetto volante non identificato, affilato e rapidissimo ad altezza volto. Penso subito alla cosa più ovvia: un lanciatore di coltelli impazzito.

Poi la cosa succede di nuovo, una, due, tre volte. Non sono coltelli! Ciò che sto cercando di non prendermi in faccia, sono rondini.

Vi starete chiedendo cosa ci facessero le rondini in una casa per umani? In una cucina, nello specifico. Beh, loro si saranno chieste cosa ci facessero degli umani in un nido di rondine. Probabilmente.

Già, perché la cucina del rustere, e il locale di sgombero adiacente, erano un unico enorme nido di rondine. Tantissime rondini che in attimo hanno cominciato a sfrecciare da una parte all’altra per farci andare via, per proteggere la loro dimora perfetta che a noi sembrava solo coccio da macello.

Incredibile come la stessa cosa possa essere per alcuni così inutile e per altri così preziosa.

Speriamo che quando il rustere cadrà, le rondini saranno già lontane. Magari al caldo, in Sudafrica, a raccontare ai loro pargoli di quella volta che per poco non si sono prese un’umana sul becco.

io che vado in giro a cercare rusteri d’epoca.

Nella prossima vita.

7 Mag

Vorrei avere la stessa strafottenza di un piccione che cammina su una superficie di cemento fresco.

E lasciare la mia impronta ovunque.

Violenza di genere e ogni genere di violenza.

28 Apr

Oggi è la giornata mondiale di sensibilizzazione allo stupro, ma io preferisco vederla come la giornata che invita le vittime di abusi a “rompere il silenzio”.

Sono cresciuta negli anni ’90, in una società che legittimava QUALSIASI tipo di violenza al motto di:

Sei tu che te la sei cercata.

Cosa? Tutto!

Per farvi capire quanto fosse legittimata la violenza vi dico solo che il bullismo era talmente normale che, nei casi più gravi, i primi bulli erano proprio i maestri o i professori. E che non solo subivi le loro vessazioni, anche fisiche molte volte, ma che ti vergognavi pure a dirlo ai tuoi genitori perché ti sentivi profondamente stupido.

Oddio, è colpa mia che non riesco a imparare la tabellina del 7.

Era talmente legittimata, che sfottere una ragazzina nell’età dello sviluppo per la sua fisicità era una semplice burla: goliardia. Avere 15 anni e le mie sopracciglia, nell’ultimo decennio del XX° secolo, ovvero all’epoca dell’ala di gabbiano, non è stata una passeggiata.

Peo (Pericoli) – Beppe (Bergomi) – Elio (E le storie stese)

I ragazzi della mia zona mi hanno chiamata così per 10 ANNI. E pure, anche in quel caso, ero io quella che provava vergogna. NON LORO.

La colpa è mia che sono nata con questo abomino sugli occhi.

E così a cascata, anche quando la mia faccia ha smesso di essere un problema, con l’avvento delle icone sexy dagli occhi pelosi (TIE’), e ha passato la palla ad altre amenità.

Un consiglio, se delle mode, dei vestiti e delle tendenze, non riuscite a intravedere la vastità del ca’ che ve ne frega, non andate a lavorare nelle agenzie pubblicitarie: sarete più esclusi dei Jalisse da San Remo. (non è violenza, ma ti fa stare abbastanza di merda)

Invece, entrando nell’ambito delle vere violenze sul lavoro, se ci scappa del mobbing sappiate che ” in Italia non esiste” e che “comunque non potresti provarlo”: che fa sempre molto ridere perché spesso queste frasi sono dette dalle persone testimoni che invece potrebbero provarlo, e come. In ogni caso, ti darai sempre la solita spiegazione:

“Forse sono io la disadatta, l’insolente… forse, me lo sono meritato”.

Ma perché vi racconto questo, che col sesso non ha molto a che fare? Perché se ci abituiamo a giustificare o farci carico delle “piccole” (si fa per dire) violenze, risponderemo nello stesso modo anche alle grandi:

“ME LO SONO MERITATO”.

Chi compie violenza desidera questo: il silenzio che ti fa vacillare, che ti instilla il dubbio di colpevolezza, di essere sbagliata/o. Il silenzio è quello che non ti fa denunciare il branco, il marito violento, il compagno di scuola che abusa dei più deboli e delle minoranze, o chi cerca di schiacciare la tua autostima con abusi di potere.

Quindi per favore, proviamo a uscire da ‘sti maledetti anni ’90 e proviamo a rispondere diversamente alla violenza.

#COLCAVOLOCHEMELOMERITO

Ora, provate a montare queste sopracciglia sul viso di una adolescente. Negli anni ’90.

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